Impegni concreti, per una nuova Europa

di Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari europei

Crescita economica, innovazione, occupazione, rinnovamento delle istituzioni: questi i capisaldi del semestre europeo a guida italiana

Il Semestre Europeo che si è aperto il 1° luglio è una grandissima occasione per cambiare le cose. Le fondamentali elezioni europee del 25 maggio ci hanno infatti insegnato che, se vogliamo arginare i populisti e gli euroscettici, dobbiamo essere in grado di impugnare la bandiera del cambiamento. L’Italia, che ha la grande responsabilità di guidare l’Europa in questo momento così complesso, intende utilizzare tutte le sue forze ed energie per ridare slancio al progetto europeo, che troppo spesso è stato messo in discussione in questi anni.

Da cosa partire, dunque? Io credo che l’Italia abbia l’enorme opportunità di far sentire tutto il proprio sentimento europeista. L’integrazione europea è stata l’àncora della nostra crescita e del nostro sviluppo nel dopoguerra, quando inseguimmo un’idea, ancor prima che un progetto. Quello spirito deve tornare a vivere e farsi sentire. Purtroppo assistiamo a un clima di crescente incertezza, dove non si trova il consenso necessario a prendere decisioni importanti e in grado di scuotere la società europea. Ecco che allora servono delle idee forti per il semestre.

Io sono convinto che siano tre le idee fondamentali da cui partire: Europa della crescita economica e dell’occupazione; Europa dell’innovazione; ed Europa rinnovata nelle sue istituzioni.

L’Europa della crescita economica è quella che riesce a guardare oltre le colonne del rigore. Le cause della crisi da cui stiamo faticosamente cercando di uscire non derivano dall’austerity, certo, bensì da altre motivazioni, legate a disfunzionalità del mondo della finanza e all’assenza di regolamentazioni, che hanno prodotto la bolla finanziaria americana che ha contagiato poi l’Europa. Il nostro problema, però, riguarda la medicina che è stata somministrata al malato europeo. E io sono assolutamente convinto – e non credo di essere il solo – che questa medicina si sia rivelata insufficiente, per non dire sbagliata. Noi vogliamo rispettare i nostri impegni, ma vogliamo anche una vera politica per la crescita condivisa a livello europeo. Questo vale per l’Italia, ma anche per tanti altri Paesi: l’idea forte che cerchiamo di far passare è che, al pari di un impegno sincero per l’approvazione delle riforme, intendiamo prendere quelle misure necessarie a sostenere a costruire davvero una “legislatura europea della crescita”. Non ci interessa un’Europa dello “zero virgola”, dobbiamo assolutamente far sì che l’Europa esca dai bilanci ed entri nella vita delle persone.

C’è infatti un tema che mi sta molto a cuore: il tema dell’agenda digitale, della tutela della proprietà intellettuale e delle connessioni continentali, assolutamente centrali per il governo italiano, che ha da subito dimostrato questo impegno organizzando un evento di grande successo come Digital Venice ai primi di luglio. Investire sulle nuove tecnologie è una scelta vincente per aiutare le imprese e per dare più strumenti ai giovani: come può il nostro Paese coesistere e competere con le altre realtà non occidentali, in rapida crescita, se non fa tesoro delle proprie eccellenze?

Il compito più importante che ci aspetta, di conseguenza, è quello di rafforzare l’Europa economica e sociale. Dobbiamo partire dalla zona Euro, naturalmente, ma nel corso del tempo aprire il nostro sguardo all’intera Unione. Un’Europa irrobustita nella sua coesione ha senz’altro bisogno di una politica industriale competitiva che favorisca la transizione verso un’economia sostenibile ed eco-efficiente, dove il ruolo cruciale svolto dalle PMI all’interno del sistema europeo sia valorizzato. Intendiamo realizzare iniziative volte a favorire l’accesso al credito, ed un ruolo più incisivo della Banca Europea per gli Investimenti, alle quali affiancare misure di semplificazione regolamentare ed amministrativa.

Questa è l’idea di Unione che abbiamo in mente, e che l’Italia si impegnerà con tutte le forze che ha a mettere in pratica con azioni concrete e risposte precise. Ma mai come in questo frangente è fondamentale tracciare una strada. Ci aspettano mesi molto impegnativi, ma anche molto stimolanti. Mesi in cui abbiamo la possibilità di incidere davvero. Perché la nostra strada parte da Roma, ma arriva dritta al cuore di Bruxelles. E l’occasione del Semestre europeo è fondamentale da questo punto di vista. Vogliamo un’Europa diversa, un’Europa che sia vicina ai cittadini e forte nelle sue istituzioni.

CHI È SANDRO GOZI

Sandro Gozi è Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari europei nel Governo Renzi dal 28 febbraio 2014.

Classe 1968, sposato e padre di due figli, si è laureato in Legge presso l’Università di Bologna nel 1992, frequentando fino al 1996 corsi di formazione per la preparazione nella carriera diplomatica, specializzandosi, tra le altre cose, in diritto economico internazionale (Londra), relazioni internazionali (Parigi), macro-economia (London School of Economics), Nazioni Unite (Firenze). Ha conseguito nel 1998 il Master in Politiche Internazionali a Bruxelles.

Nel 1995 ha vinto il concorso per la Carriera Diplomatica e ha lavorato al Ministero degli Affari Esteri, mentre nel 1996 ha iniziato a lavorare alla Commissione Europea a Bruxelles, prendendo parte alla negoziazione con il Parlamento Europeo per l’introduzione dell’euro.

