Los Angeles, City of Angels

èItalia 113 – USA

060-061-USA

di Umberto Mucci

Los Angeles è una delle città più importanti degli Stati Uniti e nel corso degli anni il cinema ha contribuito a diffondere questa abbreviazione “City of Angels”, dal nome originario: Città della Chiesa della Nostra Signora degli Angeli del fiume della Porziuncola (chiamato così in omaggio all’omonima chiesa di Assisi). Li è attivo uno dei Consolati più impegnati, con un alto numero di connazionali che ad esso fanno riferimento e, nell’intervista a We the Italians, il Console Antonio Verde ci racconta la sua esperienza.

Console Generale Verde, com’è presente l’Italia nelle zone di competenza del Suo Consolato Generale, ovvero nella California del Sud, Arizona, Nevada e New Mexico?
Si tratta di un’area enorme che registra la presenza di oltre 200.000 italiani (o americani di origine italiana). La maggior parte dei connazionali di questa circoscrizione consolare si concentra nella zona di Los Angeles, ma abbiamo presenze significative anche in tutte le altre aree. A livello istituzionale, in particolare, siamo molto presenti: oltre al Consolato Generale, sono operativi un Istituto di Cultura, un ufficio ICE, una rappresentanza ENIT, e una Camera di Commercio che copre l’intera costa ovest degli USA. È inoltre attiva una estesa rete di consolati onorari che ci permette di prestare assistenza anche dove non abbiamo una presenza diretta. I nostri Consoli Onorari sono molto dinamici e dedicati e rappresentano per noi una risorsa importante.

Come descriverebbe il rapporto tra i nostri connazionali nati in Italia e recentemente emigrati nell’area di Sua competenza, e gli italoamericani di seconda o terza o anche quarta generazione presenti nell’area?
Stanno cominciando a conoscersi meglio, anche grazie al COM.IT.ES e alle varie iniziative del Sistema Italia. C’è da dire che per questa nuova fase c’è stato bisogno di superare qualche vecchio preconcetto dovuto al fatto che si tratta di realtà diverse, sia per provenienza che per formazione e prospettive. Ci sono però molti dei punti d’incontro che vanno incoraggiati ed evidenziati, anche perché, a mio parere, le esperienze delle precedenti generazioni – che sono arrivate qui in condizioni difficili, hanno avuto successo e hanno saputo farsi largo in questa realtà – possono essere assai utili in quanto di esse possono beneficiare anche le nuove generazioni.

Quali sono i luoghi in cui si respira Italia, nelle aree di competenza del suo Consolato? Parliamo di quartieri, monumenti, chiese, parchi…
Sono abbastanza numerosi. Le faccio l’esempio di San Pedro, dove si concentrano i discendenti di nostri connazionali pescatori, soprattutto di provenienza ischitana o di Castellammare del Golfo, che fino a 30-40 anni fa costituivano la metà della flotta peschereccia di Los Angeles. Non a caso, la stessa Los Angeles è gemellata con Ischia, a testimonianza di queste radici profonde e del rapporto con la comunità italiana.
Ci sono altre zone in cui la presenza italiana è più legata al passato ma ha lasciato ugualmente una forte impronte, come la Casa Italiana e la Chiesa di San Pietro a downtown Los Angeles, un quartiere che oggi è diventato prevalentemente una Chinatown e dove la composizione demografica sta ancora cambiando, soprattutto per l’aumento della presenza latina. La Casa Italiana e la Chiesa di San Pietro continuano però a essere frequentate da italiani tenendo viva la nostra tradizione nel paesaggio urbano della città. Un altro luogo importante è quello che ospita le Watts Tower di Simon Rodia, nel quartiere di Watts, appunto, che nelle torri ha trovato un elemento unificante. Il quartiere, non tra i più facili della città, è risultato certamente arricchito dal lascito artistico di un nostro connazionale emigrato che con pazienza, volontà, materiali di risulta e creatività ha costruito queste torri, ormai un simbolo importante della nostra presenza nell’area. Sono lieto che si in atto uno sforzo da parte di Los Angeles affinché esse possano diventare patrimonio dell’UNESCO, e mi auguro che tale iniziativa possa avere il miglior successo. Altre aree che hanno un’importante impronta italiana sono quelle della costa. Come Malibu, dove le strade si chiamano Castellammare, Ischia, Sorrento, Sanremo; e poi c’è il quartiere di Venice, con canali e strade che sono una testimonianza importante dell’amore dei californiani per l’Italia e per le particolarità architettoniche e urbanistiche delle sue città. Riguardo all’italianità dell’area, mi fa infine piacere ricordare che l’Istituto di Cultura realizza Italy Art LA, un sito e un’app (disponibile su iTunes and Google Play) che descrive l’universo variegato dell’esperienza italiana di Los Angeles, sia da un punto di vista di appartenenza etnica che di cultura, come pure per quanto riguarda il patrimonio della nostra alimentazione mediterranea.

Los Angeles è la patria del cinema a livello mondiale. C’è molta Italia anche in questo settore?
Abbiamo sicuramente qui una fortissima presenza italiana, e non soltanto per quanto riguarda gli attori, ma anche per quanto riguarda l’intero universo cinema. Aurelio De Laurentiis è qui spessissimo, Martha De Laurentiis, Giorgio Moroder ed Elisabetta Canalis sono una presenza fissa a Los Angeles. E poi ci sono montatori importanti come Pietro Scalia e Gabriella Cristiani oltre a direttori della fotografia come Dante Spinotti e tanti altri. Sulla loro scia ci sono sempre più giovani decisi a farsi strada qui. Contribuiamo poi ad organizzare vari festival del cinema italiano che portano moltissimi talenti italiani sul mercato californiano e americano. E non dimentichiamo alcuni grandi nomi di italoamericani come Danny De Vito, Ray Liotta, Thomas Arana, Joe Mantegna, Paul Sorvino, Sylvester Stallone e altri, tutti amanti dell’Italia e orgogliosi delle proprie origini.

