Trump studia i dazi “punitivi” da applicare sui prodotti europei

Già subito dopo l’elezione di Donald Trump come 45esimo Presidente degli Stati Uniti le aziende esportatrici europee temevano un forte rallentamento dell’interscambio con Washington a causa delle politiche protezionistiche promosse dal tycoon in campagna elettorale.

Ci ha pensato il Wall Street Journal ad alimentare le preoccupazioni riguardo ad un aumento dei dazi per i prodotti provenienti dal blocco europeo: secondo le anticipazioni del celebre quotidiano i dazi “punitivi” fino al 100% riguarderanno prodotti come la Vespa della Piaggio, l’acqua minerale gassata Perrier (commercializzata dalla multinazionale svizzera Nestlè che produce anche la San Pellegrino) e il formaggio Roquefort proveniente dalla Francia.

Dietro questa decisione ci sono le proteste dei produttori di carne di manzo americani secondo i quali l’Unione Europea non ha rispettato gli accordi presi nel 2009 che avevano come obiettivo principale liberalizzare l’entrata sul mercato europeo della carne americana di alta qualità non trattata con ormoni.

Tuttavia il limite di 20mila tonnellate (quantità salita poi a 45mila tonnellate nel 2013) non è stato riservato solo agli Stati Uniti, ma anche a Paesi terzi come Australia, Canada, Nuova Zelanda e Argentina che hanno nel tempo fatto una fortissima concorrenza ai produttori americani.

A tal proposito Assocarni nei mesi scorsi ha sottolineato il divieto assoluto di importare carne agli ormoni in Europa ma allo stesso tempo ha spinto per il riconoscimento a favore degli USA di un contingente ad hoc per le carni di alta qualità.

Naufragato il TTIP, che avrebbe annullato questi limiti all’esportazione americana di carne ottenuta senza l’utilizzo di ormoni, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Unione Europea di “trovare una soluzione tecnica, perché non è corretto che Paesi Terzi utilizzino la quota dei contingenti concessi per compensare un danno ricevuto soltanto dagli Stati Uniti, fatto tra l’altro riconosciuto anche dal WTO”.

Le ripercussioni sull’export italiano

Ritornando alle anticipazioni del Wall Street Journal, Trump applicherà un dazio sul prodotto simbolo del Made in Italy: la Vespa. E non a caso il titolo Piaggio in questi giorni ha ceduto circa il 3% a piazza Piazza Affari dopo che nell’ultimo mese ha visto un’importante crescita del 20%.

Ma l’azienda di Pontedera ha precisato che il mercato a stelle e strisce rappresenta circa il 5% del fatturato totale e che nella fattispecie il provvedimento riguarderà soltanto il 2% dello stesso. I dirigenti Piaggio hanno comunque sottolineato che è necessario utilizzare la giusta cautela fino a quando le misure adottate non saranno ufficiali.

E in effetti ad oggi è difficile immaginare quale sarà lo scenario nel medio-lungo periodo: basti pensare che Trump negli ultimi giorni ha ritrattato l’invito fatto ai suoi sostenitori di boicottare i prodotti Apple, accusata di “aiutare i terroristi islamici”.

Infatti Dan Scavino, direttore dei social media della Casa Bianca, ha affermato nei giorni scorsi che il tycoon ha ricominciato ad usare un iPhone per “cinguettare” dal suo profilo Twitter. Inoltre non è da considerare in secondo piano il ruolo dell’organizzazione mondiale del commercio (WTO) che ha il delicato compito di fare da mediatore tra le parti.

Per quanto riguarda le imprese esportatrici italiane è importante ricordare lo studio di Prometeia che ha simulato uno scenario definito realistico, secondo cui i dazi doganali sui prodotti tricolore aumenterebbero per una cifra intorno agli 800 milioni, ovvero il 2% del totale esportato dall’Italia verso gli Stati Uniti.

Tra i comparti più colpiti ci saranno quelli “tradizionali” dell’export nostrano come agroalimentare, moda, calzature e design che pagheranno una maggiorazione dei dazi totale attorno ai 345 milioni di euro.

Più leggera in previsione la ricaduta su meccanica e mezzi di trasporto, materiali da costruzione, metallurgia e settore chimico-farmaceutico. Non a caso l’indiscrezione del Wall Street Journal ha colpito un’icona italiana come la Vespa della Piaggio che, nell’immaginario del consumatore americano, rappresenta uno dei simboli di stile, tradizione e design tipici del nostro Paese.

Il segnale inviato da Washington alle PMI esportatrici italiane in questa direzione è molto forte.

Infine una chiusura sul settore Food che, in caso di forti azioni di tipo protezionistico da parte del governo Trump, potrebbe subire in misura maggiore gli effetti nefasti dell’Italian Sounding: secondo Federalimentare nel 2016 il Belpaese ha esportato nel mercato statunitense 3,8 miliardi di euro di prodotti agroalimentari (+5,7% rispetto al 2015), mentre le importazioni di beni alimentari made in USA hanno subito un calo del 12,8% passando da 1,1 miliardi di euro nel 2015 a 975 milioni nel 2016.

Fonte: Exportiamo.it