Preserviamo i “valori italici”!

Editoriale di Leonardo Simonelli Santi, Presidente della CCIE di Londra

L’importanza delle business communities italo-estere e il ruolo-chiave delle CCIE

Sull’Italia della crisi, incombe uno spauracchio divenuto famigerato: la fuga dei cervelli, unita alla paura dell’ingresso di aziende estere nel nostro sistema industriale. Queste paure e le relative polemiche sono contrarie all’internazionalizzazione, una sfida inevitabile che, se affrontata con coraggio, non solo può essere vinta, ma può rappresentare un’opportunità di crescita.
Il successo degli Italiani all’estero è legato proprio al coraggio, all’impegno, al valore di accettare la competizione leale come fattore stimolante. È infatti noto il successo di molti Italiani all’estero: è come se noi Italiani, lasciati i confini nazionali, ci impegnassimo di più, e in questo sta forse il nostro “nazionalismo” costruttivo che, da un lato, si integra con il Paese che ci ospita, dall’altro mantiene l’orgoglio delle origini. Ben vengano quindi i movimenti transfrontalieri di uomini e capitali, che non possono che aumentare la fiducia e la comprensione reciproca.
Quando si parla dell’evoluzione delle business communities, viene naturale pensare agli Stati Uniti. Recentemente sono stato a New York, in visita presso la Camera Italo Americana sulla famosa 5th Avenue di Manhattan (dove si trovano anche molti uffici di rappresentanza di aziende italiane). La CCIE di New York – fondata oltre 100 anni fa e “genitrice” di altre quattro Camere Italiane negli Stati Uniti – è infatti un classico esempio di aggregatore che genera e gestisce una business community mista, composta da Italiani che hanno interessi negli Stati Uniti e Americani che ne hanno in Italia.
Particolarmente interessante è il rapporto della CCIE con la business community locale, diverso dalle relazioni con l’Italia “ufficiale” degli ambienti diplomatici. Mentre l’Italia del tricolore vuole innanzitutto affermare l’italianità, la business community camerale agisce invece in modo sostanzialmente apolide: più che sentirsi partecipe di sistemi nazionali in quanto tali, essa si identifica in qualità quali la tradizione, il gusto e la creatività, che potremmo definire “valori italici”.
Un altro punto cardine è rappresentato dall’idea che il business, per essere duraturo, deve portare benefici a più contraenti, anche di nazionalità diversa. Il business quindi integra, include, recupera le differenze, nonché crea fiducia, tendenze, mode.
Le business communities italiane risultano quindi molto utili al nostro Paese e lo potrebbero essere anche di più se si creassero maggiori contatti e connessioni, cosa che appunto le Camere di Commercio Italiane all’Estero cercano di fare. La speranza è di ricevere sempre più sostegno dagli organismi pubblici, in modo da portare avanti l’idea di network di imprese e di professionalità che, da un lato, guardano con interesse e “simpatia” all’Italia, ma al contempo credono in quei valori di apertura e di competenza, di competizione leale, di confronto con gli altri e di propensione verso il miglioramento continuo, in cui mi sembra di rinvenire gli aspetti fondamentali del nostro essere Italiani che vivono in una dimensione globale, che è poi quella del business.


 

Protecting Italian values

The importance of Italian business communities abroad and the key role of the Chambers of Commerce abroad

Editorial by Leonardo Simonelli Santi, President of the CCIE in London

An infamous bogeyman looms over Italy: the brain drain, combined with the fear of foreign businesses entering our industrial system. These fears and the controversies they create go entirely against internationalisation, an inevitable challenge which, if met with courage, can not only be won, but also represent an opportunity for growth.
The success of Italians abroad is due to their courage, their commitment, and their willingness to accept fair competition. The success of Italians abroad is, in fact, well noted: it is as if we became more committed, having left our national borders. Perhaps herein lies our constructive ‘nationalism’ which, on the one hand assimilates itself with the host country, and on the other maintains pride in its roots. Consequently, cross border movements, which can not only increase trust and mutual understanding, are both welcome and crucial.
When one talks of the evolution of business communities, it is only natural to think of the United States. I was recently in New York, and I visited the Italian Chamber of Commerce on the famous 5th Avenue in Manhattan (where you can also find many other branches of Italian companies). The New York Chamber, founded over 100 years ago and seen as the ‘father’ of all the other Italian Chambers in the States, is a classic example of an aggregate which generates and manages a multi-business community, made up of Italians with interest in the United States, and Americans with interests in Italy.
What is particularly interesting is that the relationship the Chamber has with its local business community is different to that of the ‘official’ Italy of its local diplomats. Whilst Italy wants first of all to maintain its national character, the Chamber’s business community instead acts in a significantly less patriotic way. It is about more than feeling part of a national system; Italy identifies itself with such qualities as tradition, good taste and creativity, which we could define as ‘Italian values.’
In order to be long-lasting, a business needs to benefit more contractors from different nationalities. In this way, it can unite differences and build on faith. Italian business communities prove to be very useful for our home country, and could be even more so if they built on their contacts and connections, something which the Italian Chambers of Commerce Abroad are striving to do. The hope is to receive more continual support from public organisms, so as to bring forth the idea of a network of companies and professionals which on the one hand look to Italy with interest and fondness, but at the same time believe in values such as openness, proficiency, fair competition with others, and the propensity towards constant improvement, which I think revives the fundamental aspects of our being Italian people who live on a global scale, which in turn is one of business.