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	<title>ItalPlanet</title>
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	<title>ItalPlanet</title>
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		<title>Libro Agenda Edizione 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 15:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Agenda Made in Italy]]></category>
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		<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Libro &#8211; Agenda edizione 2020</p>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="whYfKR5JiZ"><p><a href="https://www.italianicomenoi.it/agenda-2020/">Libro &#8211; Agenda edizione 2020</a></p></blockquote>
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		<title>Una vita da mediano tra globalizzazione e impoverimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 12:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assocamerestero]]></category>
		<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Una vita da mediano”… cantava Ligabue, descrivendo con una metafora calcistica la situazione di chi si trova a stare nel “mezzo” della società… “sopportando anni di fatica e botte, ma potendo anche vincere i mondiali”. Il mediano controlla la zona centrale del campo, recupera ipallonie li passa ai compagni per costruire l’azione offensiva. Descrizione molto calzante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Una vita da mediano”… cantava Ligabue, descrivendo con una metafora calcistica la situazione di chi si trova a stare nel “mezzo” della società… “sopportando anni di fatica e botte, ma potendo anche vincere i mondiali”. Il mediano controlla la zona centrale del campo, recupera ipallonie li passa ai compagni per costruire l’azione offensiva. Descrizione molto calzante per rappresentare la situazione delle cosiddette classi medie, che negli ultimi decenni hanno percepito un aumento del loro livello di disuguaglianza.<br />
La disuguaglianza, certo… problema tornato al centro del dibattito di economisti, sociologi, uomini politici a livello mondiale, tanto da far dire a Christine Lagarde nel 2018, ancora direttore del Fondo Monetario Internazionale: “Ridurre le diseguaglianze non è solo un fatto moralmente e politicamente corretto, ma anche una questione di buona economia, perché le diseguaglianze pongono problemi in termini di economia e sviluppo”. Affermazione per la verità un poco tardiva da parte della responsabile di una delle istituzioni che nel passato con le sue politiche ha contribuito non poco a innalzare questi livelli, ma… meglio tardi che mai! <br />
In verità la disuguaglianza si è ridotta a livello mondiale, ma è aumenta nei singoli Paesi e soprattutto tra le classi sociali, e chi ne ha fatto le spese sono stati soprattutto gli esponenti di quella classe media che specialmente a partire dalla grande crisi del 2008, ha percepito un vero e proprio impoverimento: nei redditi e nei patrimoni, ma anche nel riconoscimento del proprio ruolo nella società!<br />
Nel 2012, Branco Milanovic (economista della Banca Mondiale), studiando la distribuzione del reddito aveva disegnato il “famoso” grafico a “proboscide di elefante”, che riporta i vincitori e i perdenti dei processi di globalizzazione. Chi perdeva, in termini di incremento del reddito, erano quelli che si trovavano al centro… i mediani della squadra di calcio dello sviluppo e questa situazione è confermata dai dati più recenti, solo che cresce ulteriormente la quota di reddito (e anche di ricchezza) dei più ricchi dei ricchi!</p>
<p>Dal secondo dopoguerra la classe media è stata la “spina dorsale” dei processi di sviluppo per le economie occidentali: il motore dell’ascensore sociale che in tanti Paesi consentiva ai figli di avere una vita migliore e più dignitosa dei loro padri, che con lavoro, tenacia e spesso passione, nell’economia e nelle professioni hanno fornito la benzina per alimentare da un lato il “sogno americano”, dall’altro il continuo processo di accumulazione nelle economie occidentali, per costruire società non troppo squilibrate e un modello di sviluppo diffuso e abbastanza solidale.<br />
Poi, dagli anni Ottanta, il registro è cambiato: nuovi protagonisti sono apparsi sulla scena mondiale, in primo luogo la Cina e anche altri Paesi asiatici stanno spostando il baricentro della crescita, ma soprattutto il volto finanziario della globalizzazione ha acuito le distanze tra chi più aveva e chi – pur trovandosi in una posizione di rispetto – si è trovato relativamente più povero. E i “mediani” sono divenuti “difensori”, si sono sentiti in qualche modo assediati da queste dinamiche e sotto alcuni aspetti ne sono rimasti vittime.<br />
