Expatriamo: crescono gli italiani in fuga per lavoro

Sono moltissimi gli italiani che dal 2008 al 2016 hanno scelto di espatriare verso Paesi in grado di offrire loro maggiori opportunità lavorative: in questi 9 anni ben 509.000 cittadini del Belpaese si sono cancellati dalle liste dell’anagrafe nazionale per spostare la propria residenza all’estero. Questo è il dato emerso dal rapporto “Il lavoro dove c’è”, presentato a Roma lo scorso 21 giugno 2017 dall’osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro.

Negli ultimi anni molti dei nostri connazionali, giovani e meno giovani, fuggono dalla Penisola per ricercare luoghi dove è più facile trovare lavoro. Le destinazioni più attrattive sono state Germania (20 mila trasferimenti di residenza nel solo 2015), Gran Bretagna e Francia.

Il flusso degli espatriati ha subito un significativo incremento proprio a partire dal 2008. In quell’anno si registravano circa 61 mila partenze, che nel 2012 divennero circa 100 mila e nel 2015 circa 147 mila.

In questo dinamismo migratorio, tra il 2008 e il 2016, circa 300 mila cittadini dell’Est dell’Europa residenti in Italia, decidono di rientrare nella patria di origine (principalmente Romania, Polonia, Ucraina e Moldavia), in quanto la loro permanenza in Italia non era più giustificata dai redditi percepiti.

Particolare è la situazione in Inghilterra nel post Brexit. Un sondaggio condotto dall’Ufficio Scientifico dell’Ambasciata Italiana a Londra mostra come l’82% dei nostri connazionali operanti nel settore accademico britannico (rappresentando la seconda comunità straniera più numerosa) stiano valutando di lasciare il Regno Unito come effetto della decisione del Paese di lasciare l’Unione Europea e che circa un terzo di loro ha in mente di tornare in Italia. Le motivazioni sono le più varie: fine dei finanziamenti dell’Unione Europea alla ricerca, calo di studenti dal continente, diminuzione degli scambi scientifici e crescente dissenso verso la politica del governo britannico nei confronti inter-università.

I flussi migratori interni

Tra il 2008 e il 2016 anche il flusso di trasferimenti interno all’Italia ha registrato un ampio tasso di crescita: più di 380 mila persone, residenti nel Mezzogiorno, si sono trasferite nelle regioni del Centro-Nord. Gli spostamenti più intensi sono partiti da Campania (160 mila disiscritti all’anagrafe dei comuni), Puglia e Sicilia (73mila).

Le regioni che hanno accolto maggiormente i cittadini sono state Lombardia (+102mila), Emilia Romagna (+82mila), Lazio (+51mila) e Toscana (+54mila).

“L’Italia è un Paese con opportunità molto diverse ed una situazione di disomogeneità interna che non ha pari in Europa. Per questo motivo i cambi di residenza da una regione ad un’altra sono notevoli e frequenti”, si legge nel rapporto citato.

Continua quindi a crescere il divario tra il Nord e il Sud del Paese, che costringe ancora oggi molti italiani ad ampliare la ricerca del lavoro oltre i confini regionali.

Trovare lavoro all’interno dei confini del comune di residenza risulta sempre più complicato. Questo “privilegio” riguarda principalmente gli occupati tra i 15 ed i 64 anni residenti in 13 grandi comuni con oltre 250 mila abitanti, come ad esempio Genova, Roma e Palermo, dove si registrano, nel 2016, oltre il 90% di occupati residenti.

Altro dato messo in evidenza dal rapporto, mostra come negli ultimi anni il lavoro presso le città di residenza sia diminuito notevolmente, mentre le opportunità sarebbero distribuite in modo disomogeneo lungo il territorio.

Come è facile immaginare, Milano è l’epicentro degli spostamenti interprovinciali del Paese, soprattutto grazie alle brevi distanze a all’intensità delle occasioni di lavoro ed ai trasporti efficienti. Le provincie maggiormente coinvolte nel discorso sono Monza e Brianza, seguite da Varese, Bergamo e Pavia.

Fonte: Exportiamo, di Riccardo Ciabattoni