PMI: digitali per crescere, digitali per competere – di Paolo Ghezzi, Direttore Generale InfoCamere

 Un popolo di santi, poeti, navigatori ma soprattutto di imprenditori. Leggendo i dati della bilancia commerciale 2016 e i resoconti del Pil del primo trimestre dell’anno, dopo quasi un decennio di crisi l’Italia si riscopre patria di imprese (sono oltre 6 Mln) e “culla” di produzioni manifatturiere tra le più pregiate sulla scena mondiale.

Il ritratto di un Paese con grandi capacità produttive ed ancor più grandi potenzialità, a patto di superare vecchi e nuovi ostacoli: da un lato i mai sciolti “lacci e lacciuoli” che imbrigliano chi cerca di fare impresa; dall’altro, un’insidia nuova ma altrettanto pericolosa: il ritardo digitale che affligge la gran parte delle nostre piccole e medie imprese, escludendole dai vantaggi della globalizzazione.

Una delle leve più potenti per colmare questo ritardo sono i ‘Big Data’: raccolte di dati così estese da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per estrarne valore. Il malinteso di fondo da sconfiggere è che – essendo “Big” – questi dati non siano a misura di PMI. E invece a trarre vantaggio da queste risorse sarebbero proprio le imprese più piccole.

Grazie a Internet, alcune di queste informazioni sono già facilmente accessibili da fonti pubbliche – come i registri delle Camere di commercio, gestiti da InfoCamere – che elaborano ogni giorno enormi quantità di dati mettendoli a disposizione in forme semplici e immediate.

Verificare l’esistenza di un’impresa, conoscerne gli amministratori e studiarne il bilancio, ottenere il suo indirizzo di posta elettronica certificata. Strumenti concreti che possono aiutare le PMI a contrastare le asimmetrie informative che, in un’economia sempre più globale, inevitabilmente avvantaggiano i più grandi e forti.

L’ultimo dei servizi in arrivo è una scrivania online dedicata all’imprenditore. Uno strumento immediato, sicuro e accessibile in qualunque momento – con SPID o Carta nazionale dei servizi – da qualunque device per avere subito bilanci, atti, fascicoli e pratiche della propria azienda e per entrare in contatto con altre imprese. Diventando così ogni giorno più innovative e digitali e fare il salto nella dimensione 4.0, l’unica nella quale oggi siamo chiamati a competere.

 “Conoscere per decidere”… e per competere
Questi strumenti di vera ‘democrazia economica’ – pubblici e facilmente accessibili – sono tasselli di quel puzzle che chiamiamo Big Data. La buona notizia per le PMI è che, per usarli, non bisogna avere tutta la ‘scatola’ del gioco: la forza dei Big Data, infatti, è che ciascuno può usare solo quelli che gli servono a costruire una mappa di sviluppo a misura del proprio business.

La sfida della Pubblica amministrazione, delle istituzioni e delle stesse associazioni imprenditoriali è di portare questa ‘buona notizia’ a tutte le PMI, comprese quelle che continuano a pensare che a loro “internet non serve”. A fronte di queste realtà, assistiamo (per fortuna) a fenomeni che stanno trasformando il volto dell’imprenditoria italiana, innovandola. Con l’adozione di modelli collaborativi (è il caso delle 17mila imprese che hanno  aderito ad un contratto di rete), oppure scommettendo su un’idea innovativa da portare su mercati ad elevato valore aggiunto (le famose ‘startup e PMI innovative’ oggi ormai ben oltre 7mila).

Questi nuovi modi di fare impresa hanno in comune l’attenzione all’informazione: su mercati, tecnologie, prodotti, competenze e, prima di tutto, su come monitorare i competitor e come trovare possibili partner.

Per questi imprenditori ‘information is king’ e i Big Data sono le ‘chiavi’ di questo regno in cui tutti possono entrare vestendo i panni dell’imprenditore ‘digitale’.

Un cambiamento oggi inevitabile non solo per chi guarda alla sfida globale, ma anche per chi ha come orizzonte il proprio territorio. Consapevoli che, nell’era dell’iper-informazione e della post-verità, la qualità e l’affidabilità dell’informazione pubblica restano i valori centrali per rendere vivo il motto einaudiano “Conoscere per decidere”.

Paolo Ghezzi
Toscano, 55 anni, è Direttore Generale di InfoCamere dal 2014. Laureato a Pisa in Scienze dell’Informazione, ha svolto la sua carriera all’interno della Società di informatica delle Camere di commercio iniziando come esperto di TLC e networking fino a ricoprire l’incarico attuale. E’ membro del Consiglio di Assinform, l’Associazione nazionale delle principali Aziende di Information Technology operanti in Italia, con delega agli Open Data.