Tra il 2000 ed il 2004 è stato Assistente politico e Membro del Gabinetto del Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, mentre dal 2004 al 2005 è stato consigliere politico del Presidente della Commissione Europea José Manuel Durão Barroso.

Eletto deputato nella XV legislatura della Repubblica Italiana nel 2006, è stato Presidente del Comitato bicamerale Schengen, Europol, Immigrazione, e capogruppo PD nella Commissione Politiche UE.

Nel 2013 è stato eletto Presidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, Vice presidente dell’Assemblea Parlamentare presso il Consiglio d’Europa e

co-Presidente dell’intergruppo parlamentare Federalista per gli Stati Uniti d’Europa.


Solid Commitments, for a New Europe

Economic growth, innovation, employment, renewal of institutions: these are the cornerstones of Europe’s semester of Italian leadership

The European semester which began on July 1st is a major opportunity for change. In fact, the European parliamentary elections on May 25th showed us that, if we wish to suppress the populists and the Eurosceptics, we must be able to wave the banner of change. Italy, whose great responsibility it is to guide Europe during this complicated time, means to use all of its strength and energy in order to restore enthusiasm to the European project, which over the years has been called into question all too often.

So where do we begin? I believe that this is an enormous opportunity for Italy to fully express its Europeanist sentiments. Europe’s integration has been the anchor for our growth and development in the post-war era, an era in which we followed ideas even before they became real projects. We must get back in touch with that spirit. Unfortunately we are experiencing a climate of growing uncertainty, in which it is difficult to reach a consensus necessary in order to make important decisions and capable of making an impact on European society. That is why this semester is in need of strong ideas.

In my opinion we must begin with three fundamental concepts: European economic growth and employment; European innovation; and the renewal of European institutions.

A Europe that is focused on economic growth is a Europe that manages to look beyond the shackles of austerity. This economic crisis from which we are struggling to recover was not caused by austerity, but by the dysfunctional nature of the financial world and the absence of regulations, all of which created the American financial bubble that went on to infect Europe. However, our problem has to do with the ‘medicine’ that was administered to this infirm Europe. I am absolutely convinced – and I know I’m not alone – that this medicine was insufficient, as well as misperceived. We want to respect our commitments, but we also want real policies which favor shared growth at the European level. This is true for Italy, as well as for many other countries. The main idea that we are trying to get across is that, in addition to an honest commitment to passing reforms, we intend to take the necessary steps in order to truly support and build a ‘European legislature of growth.’ We are not interested in a Europe which merely measures percentages. Instead we must make absolutely sure that Europe puts down its balance sheet and gets involved in the lives of its citizens.

There is one theme, in fact, that I am particularly committed to: the topic of the digital agenda, of the safeguarding of intellectual property, and of intercontinental connections, all of paramount importance to the Italian government, which immediately demonstrated its commitment by organizing the hugely successful Digital Venice at the beginning of July. Investing in new technology is indispensable if we want to help our businesses and provide our younger generation with additional tools: how can our country coexist and compete with other rapidly growing western nations if it doesn’t take care of its own human patrimony?

As a result, the most important task before us is that of strengthening Europe both economically and socially. We must, of course, begin with the Eurozone, but eventually also extend our gaze to the entire Union. A Europe that is strengthened by its unity is also in need of competitive industrial policies which encourage the transition towards a sustainable and eco-efficient economy, one in which the vital role of the SMEs within the European system is promoted. We plan to put together initiatives aimed at facilitating access to credit, and a more incisive role for the European Investment Bank, paired with measures aimed at regulatory and administrative simplification.

This is the idea of ‘Union’ which we have in mind, and which Italy will give its all to put into practice, with concrete actions and specific solutions. But it has never been more important than it is right now to pave the way. We have very busy and very stimulating months ahead of us. Months in which we truly have the chance to make a difference. Because our road begins in Rome, but takes us right to the heart of Brussels. And from this standpoint, the opportunity which this European semester provides is fundamental. We want a new Europe, one that is close to its citizens and strong in its institutions.

WHO IS SANDRO GOZI

Sandro Gozi has been the Undersecretary of State responsible for European Affairs and Policies in the Renzi administration since February 28, 2014.

Born in 1968 and married with two children, he graduated with a law degree from the University of Bologna in 1992 and attended additional courses until 1996 in preparation for a diplomatic career, earning specializations in (among other things) international economic law (London), international relations (Paris), macroeconomics (London School of Economics), and United Nations (Florence). In 1998 he completed a Masters in International Politics in Brussels.

In 1995 he won a competitive examination for a Diplomatic Career and worked at the Ministry of Foreign Affairs. Afterwards, in 1996, he worked for the European Commission in Brussels, participating in negotiations with the European Parliament for the introduction of the Euro.

Between 2000 and 2004 he was Political Assistant and member of the Cabinet of the President of the European Commission Romano Prodi, while from 2004-2005 he worked as political advisor to the President of the European Commission José Manuel Durão Barroso.

Elected as a member of the XV legislature for the Italian government in 2006, he was the president of the Bicameral Committee on Schengen, Europol, and Immigration Affairs and the leader of the Democratic Party in the EU Policy Commission.

In 2013 he was elected President of the Italian Parliamentary Delegation to the Assembly of the European Council, Vice President of the Parliamentary Assembly of the European Council, and Co-President of the Federalist parliamentary intergroup for the United States of Europe.