l’Industria 4.0 un opportunità per l’industria manifatturiera

Alfredo Mariotti Direttore Generale – General Manager UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE
Alfredo Mariotti
Direttore Generale
UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE

Per chi si occupa di economia reale, i primi mesi dell’anno sono stati davvero frenetici. L’Italia, e il manifatturiero in particolare, sembrano avere un nuovo sguardo positivo sul futuro. Certo, non tutto funziona e la crisi non è argomento del passato per tutti ma sicuramente le imprese respirano un’aria diversa rispetto agli anni bui della crisi.

Le rilevazioni dell’ISTAT degli ultimi mesi registrano ottimismo tra le imprese manifatturiere e questo è certamente un dato positivo. L’auspicio è che anche “la trimestrale” che UCIMU presenterà a fine aprile confermi questa tendenza. Da sempre, infatti, l’indice degli ordini di macchine utensili è considerato un importante indicatore di medio periodo, strumento capace misurare il grado di positività dell’industria italiana, registrando la predisposizione a investire del mercato interno e estero.

E per quello che riguarda l’interno, dobbiamo dire che l’intervento del governo con il Piano Industria 4.0, operativo da inizio 2017, è sicuramente un messaggio forte per tutti coloro i quali operano nel sistema economico del paese.

Per la prima volta dopo decenni, l’Italia si è dotata di una politica industriale chiara, rimettendo l’industria manifatturiera al centro dell’agenda economica del governo.

Le imprese oggi dispongono di un programma compatto e articolato di misure volte a incentivare investimenti in tecnologia. Misure che solo in minima parte e solo in alcuni (pochi) paesi di area euro sono oggi in vigore. Misure pensate per premiare le aziende virtuose, che fanno utili, a patto che abbiano ben chiaro i loro obiettivi e siano disposte a misurarsi veramente con il mondo che cambia.

In questi mesi ho partecipato a numerosi incontri dedicati a Industria 4.0 e alle possibili implicazioni per le PMI italiane.

Si tratta di convegni, approfondimenti, workshop sempre molto partecipati a conferma dell’interesse che suscita il tema. Se infatti è innegabile che l’attenzione sia riconducibile agli incentivi fiscali messi in campo dalle autorità di governo e, in particolare, al provvedimento dell’Iperammortamento, va comunque detto che le imprese sono interessate anche a comprendere il senso e le potenzialità legate allo sviluppo di questo nuovo approccio alla manifattura.

Perché di questo si tratta: di opportunità! Per il settore delle macchine utensili e per i settori a valle della filiera produttiva. Intendendo con ciò l’enorme trasformazione che Industria 4.0 può portare al manifatturiero italiano, vera finalità che le autorità di governo hanno attribuito al Piano Nazionale. Superammortamento al 140%, e Iperammortamento al 250% sono i 2 pilastri principali del programma (oltre al rifinanziamento Nuova Legge Sabatini) pensati per sostenere e stimolare in modo differente il miglioramento della competitività delle imprese.

Con il Superammortamento, chi acquisisce un nuovo macchinario può contare su un incentivo (maggiorazione del 40% sull’ammortamento annuo) per rinnovare e ampliare il parco macchine installato, risultato dalla recente indagine condotta da UCIMU decisamente obsoleto. Circa 13 anni è l’età media delle macchine utensili presenti negli stabilimenti produttivi della meccanica italiana. Il peggior risultato degli ultimi 40 anni. Nella precedente rilevazione (2005) l’età media era risultata pari a 10 anni e 5 mesi.

Con l’iperammortamento (maggiorazione del 150% sull’ammortamento annuo), invece, si intende favorire la trasformazione tecnologica digitale delle imprese, stimolando l’introduzione e la diffusione di sistemi tra loro connessi. In questo caso il nodo focale è la connettività, la digitalizzazione e l’interconnessione di macchine e impianti. Raccolta e gestione dei dati, creazione di una carta d’identità digitale della macchina, controllo a distanza, sistemi di visione e verifica dei processi di lavorazione sono alcuni degli upgrade che diventano ora “centrali” nella progettazione delle macchine.

Le imprese ora hanno a disposizione due strumenti che non possono essere considerati intercambiabili. Super e iper sono – caso mai – complementari, pensati per rispondere a esigenze differenti: aggiornamento tecnologico nel primo caso, rivoluzione organizzativa nel secondo.

Chi fa investimenti che possono essere acquistati in regime di iperammortamento è disposto a rivedere il modo di operare della sua impresa, perché Industria 4.0, più che rivoluzione industriale, è evoluzione tecnologica e rivoluzione nell’organizzazione delle nostre aziende.

In altre parole, visto dall’utilizzatore, l’iperammortamento non è una decisione senza impegni. Esso, infatti, è prodromico ad una attività che potremmo definire di cultura aziendale che obbliga a porsi un quesito: dove voglio collocare la mia azienda nello scacchiere internazionale?

L’auspicio del governo, e anche quello di chi scrive, è che le imprese abbiano il coraggio di ragionare con serietà, su come crescere. Ciò significa: nuove mansioni, nuovi ruoli, nuove professionalità richieste, dunque nuove competenze secondo un approccio, che è, e sarà sempre più, multidisciplinare. E, se pensiamo ai giovani, tutto questo significa nuove possibilità di occupazione, per le quali saranno richieste professionalità articolate e complesse.

Essere ottimisti è un atto dovuto ma per essere convinti che il cambio di passo c’è occorre attendere ancora.