di Gaetano Fausto Esposito e Pietro Spirito
C’è un antico proverbio dei nativi americani secondo cui non ereditiamo la terra dai nostri antenati, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli. La centralità della sfida per la sostenibilità ambientale viene riproposta dall’ultimo rapporto GreenItaly, realizzato da Unioncamere-Centro Studi Tagliacarne e Fondazione Symbola: nello studio si evidenzia uno scenario favorevole per diverse parti del Mezzogiorno.
La pandemia ha rallentato i progressi nel raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite: mentre dal 2011 al 2019 l’Italia presentava il 60,5% delle misure in miglioramento e il 20,5% in peggioramento, nel 2020 la quota in miglioramento scende al 42,5% e sale al 37% quella in peggioramento. Dobbiamo quindi rimetterci in carreggiata, accelerando il passo.
L’Europa, con il Green New Deal, si è data l’obiettivo sfidante della neutralità carbonica entro 2050, con un traguardo intermedio già ambizioso al 2030 (-55% di emissioni). Nel 2020 sono stati raggiunti nuovi record di potenza elettrica rinnovabile installata nel mondo, pari all’83% della crescita dell’intero settore elettrico nell’anno.
In Italia lo scorso anno il 37% dei consumi elettrici è stato soddisfatto da fonti rinnovabili. Tuttavia, la potenza installata è ancora distante dai target di neutralità climatica previsti per il 2030; per raggiungerli nel 2030 dovremo installare circa 70 GW di rinnovabili nei prossimi 10 anni: sarebbe necessario installare 7 GW all’anno, ma nel 2020 siamo rimasti a 0,9.
In alcuni comparti registriamo punte di eccellenza. Siamo, ad esempio, leader nell’economia circolare, con un riciclo sulla totalità dei rifiuti – urbani e speciali – del 79,4%: un risultato ben superiore alla media europea (49%) e a quella degli altri grandi Paesi come Germania (69%), Francia (66%) e Regno Unito (57%) con un risparmio annuale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nelle emissioni.
Il sistema produttivo ha svolto un ruolo primario nella transizione ambientale. Nel quinquennio 2016-2020 il 32% delle imprese nell’industria e nei servizi (441.415 imprese) ha investito in tecnologie e prodotti green, che salgono al 36% nella manifattura (84.810 delle imprese). È nella produzione di veicoli, e nella filiera produttiva dell’auto. che si gioca la partita più importante della riorganizzazione industriale green nel nostro Paese, in quanto siamo ancora uno dei sistemi automotive più importanti del mondo, con un fatturato di oltre 106 miliardi, pari al 6,2% del PIL. In Italia, la produzione di auto elettriche e ibride, che nel 2019 era solo lo 0,1%, nel 2020 è salita al 17,2%, mentre nel primo trimestre 2021 è arrivata al 39,5%.
Analizzando la distribuzione delle imprese eco-investitrici per macro-ripartizioni geografiche, il Nord-Ovest si conferma l’area più dinamica (39,1%), anche se i divari con le restanti zone del Paese non determinano un netto squilibrio territoriale, perché sia il Nord-est (31,4%) sia il Mezzogiorno (29,7%) sono sostanzialmente vicini alla media nazionale. Il Centro registra una incidenza di imprese investitrici più bassa (26,3%), scontando al suo interno una maggiore presenza di imprese dei servizi. L’analisi della distribuzione geografica delle imprese che hanno investito in prodotti e tecnologie green tra il 2016 ed il 2019 e/o investiranno nel 2020 conferma la Lombardia come la regione che ha la concentrazione di valori più elevati: quasi 90 mila imprese, il 20,3% del totale nazionale.
Tra le regioni più attive si conferma la Campania, con poco più di 46 mila unità, pari al 10,4% delle imprese eco-investitrici del Paese. Questo indicatore si apprezza maggiormente quando verifichiamo che in Campania queste imprese più della metà di quelle lombarde, a fronte di una economia che pesa solo il poco più di un quarto.
Analizzando, invece, le incidenze sui totali regionali, ben 10 regioni sono sopra la media nazionale (31,9%), con il primato del Molise (62,5%) ed il quarto posto della Campania (39,3%).
A livello provinciale, in termini assoluti, Milano guida nettamente la graduatoria staccando le altre province e confermando la sua leadership: 35.352 imprese eco-investitrici (40% delle imprese della provincia), l’8,0% delle imprese investitrici nazionali. Seguono Roma, che sconta le difficoltà evidenziate dal settore dei servizi, con 20.443 imprese, e Torino (17.600); subito dopo tre province della Campania (Salerno, Napoli e Caserta con rispettivamente 14.987, 12.665 e 11.734 imprese) a confermare la buona performance regionale evidenziata anche in precedenza.
In termini di incidenza delle imprese che investono in tecnologie green sul totale, è Caserta a guidare la graduatoria nazionale con il 64,3%. Insomma, la Campania in particolare, ed il Mezzogiorno in generale, evidenziano una adeguata attenzione industriale sulle tematiche dello sviluppo economico sostenibile ed ambientalmente compatibile. È un ottimo punto di partenza su cui innestare un’azione delle istituzioni territoriali, per disegnare una traiettoria di crescita economica nel solco degli obiettivi di sostenibilità, facendo della regione un punto di eccellenza dello sviluppo eco-sostenibile.
Gaetano Esposito – Direttore generale Centro Studi G. Tagliacarne
Pietro Spirito – Universitas Mercatorum
