SEMPRE MENO ARTIGIANI


Il preoccupante crollo di nuovi apprendisti, soprattutto a causa della perdurante crisi.

Che l’Italia non fosse più un Paese di artigiani era chiaro a molti già da anni, soprattutto considerando le difficoltà che sempre più spesso si incontrano, in particolare nelle grandi città, a reperire un fabbro, un falegname o anche solo un idraulico o un elettricista.

A confermare questa sensazione, gli ultimi dati nazionali evidenziano come, soprattutto in questi ultimi anni, ci sia stato un crollo quasi verticale dei nuovi giovani apprendisti che avrebbero dovuto appunto garantire un ricambio soprattutto ai vecchi artigiani andati perlopiù in pensione.

Una sorta di trend storico, che lega il calo di apprendisti e dunque di futuri artigiani, alla crisi economica. In sostanza accade che le piccole imprese e i micro-laboratori non ce la fanno a sopportare l’impiego di manodopera giovane, perché oppressi dalla crisi. Ma,  non c’è da sottovalutare anche un aspetto più strettamente sociologico, che ha visto con il tempo calare sensibilmente la considerazione economica, e quindi sociale, del mestiere di artigiano, considerato sempre più un lavoro si serie B, rispetto ad altre occupazioni.

Al di là della necessità di rilanciare la crescita e conseguentemente anche l’occupazione, è necessario recuperare la svalutazione culturale che ha subito in questi ultimi decenni il lavoro artigiano.

Dunque, per il rilancio dell’artigianato, una volta vero e proprio fiore all’occhiello del Made in Italy, non sarà sufficiente l’uscita dall’attuale stato di crisi economica, ma ci vorrà anche uno sforzo culturale, attraverso la valorizzazione delle “eccellenze” del territorio, che porti a una radicale riconsiderazione del valore sociale del lavoro artigianale. Una prospettiva assolutamente da perseguire, perché potrebbe aprire tante nuove opportunità di lavoro a migliaia e migliaia di giovani.