Una vita da mediano tra globalizzazione e impoverimento


“Una vita da mediano”… cantava Ligabue, descrivendo con una metafora calcistica la situazione di chi si trova a stare nel “mezzo” della società… “sopportando anni di fatica e botte, ma potendo anche vincere i mondiali”. Il mediano controlla la zona centrale del campo, recupera i
pallonie li passa ai compagni per costruire l’azione offensiva. Descrizione molto calzante per rappresentare la situazione delle cosiddette classi medie, che negli ultimi decenni hanno percepito un aumento del loro livello di disuguaglianza.

La disuguaglianza, certo… problema tornato al centro del dibattito di economisti, sociologi, uomini politici a livello mondiale, tanto da far dire a Christine Lagarde nel 2018, ancora direttore del Fondo Monetario Internazionale: Ridurre le diseguaglianze non è solo un fatto moralmente e politicamente corretto, ma anche una questione di buona economia, perché le diseguaglianze pongono problemi in termini di economia e sviluppo”. Affermazione per la verità un poco tardiva da parte della responsabile di una delle istituzioni che nel passato con le sue politiche ha contribuito non poco a innalzare questi livelli, ma… meglio tardi che mai! 

In verità la disuguaglianza si è ridotta a livello mondiale, ma è aumenta nei singoli Paesi e soprattutto tra le classi sociali, e chi ne ha fatto le spese sono stati soprattutto gli esponenti di quella classe media che specialmente a partire dalla grande crisi del 2008, ha percepito un vero e proprio impoverimento: nei redditi e nei patrimoni, ma anche nel riconoscimento del proprio ruolo nella società!

Nel 2012, Branco Milanovic (economista della Banca Mondiale), studiando la distribuzione del reddito aveva disegnato il “famoso” grafico a “proboscide di elefante”, che riporta i vincitori e i perdenti dei processi di globalizzazione. Chi perdeva, in termini di incremento del reddito, erano quelli che si trovavano al centro… i mediani della squadra di calcio dello sviluppo e questa situazione è confermata dai dati più recenti, solo che cresce ulteriormente la quota di reddito (e anche di ricchezza) dei più ricchi dei ricchi!


Dal secondo dopoguerra la classe media è stata la “spina dorsale” dei processi di sviluppo per le economie occidentali: il motore dell’ascensore sociale che in tanti Paesi consentiva ai figli di avere una vita migliore e più dignitosa dei loro padri, che con lavoro, tenacia e spesso passione, nell’economia e nelle professioni hanno fornito la benzina per alimentare da un lato il “sogno americano”, dall’altro il continuo processo di accumulazione nelle economie occidentali, per costruire società non troppo squilibrate e un modello di sviluppo diffuso e abbastanza solidale.

Poi, dagli anni Ottanta, il registro è cambiato: nuovi protagonisti sono apparsi sulla scena mondiale, in primo luogo la Cina e anche altri Paesi asiatici stanno spostando il baricentro della crescita, ma soprattutto il volto finanziario della globalizzazione ha acuito le distanze tra chi più aveva e chi – pur trovandosi in una posizione di rispetto – si è trovato relativamente più povero. E i “mediani” sono divenuti “difensori”, si sono sentiti in qualche modo assediati da queste dinamiche e sotto alcuni aspetti ne sono rimasti vittime.

È accaduto anche in Italia, anzi da noi la situazione è anche peggiore, perché la crescita degli asset finanziari nei portafogli ha penalizzato le persone più orientate all’investimento in beni reali come le abitazioni. E la diseguaglianza cresce via via che il rendimento delle attività finanziarie aumenta rispetto a quello delle attività non finanziarie. 

Certo nel Bel Paese la diseguaglianza complessiva è minore che negli Stati Uniti, ma le prospettive future sono incerte: in particolare per i cosiddetti millennials, che ovunque stano peggiorando la loro posizione rispetto ai loro genitori, perché affrontano un mercato del lavoro stagnante, denso di precarietà e incertezza sul futuro. E ci si mette pure la minore mobilità intergenerazionale, dove la situazione di partenza delle famiglie, influenza di più quella dei figli. Solo Cina e Brasile fanno peggio di noi, mentre gli altri Paesi con cui ci confrontiamo sono molto più mobili dal punto di vista generazionale, danno quindi maggiori opportunità alle nuove generazioni. 

Il resto lo fa l’invecchiamento: l’Istat, nel recentissimo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile, ci dice che la soddisfazione per la propria vita decresce all’aumentare dell’età, così come il giudizio negativo sulle prospettive future.


Diseguaglianza e prospettive incerte acuiscono il disagio di “chi sta in mezzo”! 
Per questo i mediani in molti casi hanno perso la pazienza: secondo uno studio di Daniela Chiaroni, Francesco Bloise e Mario Pianta sul nesso tra disuguaglianza e voto, un aumento della disuguaglianza di 10% è associato a una diminuzione del 6% della preferenza per i partiti tradizionali (mainstream) a fronte della crescita del voto a Lega e 5 Stelle: la prima cresce soprattutto dove più marcato è l’impoverimento delle classi medie, ossia dove i redditi mediani si avvicinano a quelli del 25% più povero della popolazione, mentre il Movimento 5 stelle ha un maggiore successo nelle aree a maggiore livello di precarizzazione. 

Anche la disaffezione politica è dovuta alla crescita della disuguaglianza e alla riduzione del reddito, e si traduce in un aumento dell’astensionismo che esprime una maggiore sfiducia nei confronti delle istituzioni.


Indipendentemente da valutazioni di ordine politico è evidente che occorra rinfrancare una classe media che ha percepito un iniquo impoverimento, per evitare che il malcontento si trasformi nella “rabbia degli esclusi”, come è accaduto già in altri Paesi (pensiamo alla vicina Francia).

All’inizio di un nuovo anno, e con alle spalle l’approvazione travagliata della manovra economica per il 2020, c’è quindi l’effettiva urgenza di mettere mano a politiche che restituiscano fiducia e anche un nuovo senso di appartenenza alla classe dei mediani… quella che nelle partite di calcio, con sacrificio e capacità di regia, passa la palla, imposta la manovra di una squadra e… può (ancora) condurla alla vittoria!

di Gaetano Fausto Esposito – Segretario Generale di Assocamerestero

Gaetano Fausto Esposito, economista si occupa di analisi economica e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. È autore di numerosi saggi sui temi che riguardano i regimi capitalistici, l’economia finanziaria e dello sviluppo, l’economia industriale, l’analisi economico-territoriale e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. Già direttore dell’Area Studi e ricerche dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne, componente dell’Unità di valutazione degli investimenti pubblici e docente di Economia applicata in diversi Atenei, attualmente insegna presso l’Università telematica Universitas mercatorum ed è Segretario Generale di Assocamerestero (l’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero).