mercoledì, Settembre 9, 2026
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Rapporto CCIC sullo stato di salute delle imprese italiane in Cina

Dal 1 al 13 marzo 2023 la Camera di Commercio Italiana in Cina ha condotto un sondaggio sullo stato di salute delle imprese italiane in Cina. Si tratta di un documento di particolare importanza, in quanto fotografa lo stato di salute delle nostre imprese e il loro clima di fiducia dopo un 2022 che è stato per la maggioranza di esse un anno di riduzione del fatturato e della creazione di valore.
Ha preso parte all’indagine il 70% delle aziende associate alla Camera di Commercio Italiana in Cina al marzo 2023 (310 risposte, con un leggero incremento rispetto all’ultimo sondaggio condotto a luglio 2022), a dimostrazione della grande attenzione che la comunità imprenditoriale italiana sta riservando al monitoraggio dell’andamento del business delle aziende italiane in Cina.

Paolo Bazzoni, presidente della camera di commercio italiana in Cina

“Analizzando lo stato di salute delle nostre imprese nel 2022 – si legge nel documento – emerge una tendenziale e prevedibile recessione, contraddistinta da un anno di fatturato in calo e un generale aumento dei costi. Il quadro del bilancio finanziario nel 2022 non è stato molto positivo. Solo il 39% ha raggiunto gli obiettivi messi a budget per l’anno, mentre ben il 61% non ha raggiunto i KPI in termini di fatturato – tra questi quasi il 18% ha chiuso l’anno in perdita. Ad aver sofferto maggiormente sono state le aziende dell’agroalimentare, del design e in generale tutte quelle realtà legate al retail e ai beni di consumo. Mettendo a confronto il 2022 con il 2021, quasi metà delle nostre aziende ha subito una diminuzione delle entrate, e oltre un terzo ha avuto una contrazione superiore al 30%”. “Tra le principali sfide a cui le imprese hanno dovuto far fronte – spiega il rapporto – c’è stata la frammentazione della catena di approvvigionamento. Se le problematiche legate alla logistica si sono fortemente attenuate rispetto al 2021, con un generale miglioramento, soprattutto nel trasporto via mare, i costi legati alla “supply chain” sono però generalmente aumentati rispetto all’epoca pre- pandemica. I dati dello scorso luglio erano piuttosto allarmanti: il 60% delle aziende italiane aveva registrato un aumento dei costi pari al 60%, e per il 40% il rincaro superava il 50%. A marzo 2023, all’indomani quindi dell’emergenza pandemica, il 69% delle aziende dichiara comunque un aumento dei costi della catena di approvvigionamento pari ad almeno il 30%. Il rincaro dei costi della “supply chain” continua dunque, ancora oggi, a incidere negativamente sul bilancio delle nostre aziende”.

Questo rapporto è l’ultimo di una serie di indagini condotte dalla CCIC rispettivamente nei mesi di marzo, aprile e luglio 2022.

Per maggiori informazioni, visita il link https://cameraitacina.com/resources/it/resource/rapporto-ccic-sullo-stato-di-salute-delle-imprese-italiane-in-cina-2/

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