È accaduto anche in Italia, anzi da noi la situazione è anche peggiore, perché la crescita degli asset finanziari nei portafogli ha penalizzato le persone più orientate all’investimento in beni reali come le abitazioni. E la diseguaglianza cresce via via che il rendimento delle attività finanziarie aumenta rispetto a quello delle attività non finanziarie. <br />
Certo nel Bel Paese la diseguaglianza complessiva è minore che negli Stati Uniti, ma le prospettive future sono incerte: in particolare per i cosiddetti millennials, che ovunque stano peggiorando la loro posizione rispetto ai loro genitori, perché affrontano un mercato del lavoro stagnante, denso di precarietà e incertezza sul futuro. E ci si mette pure la minore mobilità intergenerazionale, dove la situazione di partenza delle famiglie, influenza di più quella dei figli. Solo Cina e Brasile fanno peggio di noi, mentre gli altri Paesi con cui ci confrontiamo sono molto più mobili dal punto di vista generazionale, danno quindi maggiori opportunità alle nuove generazioni. <br />
Il resto lo fa l’invecchiamento: l’Istat, nel recentissimo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile, ci dice che la soddisfazione per la propria vita decresce all’aumentare dell’età, così come il giudizio negativo sulle prospettive future.</p>
<p>Diseguaglianza e prospettive incerte acuiscono il disagio di “chi sta in mezzo”! Per questo i mediani in molti casi hanno perso la pazienza: secondo uno studio di Daniela Chiaroni, Francesco Bloise e Mario Pianta sul nesso tra disuguaglianza e voto, un aumento della disuguaglianza di 10% è associato a una diminuzione del 6% della preferenza per i partiti tradizionali (mainstream) a fronte della crescita del voto a Lega e 5 Stelle: la prima cresce soprattutto dove più marcato è l’impoverimento delle classi medie, ossia dove i redditi mediani si avvicinano a quelli del 25% più povero della popolazione, mentre il Movimento 5 stelle ha un maggiore successo nelle aree a maggiore livello di precarizzazione. <br />
Anche la disaffezione politica è dovuta alla crescita della disuguaglianza e alla riduzione del reddito, e si traduce in un aumento dell’astensionismo che esprime una maggiore sfiducia nei confronti delle istituzioni.</p>
<p>Indipendentemente da valutazioni di ordine politico è evidente che occorra rinfrancare una classe media che ha percepito un iniquo impoverimento, per evitare che il malcontento si trasformi nella “rabbia degli esclusi”, come è accaduto già in altri Paesi (pensiamo alla vicina Francia).<br />
All’inizio di un nuovo anno, e con alle spalle l’approvazione travagliata della manovra economica per il 2020, c’è quindi l’effettiva urgenza di mettere mano a politiche che restituiscano fiducia e anche un nuovo senso di appartenenza alla classe dei mediani… quella che nelle partite di calcio, con sacrificio e capacità di regia, passa la palla, imposta la manovra di una squadra e&#8230; può (ancora) condurla alla vittoria!</p>
<p>di Gaetano Fausto Esposito – Segretario Generale di Assocamerestero<br />
Gaetano Fausto Esposito, economista si occupa di analisi economica e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. È autore di numerosi saggi sui temi che riguardano i regimi capitalistici, l’economia finanziaria e dello sviluppo, l’economia industriale, l’analisi economico-territoriale e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. Già direttore dell’Area Studi e ricerche dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne, componente dell’Unità di valutazione degli investimenti pubblici e docente di Economia applicata in diversi Atenei, attualmente insegna presso l’Università telematica Universitas mercatorum ed è Segretario Generale di Assocamerestero (l’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero).</p>
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		<title>Export Made in Italy, trend di fine anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eunice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 15:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Export]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’export italiano ha sostanzialmente confermato le stime 2019, pur con un lieve rallentamento, il quadro internazionale (in primis, i dazi dell’amministrazione Usa), determineranno un ulteriore frenata nel 2020, poi dal 2021 si prevede una ripresa. Basata sulle aspettative di un miglioramento del quadro macro internazionale. Sono le principali evidenze che emergono dal rapporto Export Update 2019-2022, che individua, anche per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p> Fonte: iStock<br />
L’export italiano ha sostanzialmente confermato le stime 2019, pur con un lieve rallentamento, il quadro internazionale (in primis, i dazi dell’amministrazione Usa), determineranno un ulteriore frenata nel 2020, poi dal 2021 si prevede una ripresa.<br />
Basata sulle aspettative di un miglioramento del quadro macro internazionale. Sono le principali evidenze che emergono dal rapporto Export Update 2019-2022, che individua, anche per ogni singoli settore, quali sono i mercati sui quali le imprese dovrebbe puntare.<br />
Leggi l&#8217;articolo completo su PMI.it</p>
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		<title>Nasce Confindustria Nautica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 13:37:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al termine delle due assemblee di fine anno, tenute rispettivamente a Genova e Milano, i Soci di Ucina e Nautica Italiana hanno approvato il percorso che porterà entro il 31 gennaio 2020 alla loro riunificazione in CONFINDUSTRIA NAUTICA, la sigla associativa che riunirà il comparto nautico nazionale sotto un’unica rappresentanza.  Genova 19 dicembre 2019 – Sarà un percorso articolato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al termine delle due assemblee di fine anno, tenute rispettivamente a Genova e Milano, i Soci di Ucina e Nautica Italiana hanno approvato il percorso che porterà entro il 31 gennaio 2020 alla loro riunificazione in CONFINDUSTRIA NAUTICA, la sigla associativa che riunirà il comparto nautico nazionale sotto un’unica rappresentanza. <br />
Genova 19 dicembre 2019 – Sarà un percorso articolato quello che porterà a una rappresentanza nazionale unitaria del settore industriale e della filiera della nautica, sotto il nome di CONFINDUSTRIA NAUTICA. Il primo fondamentale passo è stato compiuto dalle Assemblee di Nautica Italiana e di UCINA, rispettivamente di ieri 18 e oggi 19 dicembre, che hanno votato rispettivamente lo scioglimento di Nautica Italiana e il cambio di denominazione e il nuovo Statuto da parte di Ucina.<br />
Le assemblee di fine anno, infatti, sono il primo dei passaggi del processo di riunificazione fissati da Confindustria e condivisi dai rispettivi Consigli di Presidenza delle due Associazioni, che si concluderà il 31 gennaio 2020, al termine dell’espletamento delle condizioni, anche tecniche, cui deve essere data attuazione e che dovrà avere luogo nel rispetto del perimetro dello Statuto e dei valori di Confindustria.<br />
Poiché la casa comune sarà quella di Confindustria, lo statuto resterà quello di UCINA, integrato ovviamente con alcune modifiche richieste dai Soci di Nautica Italiana, che sono state accolte e votate dall’assemblea dei Soci UCINA.<br />
Non meno di 45 aziende di Nautica Italiana, infatti, che rispettano i requisiti previsti da Confindustria dovranno aderire entro il 31 gennaio prossimo, secondo le modalità fissate dal ‘Protocollo di intenti per la riunificazione’, al fine di rendere operativo l’accordo che prevede l’affiancamento dei rappresentanti delle due associazioni.<br />
La compagine presidenziale vedrà Saverio Cecchi, restare in carica come presidente, con Lamberto Tacoli che ne diverrà il Vice Presidente vicario. Al termine del periodo transitorio, che porterà all’elezione di un nuovo Presidente e della squadra dei  Vice Presidenti, i due diventeranno entrambi Past President di Confindustria Nautica.<br />
“I miei principali obiettivi sono stati il completamento delle importanti modifiche del nostro Statuto per essere sempre più inclusivi, una particolare attenzione al Mezzogiorno e, soprattutto, la riunificazione della rappresentanza della filiera nautica” – commenta Saverio Cecchi Presidente di Ucina Confindustria Nautica, che aggiunge – “In questa giornata di grande soddisfazione, vorrei condividere la mia gioia con i miei Vice Presidenti, che mi hanno accompagnato in questo cammino, Lamberto Tacoli, che ha contribuito a renderlo possibile, ma soprattutto con tutti i Soci. Ora daremo il via a un importante piano strategico per il settore ”.<br />
“La votazione di oggi – commenta Lamberto Tacoli, Presidente di Nautica Italiana – rappresenta l’approdo finale di un percorso di riavvicinamento durato per buona parte degli ultimi nove mesi. Il mio augurio per il futuro è che questa realtà associativa, che ci vedrà finalmente riuniti sotto un unico tetto confindustriale, possa rispondere in maniera forte alle opportunità rappresentate dal futuro del comparto, dalla sua internazionalizzazione alla valorizzazione della filiera interna. Spero, infine, che l’avvio operativo di Confindustria Nautica riesca a far mettere da parte gli individualismi, che ci hanno tenuti distanti nel passato, al fine di percorrere insieme un percorso di ulteriore consolidamento del nostro comparto”.</p>
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		<title>Al via il nuovo “Corporate Car Sharing” di A2A</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eunice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 10:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
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		<category><![CDATA[Sistema Paese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Migliorare la qualità della vita lavorativa dei dipendenti e i servizi a loro disposizione per svolgere al meglio le attività professionali. Ma anche allargare i benefici dell’ufficio al tempo libero e alla vita familiare. Questo l’obiettivo del gruppo A2A: di recente abbiamo introdotto la possibilità per i lavoratori di usufruire delle auto aziendali anche oltre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Migliorare la qualità della vita lavorativa dei dipendenti e i servizi a loro disposizione per svolgere al meglio le attività professionali. Ma anche allargare i benefici dell’ufficio al tempo libero e alla vita familiare. Questo l’obiettivo del gruppo A2A: di recente abbiamo introdotto la possibilità per i lavoratori di usufruire delle auto aziendali anche oltre l’orario di lavoro.Si tratta del &#8220;Corporate Car Sharing, una nuova idea di mobilità per il lavoro e il tempo libero&#8221; che va di pari passo con il rinnovo del parco mezzi.<br />
A2A CORPORATE CAR SHARING<br />
A2A Corporate car sharing nasce in occasione del rinnovo parco auto aziendale. In una logica consolidata di attenzione al benessere del lavoratore prende vita l’idea di estendere l’utilizzo dei nuovi veicoli anche durante il tempo libero.In termini pratici questo significa, ferma restando la priorità all’utilizzo lavorativo, che le macchine del gruppo possono ora essere prenotate e utilizzate dai dipendenti, anche per un intero weekend, con tariffe agevolate rispetto al car sharing esterno.In un’ottica di semplificazione aziendale e immediatezza si fa smart anche la procedura per prenotare l’auto, che può essere riservata in anticipo o presa in base alle necessità. Il servizio, infatti, si appoggia su una piattaforma innovativa e i dipendenti hanno a disposizione l’App “Ald Car Sharing” che consente la prenotazione dei viaggi sia per motivi di lavoro che personali e che offre altre informazioni sull’utilizzo del veicolo, gli spostamenti e l’elenco di tutti i percorsi effettuati. <br />
A2A E LA SOSTENIBILITÀ<br />
Oltre che benefici per i lavoratori e per l’azienda che ottimizza le sue risorse, il progetto ha anche una forte valenza ambientale perché, grazie alla condivisione, consente di ridurre i veicoli in circolazione con ripercussioni positive sulla sostenibilità collettiva anche grazie all’introduzione di alcune motorizzazioni a metano. Anche questa iniziativa contribuisce allo sviluppo della Citta2a, dove i servizi sono pensati per migliorare lo stile di vita delle persone sempre nel rispetto dell’ambiente.</p>
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		<title>Parte l’Innovation Hub di Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eunice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 10:14:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Terna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato inaugurato questa settimana, presso la sede Terna di Pero, alla presenza dell’Assessora alla Trasformazione Digitale del Comune di Milano Roberta Cocco, del membro del collegio dell’ARERA On. Stefano Saglia e della Presidente Catia Bastioli, l’Innovation Hub di Milano, il terzo su territorio nazionale dopo quelli di Torino e Napoli. Attraverso l’interazione e lo scambio con realtà esterne [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato inaugurato questa settimana, presso la sede Terna di Pero, alla presenza dell’Assessora alla Trasformazione Digitale del Comune di Milano Roberta Cocco, del membro del collegio dell’ARERA On. Stefano Saglia e della Presidente Catia Bastioli, l’Innovation Hub di Milano, il terzo su territorio nazionale dopo quelli di Torino e Napoli.<br />
Attraverso l’interazione e lo scambio con realtà esterne come Università, centri di ricerca, startup e imprese, l’Innovation Hub diventerà un laboratorio dove creare, sviluppare e testare concretamente nuove idee; l’integrazione di competenze nuove e sinergiche sarà quindi il cardine di questa esperienza. L’Innovation Hub di Milano si muoverà in ambito «Analytics &amp; Energy Systems», per sviluppare strumenti e competenze per una gestione della rete elettrica sempre più “intelligente” attraverso l’elaborazione e l’interpretazione di dati e lo sviluppo di algoritmi e strumenti avanzati di simulazione e previsione. L’hub di Milano si articolerà in due distinti laboratori: uno dedicato all’ Energy Tech, per abilitare i progetti di innovazione del system operator e condurre sperimentazioni e uno focalizzato sugli Advanced Analytics, per interagire con startup e aziende innovative in un ambiente appositamente realizzato.<br />
Il progetto fa parte del piano di innovazione e digitalizzazione a livello nazionale per il quale Terna investirà circa 700 milioni di euro nei prossimi 5 anni. L’obiettivo, in uno scenario energetico sempre più complesso, è quello di sviluppare prototipi di idee innovative focalizzate sulle nuove tendenze tecnologiche rilevanti per l’Azienda grazie alla creazione di gruppi di lavoro composti da soggetti differenti per provenienza e competenze. I progetti che verranno avviati favoriranno la diffusione della cultura dell’innovazione, la creazione di future professionalità di eccellenza e lo sviluppo di soluzioni industriali che possano avere implementazione su più larga scala. <br />
“Siamo orgogliosi di proseguire in questo percorso di innovazione che si propone di creare sinergie tra le persone e le professionalità di Terna e le eccellenze del territorio. L’obiettivo è quello di sviluppare idee e percorsi innovativi a beneficio di una rete elettrica sempre più moderna, efficiente, flessibile, sostenibile e soprattutto in grado di favorire la transizione energetica in atto. L’Innovation Hub di Milano, inoltre, è la conferma della centralità di questo territorio nella strategia della Società; la Lombardia è la prima regione per investimenti Terna nel Nord Italia con 516 milioni di euro pianificati nei prossimi 5 anni e, proprio a Milano, si è conclusa recentemente la fase più significativa dell’opera di ammodernamento della rete a 220 kV della città con la sostituzione di 47 Km di vecchi cavi in olio fluido risalenti agli anni ’50 con nuovi cavi più efficienti e sostenibili” ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Terna, Luigi Ferraris.</p>
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		<title>L&#8217;agroalimentare a Natale,  è la prima voce di spesa per le famiglie italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eunice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 10:14:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Food & Beverage]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’agroalimentare con regali enogastronomici, pranzi e cenoni è quest’anno la voce più importante del budget che le famiglie italiane destinano alle feste di fine anno, con una spesa complessiva per imbandire le tavole del Natale e del Capodanno di circa 5 miliardi di euro, l’11% in più dello scorso anno. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti/Ixe’ [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agroalimentare con regali enogastronomici, pranzi e cenoni è quest’anno la voce più importante del budget che le famiglie italiane destinano alle feste di fine anno, con una spesa complessiva per imbandire le tavole del Natale e del Capodanno di circa 5 miliardi di euro, l’11% in più dello scorso anno. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti/Ixe’ “Il Natale nel piatto” presentata in occasione dell’Assemblea nazionale, con i nuovi trend 2019 sui cesti enogastronomici del Natale con l’esposizione guidata e la sfilata dei dolci tipici locali.<br />
La maggior parte della spesa alimentare delle feste è dedicata al pranzo di Natale che l’85% degli italiani, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’, consumerà nelle case. Se nel menu della vigilia molto gettonato è il pesce, a Natale prevale la carne e vincono bolliti, arrosti e fritti, dall’agnello al tacchino, ma anche minestre, zuppe, paste ripiene, cappelletti in brodo e pizze rustiche.<br />
Rilevante è anche l’impegno ai fornelli con una media di 3,8 ore per cucinare le pietanze da servire. In particolare la maggioranza del 36%  resterà in cucina meno di tre ore, il 16% da tre a cinque ore e il 18% oltre cinque ore tra coloro che rispondono. Il ritorno in cucina  è accompagnato anche dalla tendenza verso una scelta attenta degli ingredienti, con una predisposizione elevata alla ricerca di materie prime fresche e genuine.<br />
Lo dimostra il fatto che quasi un italiano su tre (30%) ha scelto quest’anno di regalare per le festività vini, spumanti o prodotti alimentari tipici da mettere sotto l’albero ed imbandire le tavole delle feste dove sempre più spesso si parla di cibo e ricette. Si registra quest’anno  una spinta verso regali utili che privilegia l’enogastronomia, per l’affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola, che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici che ricordano i sapori e i profumi della tradizione del territorio. Il regalo di prodotti dell’enogastronomia è quello meno riciclato ma, da segnalare, è anche  la preferenza accordata all’acquisto di prodotti Made in Italy per aiutare l’economia nazionale o garantire maggiori opportunità di lavoro a sostegno della ripresa.<br />
Molto diffuso l’omaggio dei cesti enogastronomici, accanto all’immancabile panettone infatti si sta affermando la ricerca minuziosa di, formaggi, salumi, conserve del contadino, paste di grani italiani antichi, carne delle razze nazionali toriche, dalla chianina alla piemontese, e vini autoctoni dietro ai quali si nasconde una storia da raccontare sulla tavole della festa dove sempre più spesso si parla di origine della materia prima, di stagionatura, invecchiamento o recupero di varietà a rischio di estinzione da valorizzare in cucina.<br />
Per la ricerca del regalo c’è la tendenza dunque a scovare la curiosità e il miglior rapporto prezzo/qualità nei diversi luoghi di acquisto senza preclusioni, dalla grande distribuzione ai piccoli negozi, da internet fino ai mercatini. Sette italiani su dieci (70%) frequentano quest’anno i tradizionali mercatini di Natale che si moltiplicano nelle piazze italiane durante le feste e tra questi ben la metà (50%) vi acquista proprio prodotti enogastronomici per conciliare il relax con la possibilità di fare acquisti di curiosità e novità ad originalità garantita. La migliore garanzia sull’originalità dei prodotti alimentari in vendita è quella della presenza personale del produttore agricolo che può offrire oltre ad assaggi diretti anche informazioni dirette sul luogo e sui metodi di produzione utilizzati. Una opportunità che è sostenuta in Italia dalla rete dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove è possibile acquistare senza intermediazione direttamente dai produttori cibi locali a chilometri zero che non devono essere trasportati da migliaia di chilometri di distanza e garantiscono maggiore freschezza.<br />
“Dalle scelte di acquisto di questi giorni dipende il futuro di centinaia di migliaia di aziende italiane con un impatto rilevante sul lavoro e sull’economia Made in Italy ma anche la difesa del patrimonio di biodiversità, dell’ambiente e il contrasto alla crisi climatica” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’invitare ad acquistare italiano e a riscoprire i prodotti della tradizione del Natale in un Paese come l’Italia che è leader nella qualità e nella sicurezza alimentare.  “L’agricoltura italiana – conclude Prandini – è la più green d’Europa con 299 specialità Dop/Igp/Stg riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5125 prodotti tradizionali, la leadership nel biologico con 72mila operatori del biologico, il primato della sicurezza alimentare mondiale con il maggior numero di prodotti regolari per la presenza di residui chimici”</p>
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		<title>Il Ministero della Giustizia ed Enel siglano intesa per la formazione professionale dei detenuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eunice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 10:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enel]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Promuovere il lavoro penitenziario attraverso l’istruzione e la formazione professionale dei detenuti nell’ambito del progetto “Mi riscatto per il futuro”. È l’obiettivo del Protocollo d’intesa che il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e l’Amministratore Delegato di Enel, Francesco Starace, hanno siglato ieri in via Arenula. Il progetto punta a realizzare un programma formativo qualificante in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Promuovere il lavoro penitenziario attraverso l’istruzione e la formazione professionale dei detenuti nell’ambito del progetto “Mi riscatto per il futuro”. È l’obiettivo del Protocollo d’intesa che il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e l’Amministratore Delegato di Enel, Francesco Starace, hanno siglato ieri in via Arenula.<br />
Il progetto punta a realizzare un programma formativo qualificante in favore dei detenuti, finalizzato all’acquisizione di competenze spendibili nel mondo del lavoro. In particolare negli istituti penitenziari saranno attivati percorsi, modulari e flessibili per contenuti e durata, per favorire il recupero e l’acquisizione di abilità e competenze individuali e individuare possibili inserimenti lavorativi professionalizzanti per i detenuti.<br />
L’intesa trova fondamento, da una parte, sulle esperienze positive già sperimentate dal Gruppo Enel per promuovere una formazione professionale sempre più indirizzata alle specifiche esigenze del mondo del lavoro e, dall’altra, sull’impegno del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di sviluppare attività lavorative in favore dei detenuti, al fine di ridurre il rischio di recidiva e favorire il loro reinserimento nella società.<br />
