Gli Italici: una nuova frontiera per la comunità glocale italiana

di Amedeo Lovisoni

La Indo-Italian Chamber of Commerce and Industry (IICCI) ha ospitato dal 17 al 20 marzo 2016 a Mumbai l’annuale Riunione d’Area delle Camere di Commercio Italiane all’Estero di Asia e Sud Africa. Durante l’evento si è svolta una tavola rotonda a cui hanno partecipato Ramesh Bulchandani, CEO Atlas Brands Pvt. Ltd, Dario Dezio, MD Ararella Food Pvt. Ltd., Simrita Dhillon, Owner Golmaal, Devendra Khandelwal, Presidente Marco Polo Jewellers, che ha avuto come moderatore Cesare Saccani, Vicepresidente della IICCI sul tema degli Italici. Vi è stata inoltre la premiazione dei 16 ristoranti italiani in India vincitori del progetto Ospitalità Italiana 2015-2016.
Il concetto degli Italici nasce da un’idea di Piero Bassetti, già Presidente di Assocamerestero e attualmente Presidente dell’associazione Globus et Locus che si occupa di promuovere questa nuova visione di comunità che per essere tale può aggregarsi esclusivamente trascendendo ogni paradigma statale o nazionale. Gli Italici non sono soltanto i cittadini in Italia e fuori dai confini nazionali. Sono anche i ticinesi, i dalmati e i loro discendenti, i sammarinesi gli italo-americani, nonché gli italofoni e tutti coloro che, pur senza discendenza italiana, hanno tuttavia abbracciato valori, stili di vita italiani. Secondo le stime sono più di 250 milioni di persone con cittadinanze diverse, vivono in paesi e società distanti, parlano lingue diverse, ma sentono in modo simile. L’italicità è quel sentire comune, un modo di stare al mondo, di dare senso al mondo che può trasformarsi per gli Italici nell’occasione di svolgere un ruolo nuovo: quello di grandi protagonisti della storia globale.
La globalizzazione e il costante sviluppo tecnologico hanno posto sfide completamente nuove anche all’interno di idee consolidate da millenni nella storia dell’uomo. Tradizionalmente a unire i popoli erano la condivisione di uno stesso territorio, delimitato da rigide frontiere, oppure dalla lingua, ma al giorno d’oggi questi canoni rappresentano un reale limite. La nuova comunità non dovrà fondarsi su concetti dismessi come quelli ius soli e ius sanguinis ma attraverso un concetto nuovo: lo ius volunatis che rappresenta la dimensione più alta dell’uomo ovvero la volontà di poter scegliere a quale comunità appartenere e condividerne il destino. In quest’ottica l’immigrazione rappresenta in sé una caratteristica superata e dobbiamo imparare a considerare la nuova mobilità come un vero e proprio ringiovanimento tanto caratteriale quanto, in certa misura, caratteriale di società ricche ma stanche, sviluppate ma infelici, potenti ma fragili. Il problema di oggi non è bloccare la mobilità ma saperla trasformare e lo schema Stato nazione rende drammatico il problema in quanto fa rinascere le frontiere.
Il mondo del business rappresenta in tal senso uno dei punti di partenza privilegiati per la costruzione di una comunità italica globale, dal momento che al suo interno si incarnano valori, interessi e una realtà che ha maturato una visione a tutti gli effetti globale, dove le stesse lingue che si parlano sono figlie dell’incontro tra globalizzazione e localismo. Per gli italici la territorialità è un aspetto che non può essere contenuto nei confini dello Stato moderno perché sono universalisti, frutto di una cultura della fusione nel mondo di persone che hanno sempre trovato nell’ibridazione un processo attivo per raggiungere la loro specificità. Le Camere di Commercio italiane all’estero rappresentano la tipologia di istituzioni di cui la comunità Italica ha probabilmente più bisogno per il proprio sviluppo. Se il sistema camerale vuole rispondere alle esigenze di rappresentanza e di servizi che il mondo GLOCAL e i nuovi protagonisti del business richiedono è chiamato a elaborare un approccio nuovo, ispirato all’idea di italicità.
Le Camere devono avere la capacità di trasformarsi in Camere di Commercio Italiche e dovrebbero fornire, ad esempio, l’accesso immediato a informazioni, notizie e aggiornamenti su nuovi prodotti – normalmente non disponibili in un contesto statico – l’opportunità di comunicare e collaborare attraverso forum di discussione, chat e altri strumenti di lavoro, la distribuzione di un prodotto o l’erogazione di un servizio attraverso canali preferenziali, la ricerca gratuita di open data in database condivisi. La business community Italica dovrebbe pertanto dare valore alle imprese che ne fanno parte – in Italia e all’estero – offrendo loro indicazioni circa i bisogni e le aspettative dei consumatori, feedback diretti e immediati sulle condizioni di mercato, mezzi per promuovere lo sviluppo di nuovi prodotti, business e l’accesso al mercato Italico nel mondo. Imprimere un accelerazione in chiave Italica al sistema camerale significa considerare il business non come una mera attività di produzione e scambio, bensì come principale punto d’incontro dei molti stimoli provenienti dalla tecnologia, dalla funzionalità, dall’organizzazione e dal management.
Noi Italici siamo universalisti: per noi ogni dimensione locale originaria viene proiettata, con nuove peculiarità linguistiche e sociali, a livello globale, magari a migliaia di chilometri di distanza, ma sempre all’interno della dimensione mondiale. È infatti a questo livello che si è da sempre concretizzata la cultura italica. Noi abbiamo ispirato Roma, la Chiesa universale e il Sacro romano impero, ci siamo espressi ai massimi livelli nel Rinascimento, poi nelle esperienze migratorie e ibridanti dei peninsulari prima dell’Unità d’Italia, quindi nel fantasticante modernismo italiano e infine al giro di boa del millennio, all’avvento della globalizzazione. Fino, appunto, all’oggi. Agli albori di un Commonwealth emergente che richiama nel proprio alveo e ai propri valori milioni di persone in tutto il mondo. Nel suo libro “Svegliamoci Italici!” e nel video messaggio dedicato alla Riunione d’Area a Mumbai, Piero Bassetti spiega questo concetto attraverso parole cariche di significato: “A tutti gli italici dico: i vostri successi e le vostre conquiste porteranno valore, identità e appartenenza a questa nuova patria, all’anima di questa «civiltà» transnazionale, che, quanto più sentirete vostra, tanto più contribuirete a creare. È all’insegna di questa proposta che voglio svegliare gli italici. Svegliarli alla consapevolezza della loro esistenza. Esortarli alle loro responsabilità nelle grandi trasformazioni del mondo che si glocalizza. Farne, come tali, un soggetto di storia.”


