Export, mercati globali, made in Italy

Ne parliamo con Licia Mattioli, imprenditrice e Vicepresidente di Confindustria con delega all’internazionalizzazione

Per la sua esperienza di imprenditrice, nonché per gli incarichi istituzionali raggiunti, quali sono oggi i paesi più portati per sfruttare l’export dell’Italia nel mondo?
L’export è il futuro, e portare le nostre imprese a competere a livello globale è una necessità. Ci sono nuovi Paesi, più o meno emergenti, che stanno facendo registrare numeri che qui in Europa non vediamo da decenni. Penso all’Africa, in cui ci sono diversi Stati con un grande sviluppo davanti a sé, o al Sudamerica, dove alcune nazioni hanno maggiore stabilità di governo e Pil in aumento. Dobbiamo andare oltre ai classici “Bric”, anche perché la loro crescita sta frenando: è necessario dunque cercare nuovi mercati  inesplorati ma anche  insistere  sui vecchi cari mercati “maturi”.

Quindi non solo Bric. È di questi giorni la visita del presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani, primo Paese europeo visitato dopo lo ‘sdoganamento’. E’ un segnale importante per l’Italia che punta a riguadagnare una posizione che, prima delle sanzioni, era di leadership nel mercato iraniano.
L’Italia è stata lungimirante. Dopo la visite a Teheran nell’anno 2015, la prima ad Agosto più a carattere Istituzionale da parte del nostro governo, e la seconda a Novembre, missione di sistema italiana organizzata da Confindustria, con  i ministeri dello Sviluppo e degli Esteri, Agenzia Ice, Abi, finalizzata soprattutto  alle Pmi e agli incontri b2b tra le imprese, i rapporti economici con l’Iran si sono ulteriormente rafforzati.
In ambito Ue, l’Italia è tra i paesi con maggiori interessi economici in Iran. Prima delle sanzioni europee esportavamo oltre 2 miliardi di euro, perciò è un mercato di estrema importanza per molte nostre imprese, soprattutto piccole e medie. Le sanzioni sono costate all’Italia oltre 15 miliardi di export a partire dal 2006, di cui oltre il 60% negli ultimi quattro anni. Il settore piu’ colpito è stato quello della meccanica strumentale, che rappresenta oltre la meta’ dell’export italiano in Iran e che ha subito oltre il 70% delle perdite complessive (oltre 11 miliardi di euro dall’inizio delle sanzioni)”. E anche se “ci vorrà” tempo per tornare ai livelli di export precedenti alle sanzioni, stime attendibili indicano la possibilità di recuperare circa 3 miliardi di euro nei prossimi due anni”. Complessivamente nel 2014 il valore dell’export verso l’Iran è stato di poco più di 1,2 miliardi di euro; l’obiettivo è tornare al volume degli scambi precedenti l’embargo, 7 miliardi di euro, ma non sarà facile.

Sempre per rimanere nell’attualità, i recenti road show all’estero per attrarre investimenti in Italia, non ultimo negli Stati Uniti,  possono essere una cura per il nostro made in Italy?
In questa direzione si è fatto moltissimo, in collaborazione con Ministero dello sviluppo Economico ed Ice. Quello che cambia adesso è che le misure si mettono a sistema, che c’è una governance chiara, dedicata finalmente, e che si adotta un approccio “imprenditoriale” per il tema della promozione e dell’attrazione di investimenti. Ma il punto è che bisogna attrarre investimenti sempre migliori, quelli ad alto valore aggiunto, che portano ricerca, innovazione e nuova occupazione. Dunque ben vengano gli investimenti quando sono in grado di portare un’azienda piccola, magari di eccellenza, a diventare una realtà medio-grande a tutto vantaggio di tutta la filiera. Così come è altrettanto importante, aggiunge, «che realtà strutturate possano, grazie a investitori, magari stranieri, entrare a far parte di gruppi di grosse dimensione e diventare leader internazionali. Questo fa bene alle imprese ma soprattutto al nostro paese.


Export, global markets, made in Italy

We asked Licia Mattioli, businesswoman and Vice President of Confindustria in charge of internationalisation, for her thoughts on exports, global markets and the Made in Italy brand

Based on your experience and the institutional roles you hold, which countries are best for Italian exports today?
Exports are the future, and it is essential to get Italian companies to compete on a global level. There are some new countries, more or less emerging markets, which are achieving results that we haven’t seen for decades here in Europe. Africa, for example, where there are several states that have huge development ahead of them, or South America, where some countries have more stable government and growth in GDP. We need to look beyond the classic “BRIC” countries, also because their growth is beginning to slow: we therefore need to look for new, unexplored markets as well as continuing to act in the good old “mature” markets.

So not just the BRICs. Hassan Rohani, President of the Islamic Republic of Iran, has just visited, making Italy the first European country he has visited on his trip now that sanctions are suspended. This is an important sign for Italy, as we are aiming to win back our leading position in the Iranian market before the sanctions.
Italy has been far-sighted. The visits to Teheran in 2015 – the first of which in August was more of an institutional visit by the government, and the second trade mission in November organised by Confindustria, with the Ministers of Development and Foreign Affairs, ICE and ABI, was mainly designed to support SMEs and B2B meetings between businesses – helped strengthen economic relations with Iran.
Within the EU, Italy is one of the countries with the most economic interests in Iran. Before the European sanctions, our exports were worth more than 2 billion euros, so this is an extremely important market for many of our businesses, especially small and medium sized ones. The sanctions have cost Italy more than 15 billion in exports since 2006, of which more than 60% in the last four years. The sector that took the hardest hit was instrumental mechanics, which represented more than half of Italian exports to Iran and which saw more than 70% of the total losses (more than 11 billion euros since sanctions were imposed)”. Although it will take time to get back to the export levels before the sanctions, reliable forecasts indicate the possibility of recovering around 3 billion euros over the next two years. Overall, exports to Iran in 2014 were worth just over 1.2 billion euros; our goal will be to return to the trade levels before the embargo, of 7 billion euros, but it won’t be easy.

Staying on the subject of current affairs, could the recent roadshows abroad to attract investment to Italy, including in the US, represent a cure for our Made in Italy products?
A lot has been done in this direction, in collaboration with the Ministry for Economic Development and ICE. What is changing now is that the measures are being implemented with clear, dedicated governance at last that is taking a “business-like” approach to promoting and attracting investment. However, the point is that we need to attract better investments, with high added value, that bring research, innovation and new jobs. So if investments are capable of seeing a small company, with excellent products, grow into a medium-large size one with knock-on effects throughout the production chain, then they are very welcome. It is just as important, she added, “that structured companies, thanks to investors, even from abroad, can join large groups and become international leaders. This is good for our companies but above all for our country.”