L’accordo prevede inoltre la possibilità di sviluppare ulteriori progetti congiunti, anche in campo internazionale: in questo senso, sarà a breve avviata una collaborazione nell’ambito del progetto di implementazione del lavoro di pubblica utilità nel sistema penitenziario di Città del Messico. Saranno individuate, inoltre, aree di intervento per rendere più sostenibili le strutture penitenziarie attraverso soluzioni di efficientamento energetico e lo sviluppo di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.<br />
&#8220;Oggi si concretizza &#8211; ha affermato il Guardasigilli &#8211; un importante impegno preso, un percorso virtuoso di collaborazione che mi auguro possa diventare un modello da ripetere. Il nostro impegno non mira solo alla rieducazione del detenuto ma comprende anche la sicurezza della collettività, perché quando un detenuto esce dal carcere, grazie a progetti come questo, difficilmente torna a delinquere&#8221;.<br />
“Siamo particolarmente orgogliosi di aver sottoscritto un accordo che permetta un più rapido abbandono della ‘zona grigia’, quella tra l’uscita dal carcere e il reinserimento nella società civile, favorendo l&#8217;ingresso dei detenuti nel mondo del lavoro per ridurre il rischio di incorrere negli stessi errori del passato. – ha commentato l’Amministratore Delegato di Enel Francesco Starace &#8211; L’obiettivo è proporre una formazione professionale in linea con la rapida evoluzione del mondo del lavoro. I progetti che saranno sviluppati grazie al protocollo confermano l’impegno che Enel si è assunta per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite; in particolare per una crescita e una istruzione eque e inclusive”.</p>
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		<title>Programma Tempest: Leonardo svela una nuova tecnologia radar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eunice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 09:41:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Company]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leonardo, presso il suo sito di Luton nel Regno Unito, ha dimostrato le capacità di una nuova tecnologia di allerta radar (radar receiver/warner technology) come parte delle attività in corso di sviluppo per il Tempest, il programma per un sistema aereo da combattimento di nuova generazione che vedrà Regno Unito, Italia e Svezia collaborare per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Leonardo, presso il suo sito di Luton nel Regno Unito, ha dimostrato le capacità di una nuova tecnologia di allerta radar (radar receiver/warner technology) come parte delle attività in corso di sviluppo per il Tempest, il programma per un sistema aereo da combattimento di nuova generazione che vedrà Regno Unito, Italia e Svezia collaborare per il progetto. Nel corso di una dimostrazione in laboratorio, dedicata al Ministero della Difesa britannico e agli altri partner del Team Tempest, il nuovo sensore ha mostrato una capacità di rilevamento quattro volte superiore rispetto a quelle di un radar “warning/receiver” tradizionale, pur essendo di dimensioni dieci volte inferiori paragonato a un sistema standard.<br />
Leonardo UK è una delle quattro società del Team Tempest che, sotto l’egida del Ministero della Difesa britannico, sta sviluppando un sistema aereo da combattimento di ultima generazione per il Regno Unito e le nazioni partner. Le attività sono iniziate nel 2018; successivamente Italia e Svezia hanno annunciato l’intenzione di aderire al progetto.Il ruolo di Leonardo è quello di sviluppare la sensoristica del Tempest e di integrarla nel sistema di missione della piattaforma. La società è già al lavoro per la realizzazione di alcune delle avanzate tecnologie del nuovo programma, in linea con la tabella di marcia che prevede l’entrata in servizio del primo velivolo con la Royal Air Force nel 2035.<br />
Una delle aree di sviluppo, che è stata al centro della dimostrazione, è proprio la capacità di allerta radar del velivolo. Questa tecnologia viene utilizzata per rilevare i segnali in radiofrequenza (RF) emessi da radar potenzialmente ostili, usando queste informazioni per una varietà di impieghi, compreso l’allerta dell’operatore nel caso in cui un nemico stia cercando di “agganciare” il velivolo. Questi sensori possono anche supportare funzioni di intelligence e identificazione. In prospettiva, i radar nemici potrebbero utilizzare una gamma di tecnologie e tecniche software per rendere più difficile l&#8217;identificazione dei loro segnali. Ciò significa che i sensori del Tempest dovranno essere capaci di contrastare queste tecniche ed essere sufficientemente flessibili per poter essere aggiornati di pari passo con le minacce emergenti.<br />