The Italics: A new frontier for the Italian Glocal business communities

The Indo-Italian Chamber of Commerce and Industry (IICCI) hosted from 17th to 20th March 2016 in Mumbai the annual Area Meeting of the Italian Chamber of Commerce Abroad of Asia and South Africa. In this occasion, a panel discussion titled The Italics was organized, having as speakers Ramesh Bulchandani, CEO Atlas Brands Pvt. Ltd, Dario Dezio, MD Ararella Food Pvt. Ltd., Simrita Dhillon, Owner Golmaal, Devendra Khandelwal, President of Marco Polo Jewellers, and Cesare Saccani, Vice-President of IICCI as moderator. Moreover, the evening hosted the award ceremony of Ospitalità Italiana 2015-16 project, with 16 authentic Italian winning restaurants from various Indian cities. The concept of Italics was invented by Piero Bassetti, former President of Assocamerestero and current President of Globus et Locus association, which aims to promote this new vision of community that can be conceived only by transcending any state or national paradigm. Italics are not only Italian citizens in Italy and abroad. They are also Ticinesi (inhabitants of Swiss Canton Ticino) and Dalmatian and their descendants, Sammarinese, Italo-Americans, all those who speak Italian and also people without direct Italian descending, who love Italian lifestyle and their values. This community is estimated to be composed by over 250 million people having citizenship of different countries, speaking different languages but feeling the same way. The so-called Italicity is a common feeling, a way to be in the world, a way to give sense to the world that can be the occasion for Italics to play a new role and become protagonists of the global history.
Globalization and constant technology developments have raised new challenges to most of the historical human thoughts. While traditionally people were united by the same territory, delimited by fixed borders and one language, nowadays these criteria represent a real limit. This way, the new community will not be based on old concepts such as jus soli (right by birth) and jus sanguinis (right of blood) but based on the new concept of ius voluntatis (right of willingness), according to which the individual would choose the community to belong to and to share his/her destiny with.
From the above mentioned perspective, immigration becomes an outdated idea and people’s mobility can be a real rejuvenation, both cultural and behavioural. This will affect our societies, which can currently be seen as “rich but tired, developed but unhappy, powerful but weak”. Today’s challenge is not to block mobility but instead to find the way to transform it beyond such concepts as Nation and State, which are related to frontiers and nationalism.
One of the privileged starting point for the building of a global Italics community, is the world of business. Business has in fact developed values and interests now embracing global vision, where even the languages spoken are the result of a meeting between globalization and localism. Italics are universalists, and hence to them the concept of territory cannot be reduced to the Modern State borders.
The network of Italian Chambers of Commerce abroad (CCIEs) can be a significant booster to the Italics Community worldwide. In order to face and serve the needs of representation and services of the GLOCAL business world, the CCIEs will have to develop a new approach, inspired by the idea of Italicity. The CCIEs must have the ability to become Italic Chambers of Commerce and should provide, for example, instant access to information, news and updates on new products not normally available in a static context, creating the opportunity to communicate and collaborate through discussion forums, chats and other tools, the distribution of a product or providing a service through preferred channels, free searching of open data in shared database.The Italic business community should increase the value of its member companies in Italy or abroad Italic then, offering them insights about consumers’ needs and expectations, direct and immediate feedback on market conditions, means to promote the development of new products and business and access to the overall italics market in the world.
As mentioned, we Italics are universalists: for us every local dimension is projected globally, perhaps thousands kilometres away, through new linguistic and social features. At this broader level the Italic culture can take shape. It has inspired Rome, the universal Church and the Holy Roman Empire, the highest levels of the Renaissance, and in fantasizing Italian modernism and finally the turning point of the millennium, the beginning of globalization. Up to the present days where the dawn of an emerging Commonwealth reminiscent in its own the values millions of people around the world. In his book titled “Wake up Italics!” and during the video-message dedicated to CCIEs Asia and South Africa Area Meeting in Mumbai, Piero Bassetti explains this concept as follows: “I tell all Italics: your successes and your achievements will bring value, identity and belonging in this new homeland, to the soul of this transnational “civilization”, that the more you feel, the more you will help to create. It is in the spirit of this proposal that I will wake up the Italics and raise awareness on their existence. And urge them to their responsibilities in this great changing glocalized world. And finally, make them a subject of history .”