Donnet (Generali): Rilanciare il sogno europeo è possibile

imagedi Philippe Donnet, amministratore delegato Assicurazioni Generali – La Stampa

Caro direttore, i rappresentanti dell’Unione europea s’incontreranno domani per celebrare i 60 anni dal Trattato di Roma (nella foto, la firma ufficiale dei Trattati, il 25 marzo 1957, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori sul Campidoglio di Roma), che pose le basi per il mercato unico.

Una celebrazione doverosa, tale è la portata storica di ciò che accadde in Campidoglio nel 1957. Però è il futuro dell’Europa che tutti noi europei ci aspettiamo venga discusso e rilanciato sabato a Roma.

Diversi si sono fatti portavoce di quella parte della popolazione che esprime malessere per un’economia che stenta a riprendere slancio e per la difficoltà a trovare lavoro.

L’effetto combinato di un ingente debito pubblico, di un’elevata pressione fiscale e di una crescita deludente, che nell’area Euro dal 1995 ad oggi è stata pari a quasi la metà di quella registrata negli Stati Uniti, è alla base dei problemi strutturali che stanno offuscando il sogno e la visione dell’Europa di cui abbiamo bisogno.

Il tasso di disoccupazione nell’Eurozona viaggia intorno al 10 per cento, la disoccupazione giovanile è prossima o superiore al 40 per cento in Grecia, Spagna e Italia. Tre milioni di francesi sono senza lavoro e quasi un giovane francese su quattro non riesce a trovarlo. Dal 2008 al 2015 più di cinque milioni di cittadini dell’Eurozona sono diventati a rischio di povertà o esclusione sociale.

Nel fronteggiare questi problemi, l’Europa si è divisa sui temi cruciali: economici, sociali (incluso il tema dell’immigrazione), fiscali, industriali ed energetici. Ha spesso adottato un approccio tecnocrate, producendo burocrazia con il risultato di accentuare i problemi invece di risolverli. Sono rimasto colpito quando ho letto che le normative prodotte dall’Unione Europea solo nel 2015 equivalgono a 151 Divine Commedie.

E’ un fatto drammatico che oggi la maggioranza degli italiani e degli europei non ripone fiducia nell’Unione. E si tratta, stando ai sondaggi, di un fenomeno in crescita. In Francia, una delle prime nazioni promotrici degli ideali europeisti nel dopoguerra, i più recenti sondaggi dicono che appena il 41% dei cittadini vede benefici nell’essere parte dell’Ue.

Eppure, i benefici del progetto comunitario sono evidenti.

Dal dopoguerra ad oggi, L’Europa unita ha contribuito alla pace nel continente. Per trovare un periodo così lungo di pace in Europa probabilmente bisognerebbe ritornare ai tempi dell’impero romano.

Anche la moneta unica, sebbene oggetto di continuo dibattito, ha prodotto importanti benefici tangibili. Si pensi ad esempio all’effetto di convergenza sui tassi d’interesse dei debiti sovrani o sugli scambi commerciali intra-Ue.

E ancora, molte leggi europee hanno avuto positivi e concreti impatti sulla vita dei cittadini dell’Unione, ad esempio in termini di tutela dei diritti.

Adesso però, l’Europa non è immune dal vento di paura e chiusura su se stessi che sembra caratterizzare le società moderne. La Brexit, e più in generale la sfiducia crescente verso le istituzioni europee, devono farci riflettere su cosa debba essere migliorato. E’ oggi essenziale definire una strategia per dare piena completezza al progetto europeo e rilanciare l’azione per realizzare il sogno di chi c’era a Roma 60 anni fa. Anche i cittadini europei devono fare la loro parte: confinare solo alla protesta le proprie delusioni, anche giuste, non serve a molto. Sta però alla classe politica ridare ai cittadini l’ispirazione e la fiducia che oggi mancano nel progetto europeo.

Tra le voci che sento più appassionate a questo obiettivo, c’è quella delle istituzioni italiane. Vivo in Italia da molti anni e posso dire che è proprio questa l’energia che mi aspetto dagli italiani: questo Paese deve giocare un ruolo di primo piano nel processo di integrazione europea, il ruolo che gli spetta e da cui l’Europa non può prescindere.

L’Europa deve perseguire un’agenda più aderente ai bisogni dei suoi cittadini, prendere coraggio per fare passi più decisi verso l’unione politica ed essere capace di definire politiche comuni su economia, fisco e temi sociali. Per far questo ci vogliono un’ambizione politica forte e un ruolo di guida unito e compatto, che spetta alle nazioni che credono con convinzione negli ideali europeisti e al loro rilancio.

Sessanta anni fa nacque il sogno più bello della storia europea. Perché continui a vivere, oggi bisogna abbandonare i compromessi e superare gli interessi di parte, restituendo ai cittadini europei che lo vogliono una visione per il futuro.