La riduzione del peso e delle dimensioni della nuova tecnologia d’allerta radar di Leonardo, così come i ridotti consumi energetici, renderanno possibile l’integrazione del sensore in un sistema multifunzionale. Questa è una delle innovazioni pensate per il Tempest, che potrebbe vedere una serie di sensori multiuso distribuiti attorno al velivolo &#8211; capaci di rilevare e monitorare contemporaneamente aerei nemici, missili e altre minacce in arrivo da tutte le direzioni &#8211; pienamente integrati con il radar frontale.</p>
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		<title>Arriva la prima carta d’identità  per identificare il &#8220;fake food&#8221; Made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eunice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 09:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte della Tavola]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[N. 18 Italplanet Magazine Nov-Dic/19]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante le feste quasi sei italiani su dieci (63%) colgono l’occasione per mangiare fuori casa soprattutto alla ricerca dei piatti tipici della tradizione locale, nella propria città o in vacanza in Italia e all’estero. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ “Il Natale nel piatto” presentata in occasione dell’Assemblea nazionale, con la preparazione dei piatti sbagliati per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante le feste quasi sei italiani su dieci (63%) colgono l’occasione per mangiare fuori casa soprattutto alla ricerca dei piatti tipici della tradizione locale, nella propria città o in vacanza in Italia e all’estero. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ “Il Natale nel piatto” presentata in occasione dell’Assemblea nazionale, con la preparazione dei piatti sbagliati per aiutare a non cadere nelle trappole. Il rischio “tarocco” riguarda soprattutto l’estero ma anche le località nazionali più turistiche dove è bene tenersi alla larga dai ristoranti che offrono ricette stravolte come la cotoletta alla milanese preparata con carne di pollo o maiale, fritta nell’olio di semi al posto della carne di vitello fritta nel burro e fuggire rapidamente di fronte ad una locanda che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano.<br />
Tra i piatti più traditi ci sono la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte ma non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Un inganno che colpisce anche la tradizione siciliana con la pasta alla norma preparata spesso con semplice formaggio grattugiato al posto della ricotta salata. Ma tra i falsi culinari più spacciati figurano anche il tiramisù con la panna al posto del mascarpone e gli spaghetti alla bolognese, una invenzione per stranieri completamente sconosciuta nella città emiliana. Un pericolo che riguarda l’Italia ma soprattutto l’estero proprio nei ristoranti italiani sono serviti ingredienti Made in Italy taroccati in più di due piatti su tre – denuncia Coldiretti – e ad essere portate in tavola sono le più bizzarre versioni delle ricette tradizionali per non parlare poi della pizza che viene offerta nelle versioni più inimmaginabili, da quella hawaiana con l’ananas a quella di pollo.<br />
Proprio per identificare i veri ristoranti italiani e proteggerli dai fake e dall’utilizzo di prodotti tricolori tarocchi arriva la prima carta d’identità ideata da Coldiretti e Asacert, azienda di certificazione e ispezione con esperienza pluriennale e accreditamenti internazionali. Grazie a un apposito protocollo basato sulla rispondenza dei fornitori, dei menù e della carta dei vini, sarà infatti possibile identificare i ristorantiche sono davvero italiani e non solo di nome e di “facciata”, ovvero sul piano delle materie prime, dello staff e soprattutto della tradizione culinaria e della proposta enogastronomica. La certificazione “ITA 0039 | 100% ItalianTaste” è nata, infatti, dalla necessità di difendere, promuovere e valorizzare il patrimonio agroalimentare italiano, non solo a livello di prodotto ma anche sul piano della distribuzione enogastronomica. “La mancanza di chiarezza sulle ricette Made in Italy offre terreno fertile alla proliferazione di prodotti alimentari taroccati all’estero che valgono 100 miliardi di euro e causano un danno economico e di immagine alle esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori originali.” conclude il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.</p>
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