Italia–Regno Unito, un partner fondamentale per il futuro del Made in Italy

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Italia e Regno Unito mantengono un rapporto economico strategico, capace di resistere ai cambiamenti della Brexit e alle incertezze internazionali. Londra resta un mercato fondamentale per le imprese italiane e un interlocutore per investimenti, innovazione e collaborazioni industriali.

  • Nel 2025 le esportazioni italiane verso il mercato britannico hanno raggiunto 27 miliardi di euro.
    Il primo semestre 2026 segnala però un rallentamento: secondo l’Ambasciata d’Italia a Londra, l’interscambio ha superato 17 miliardi, in diminuzione del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
    L’export italiano si è attestato a 13,2 miliardi, in calo del 5,8%, conservando un ampio saldo positivo. Agroalimentare, mezzi di trasporto e macchinari guidano le vendite, affiancati da metallurgia, moda e accessori.

La relazione va oltre il commercio: oltre duemila imprese italiane operano nel Regno Unito, contribuendo a settori quali energia, infrastrutture, manifattura e farmaceutica. Una presenza che testimonia il radicamento del nostro sistema produttivo e la capacità di costruire valore attraverso investimenti e competenze.

Un nuovo impulso arriva dalla missione londinese del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, avviata il 30 ottobre.
Al centro degli incontri, cooperazione tecnologica, attrazione degli investimenti, materie prime critiche e prospettive comuni nell’intelligenza artificiale, nella difesa, nello spazio e nel nucleare di nuova generazione.
Urso ha ribadito il valore strategico del Regno Unito per l’Italia, sottolineando che la Brexit non ha fermato scambi, investimenti e collaborazioni industriali. Per il ministro, occorre ora rafforzare le alleanze tra imprese e sviluppare nuove sinergie nell’intelligenza artificiale, nella ricerca, nell’energia, nella difesa e nello spazio, trasformando le competenze dei due Paesi in opportunità di crescita. Il confronto con la Camera di Commercio Italiana nel Regno Unito conferma il valore delle reti imprenditoriali nel collegare i due mercati.

Il giudizio finale è positivo, ma richiede concretezza: il calo delle esportazioni invita a rafforzare l’accompagnamento delle imprese, soprattutto quelle piccole e artigiane. Qualità e reputazione del Made in Italy devono tradursi in distribuzione, servizi e presenza continuativa.
La prospettiva più promettente è unire il saper fare italiano alle competenze britanniche nella ricerca e nella finanza, trasformando una relazione consolidata in nuove opportunità di crescita.