Cosa le ha dato finora questa esperienza in una città così importante e affascinante come Los Angeles?
Considero una fortuna che la mia missione in California mi abbia dato la possibilità di conoscere tante persone italiane, di origine italiana, ma anche senza nessun legame di sangue con il nostro Paese, se non a livello di emozionale, che costituiscono per noi un patrimonio unico, un tesoro del quale andar fieri per tutto ciò che la nostra Italia riesce ad inspirare nell’animo di chi ama il bello, la passione, la gioia di vivere.


 

Los Angeles, City of Angels

Los Angeles is one of the most important cities in the US and over the years the movies contributed to spread the abbreviation “City of Angels”, from the original Spanish name: “The Town of Our Lady the Queen of Angels of the Porziuncola River” (thus named from the Porziuncola Church in Assisi). Los Angeles also has one of the most important Italian Consulates in the US, with a high number of Italians who refer to it. In this interview with We the Italians, the Consul general Antonio Verde tells us about his experience.

How is Italy present throughout the areas of competence of his Consulate General – namely, in South California, Arizona, Nevada, and New Mexico?
This is a very large area, hosting more than 200,000 Italians (or Americans of Italian origin). Most of them live in Los Angeles, but they are also present in other areas. At an institutional level, Italy is a strong presence. Besides the Consulate General, there are a Cultural Institute, an ICE office, an ENIT representation, and a Commerce Chamber that covers up the entire US West Coast. Moreover, there is a huge network of honorary consulates, which allows us to reach even little-controlled areas. Our Honorary Consuls are very proactive and work-committed: they represent a great resource for us.

What can you tell us about the relationship between our Italian-born compatriots – who have recently migrated to your Consulate District – and the third- or four-generation Italian Americans living in this area?
They are starting to know each other better, thanks to both COM.IT.ES and several initiatives that are being brought here from Sistema Italia. For a period of time, there was the need to surpass old preconceptions, which were mainly due to these communities’ different realities, education, and goes. However, we have to encourage and highlight the common traits between the two communities, as I believe that the experience of the past generations – who arrived here under distressful conditions, but then were able to make it – can be useful for the future generations.

Which are the places in Consulate in which you can most breathe Italy? Any neighborhood, monument, church, park…
They are quite numerous. For example, San Pedro district is a meeting point for the descendants of our compatriot fishermen, mostly coming from Ischia or Castellammare del Golfo, which, up to 30-40 years ago, accounted for a half of the fishing fleet in Los Angeles. No coincidence that LA is twinned with Ischia, which highlights the common roots and the relationship with the Italian community. There are other areas in which we have a more past-oriented Italian presence, which, still, left a significant mark such as the Casa Italiana and the Church of Saint Peter in downtown LA, which became a Chinatown-like district, witnessing an important change in its demographic composition, due to the increasing Latino presence. The Casa Italiana and the Church of Saint Peter are regularly attended by Italian people, which keep the Italian tradition alive in the city.
Another important neighborhood is the Watts District, which takes its name from the Watts Towers by Simon Rodia, thanks to which the district gained a homogeneous profile. Our compatriot Simon Rodia migrated here armed with patience, will, rough belongings, and creativity, and built up these two towers, which are now symbol of his artistic legacy and of the Italian presence in the area. I am glad that LA is planning on making them a UNESCO World Heritage site, and I hope that such initiative could end up being a great success.
Other Italian American neighborhoods are the coastal areas. For example, in Malibu, streets are named “Castellammare,” “Ischia,” “Sorrento,” or “Sanremo”. Then, there is the Venice neighborhood, with his canals and streets, which shows Californians’ love for Italy and its architectural and urban peculiarities. Speaking about the Italian-hood of the area, the Cultural Institute is creating “Italy Art LA,” both a website and an app (available on iTunes and Google Play Store), which describes the variegated universe of the Italian experience of LA, both from an ethnic and a cultural point of view (including the Mediterranean Diet).

Los Angeles is the homeland of cinema at a global level. Is Italy present in this sector?
Italy is strongly present within the US cinema. Aurelio De Laurentiis, Martha De Laurentiis, Giorgio Moroder and Elisabetta Canalis often come to LA. Moreover there are important filmmakers, such as Pietro Scalia and Gabriella Cristiani, as well as directors of photography such as Dante Spinotti. Many young people pursuing their careers in the US cinema are getting inspired by them. We also organize various Italian Cinema festivals that bring many Italian talents to the American market. Let’s not forget, inter alia, some great Italian-American, such as Danny De Vito, Ray Liotta, Thomas Arana, Joe Mantegna, Paul Sorvino, Sylvester Stallone and so on, all passionate about Italy and proud of their roots.

How would you describe this experience so far in such an important and glamorous city like Los Angeles?
I am very lucky because being appointed Consul here in California has given me the opportunity of meeting many people of Italian origin, and people having no blood bond with our country yet feeling emotionally connected to it. They represent a unique heritage for us, as well as a precious resource to be proud of, reminding us of all that Italy offers to those who love beauty, passion, and joy of living.