Roma 2017: una spinta a un’Europa che dia più sicurezze e più protezioni.

15284068_1262715333774808_2571856943153913122_nRoma 2017: occasione per rilanciare una Ue che dia sicurezze e protezioni militare, fisica, economica e sociale.

Si è parlato spesso di Wake up call for Europe per eventi molto importanti – che cambiano il contesto europeo e il contesto globale all’interno del quale opera l’Ue – come la Brexit, la questione migratoria, la situazione in Medio oriente e Nord Africa. Per noi il problema non è tanto che la sveglia è suonata, ma che sembra che poi ci si sia riaddormentati. Bisogna dare attuazione a questa sveglia.
C’è una fondamentalmente, grande questione: la paura dei cittadini europei.
Paura del terrorismo, di perdere il posto di lavoro, di non ritrovarlo, paura dell’immigrato (non è un giudizio ma una costatazione).
Di fronte a queste paure l’Ue è vista finora o come addormentata (non sempre bella) oppure come parte del problema. Noi siamo convinti che l’addormentata debba svegliarsi e che possa essere parte della soluzione. Occorre avviare con l’appuntamento di Roma per il sessantesimo anniversario dei trattati, il 25 marzo, una spinta a un’Europa che dia più sicurezze e più protezioni. L’Europa delle sicurezze e delle protezioni, militare, fisica, economica e sociale è il messaggio che deve essere lanciato.
Proprio su questi temi vorremmo che si adottasse, a marzo, una ‘dichiarazione di Roma’ e si lanciasse un ‘processo di Roma’ che avvii questo cammino.
Sul tema del nostro ruolo nella Nato poi dico che ci vorremmo rimanere, ma meglio e in maniera più efficace. Bisogna lavorare per spendere meno e meglio insieme e ora ci sono le condizioni politiche per lavorare su questo.
A proposito del processo di uscita della Gran Bretagna dall’Ue, infine, c’è chi aveva definito la Brexit un’opportunità, ma ora che Theresa May ha dichiarato di volere una Brexit completa. Non sarà altro che un processo di limitazione dei danni, che credo saranno maggiori per la Gran Bretagna che per l’Ue.
Vorremmo utilizzare le energie per pensare a un futuro comune per l’Europa, non alla Brexit.
Il modo in cui l’Europa risponderà può evitare ulteriori Brexit, è chiaro che se l’Ue resta ferma allo status quo potrebbe venire in mente a qualcun altro, ma non credo che accadrà.

Roma, 25 Gennaio – audizione al Senato.