Speciale 60°- Gozi: Erasmus festeggia 30 anni, miglior antidoto contro l’Europa dei muri

Il Progetto Erasmus, la più importante storia di successo dell’Europa, resa possibile grazie ad un italiano, Domenico Lenarduzzi. “Quest’anno festeggeremo i sessant’anni dei Trattati di Roma, punto di partenza ideale dell’Europa che vogliamo e che ha il suo punto di arrivo proprio nei giovani della generazione Erasmus: dai padri fondatori ai figli rifondatori. Il Progetto Erasmus resta la più importante storia di successo dell’Europa, resa possibile grazie al lavoro di un italiano, Domenico Lenarduzzi, all’epoca Direttore della Pubblica istruzione, e divenuta modello internazionale di formazione e lavoro giovanile.

Un moltiplicatore di opportunità: dall’87 ad oggi oltre tre milioni e mezzo di studenti coinvolti dei quali più di 350mila italiani; solo lo scorso anno l’Italia ha accolto oltre 20mila partecipanti; per il periodo 2014-2020 sono stati stanziati 14,7 miliardi di euro con un aumento del 40%. Ma non basta. Dobbiamo lavorare affinché l’UE investa maggiori risorse permettendo così a molti più giovani di poter viaggiare all’estero, imparare le lingue, condividere culture e valori differenti.

Sì perché l’Erasmus non solo crea ragazzi con una migliore formazione e quindi con maggiori possibilità di trovare lavoro, ma soprattutto giovani europei. Che imparano ad amare le diversità, il valore del confronto, dell’accoglienza, del dialogo, della libertà. Che lottano per la difesa del progetto europeo e contro la sua disintegrazione cominciata con la Brexit. Una generazione che si scopre europea facendo propri i valori trasmessi dai padri fondatori. Il Progetto Erasmus è dunque il miglior antidoto contro l’Europa dei muri, dei populismi, del terrorismo. Io appartengo a questa generazione, come è appartenuta Valeria Solesin. Entrambi giovani studenti alla Sorbona di Parigi con la stessa voglia di conosce l’Europa e di provare a cambiarla. E’ per lei e per tutti i giovani che verranno che dobbiamo investire nel Programma Erasmus. Perché significa investire nel futuro dell’Europa”.


Gozi: Erasmus celebrates 30 years, the best antidote against European barriers

The Erasmus Programme is Europe’s most important success story, made possible thanks to an Italian, Domenico Lenarduzzi. “This year we celebrate the sixtieth anniversary of the Rome Treaties, the ideal starting point of the Europe we want and which culminates precisely at the youth of the Erasmus generation: from the founding fathers to their re-founding children. The Erasmus Programme remains Europe’s most important success story, made possible thanks to the work of an Italian, Domenico Lenarduzzi, who was the Director of Education at the time, and has become an international model for training and youth work.

A multiple of opportunites: from ’87 to today, over three and a half million students involved of which more than 350,000 were Italians; just last year Italy hosted more than 20,000 participants; for the period of 2014-2020 there has been 14.7 billion euro allocated, an increase of 40%. But it is not enough. We have to work until the EU invests even more resources to allow many more young people to travel overseas, learn languages and share different cultures and values. Yes, because the Erasmus does not only create young people who are better educated with superior possibilities of finding work, but above all they are young Europeans who learn to love diversity, the value of comparisons, of acceptance, dialogue and freedom. Young people who will fight to defend the European project and against its disintegration which began with the Brexit. A generation who will discover Europe by taking on the very values passed down by founding fathers as their own.

The Erasmus Programme is therefore the best antidote against the Europe of barriers, of populism, of terrorism. I am a part of this generation, as was Valeria Solesin. Both young students at the Sorbonne in Paris with the same desire to know Europe and to try to change it. It is for her and for all young people to come that we must invest in the Erasmus Programme, because it means investing in the future of Europe”.