Sarà sempre la Cina il futuro della moda italiana

Il racconto di Mario Boselli, appena tornato da un viaggio in Cina

di Mario Boselli, Presidente Onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana

Il viaggio di Mario Boselli, presidente onorario della Camera della moda con delega all’internazionalizzazione, è servito sia a rafforzare i rapporti con le istituzioni locali sia a perfezionare la partecipazione di giovani stilisti cinesi alla settimana della moda di Milano.
“Mi trovavo a Pechino proprio nei giorni della bufera sulle Borse, dopo Ferragosto: credo che in molti si aspettassero lo scoppio, per così dire, della bolla finanziaria, perché i tassi di crescita della piazza di Shanghai, oltre il 100% da inizio anno, non erano sostenibili – racconta Boselli –. Ma resto ottimista sul medio termine, perché l’economia reale del Paese è solida e, nel bene e nel male, a Pechino c’è un Governo che può prendere decisioni forti e metterle in pratica in pochi giorni, se non ore”.

Come quella sugli investimenti in infrastrutture legate alla mobilità interna: “I grandi marchi italiani, quelli con fatturati vicini o superiori al miliardo di euro, hanno negozi a Pechino, Shanghai, Shenzen (12 milioni di abitanti, ndr) e in moltissime altre metropoli ‘minori’, le cosiddette città di secondo e terzo ‘tier’. Le aziende più piccole, con fatturati dai 100 milioni in su, non possono avere un’espansione retail simile, ma devono concentrarsi in particolare su Pechino e Shanghai, perché è lì che trovano e sempre di più troveranno i loro clienti ‘ideali’, quei cinesi di classe media che non vanno a fare shopping di lusso nelle grandi capitali europee, ma che stanno sviluppando rapidamente un appetito per l’abbigliamento di qualità e, va da sé, per il Made in Italy”.
Boselli suggerisce inoltre di investire sull’e-commerce, che in Cina cresce ancora più rapidamente che altrove.

“Non dobbiamo avere paura di questa nuova generazione di creativi, sia perché arricchiscono l’offerta di abbigliamento a livello globale sia perché quasi sempre usano tessuti italiani”, conclude Boselli.


China is the Future of Italian Fashion

Mario Boselli travelled to China

Honorary president of the National Chamber for Italian Fashion for internationalisation, Mario Boselli’s trip to China served to both strengthen relationships with local institutions and to further encourage the participation of young Chinese designers in Milan Fashion Week.

“I was in Beijing during the days of the stock market storm in August. I think many people were expecting the financial bubble to burst, as the stocks had surged over 100% since the start of the year in Shanghai, which was just not sustainable” says Boselli. “But I remain optimistic medium-term, because the real economy of the country is solid and, for better or worse there is a government in Beijing that can make strong decisions and put them into practise within days, if not hours”.

Such as the decision on investments in infrastructure for internal mobility. “The big Italian brands – those with a turnover of one billion euros or more – have shops in Beijing, Shanghai, Shenzhen (12 million inhabitants, Ed.) and many other ‘minor’ metropolises, the so-called second and third tier cities. The smallest companies – those turning over at least 100 million euros – cannot expand in the same way, but must focus on Beijing and Shanghai in particular, because that is increasingly where their ‘ideal’ clients are. That is the Chinese middle class who don’t go on luxury shopping sprees in the European capitals but are rapidly developing an appetite for good quality clothing and, of course, for the “Made in Italy” brands, explains Boselli.
Boselli also recommends investing in e-commerce, which is growing even faster in China than elsewhere.

“We must not fear this new generation of creatives, both because they are enriching the offer of clothing at a global level, and because they invariably use Italian fabrics” Boselli concludes.