Speciale Roma 60°: L’Europa che vogliamo

Valori di libertà, di eguaglianza, di fratellanza

Sandro Gozi, Sottosegretario alle Politiche Europee

E’ fin troppo facile al giorno d’oggi dire che questa non è l’Europa che vogliamo. A chi potrebbe piacere un’Europa in mano a pochi tecnocrati occupati soprattutto a incasellare le cifre di un bilancio? Vogliamo di più, molto di più. Ma non possiamo aspettare altro tempo. L’Europa che vogliamo è un’unione politica, ancor prima che bancaria o finanziaria.

È la realtà nella quale realizzare veramente il sogno spinelliano degli Stati Uniti d’Europa, ma va cambiata la rotta. Un’Europa in cui si vive di sola austerity non funziona: servono misure per la crescita, poiché sono le persone a meritare il centro della scena continentale, non gli algoritmi finanziari. Lo dicevamo a gran voce nel 2014, lo ripetiamo oggi, dopo due anni di lavoro in cui abbiamo ottenuto dei frutti: piano di investimenti, flessibilità, crescita. L’Europa parte dai cittadini e a loro deve ritornare: il nostro impegno è rivolto a ridurre sempre di più la distanza tra istituzioni e cittadini, lavorando sulle grandi questioni economiche, ma anche sui diritti, e sulla democrazia. Se la nostra Unione non saprà adattarsi e reagire alla realtà che cambia velocemente e in maniera talmente repentina da sembrare perfino violenta, rischierà di non avere futuro. Sí certo, la nostra Unione spesso è troppo miope, troppo lenta. Ammalata di tecnocrazia e di sonnambulismo. E senza dubbio per salvarla dobbiamo cambiarla. Ma attenzione: rimane il miglior modello al mondo di gestione pacifico e democratico delle relazioni tra popoli e Stati. Quale è il più grande risultato raggiunto in ormai 60 anni di integrazione europea? Cosa ha contraddistinto la nostra esperienza comune dopo le due guerre civili europee del XX secolo? I diritti fondamentali. La loro tutela. La loro promozione. È questa la vera essenza dell’identità europea. Sono i valori di libertà, di eguaglianza, di fratellanza.


The Europe we want

Values of freedom, equality, brotherhood

It is all too easy these days to say that this is not the Europe we want. Who could like a Europe that is in the hands of a few technocrats who spend most of their time filling in numbers on a balance sheet? We want more, much more, but we cannot wait any longer. The Europe we want is a union of policies, ahead of banking and budgets.

It is the reality in which the Spinelli dream of the United States of Europe can be truly realized, but there must be a change of route. A Europe in which we live only with austerity does not work: there must be measures for growth, since it is the people who deserve to be the centre of the continental scene, not the financial algorithms. We said it out loud in 2014, we will repeat it today, after two years of work in which we yielded a return: an investment plan, flexibility and growth. Europe starts with its citizens and must return to them also: our commitment is aimed towards further reducing the gap between institutions and citizens, working on the major economic issues, but also on rights and democracy. If our Union cannot adapt and react to the rapidly changing reality and in such an abrupt manner as to seem almost violent, it is in danger of not having a future. Yes, it’s true that our Union is often too short-sighted, too slow. Sick with technocracy and sleepwalking. There is no doubt that in order to save it, we need to change it. Beware however: it is still the best model in the world for peaceful and democratic management of relations between the people and the States. What is the greatest achievement obtained in almost 60 years of European integration? What has characterized our common experience after the two European civil wars of the twentieth century? Fundamental rights. Their protection. Their promotion. This is the true essence of European identity. They are the values of freedom, equality and brotherhood.