La calzatura italiana non è soltanto moda, design ed export: è un patrimonio di competenze, territori e saperi tramandati nel tempo.
È questo il messaggio che emerge dalla 102ª edizione di MICAM Milano, in corso a Fieramilano Rho dal 13 al 15 settembre 2026, dove il percorso per il riconoscimento dell’Arte Italiana della Calzatura come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO assume un ruolo centrale.
Promossa da Assocalzaturifici, la candidatura punta infatti non a tutelare semplicemente un prodotto, ma quel patrimonio immateriale fatto di manualità, conoscenze tecniche, creatività e capacità di innovazione che caratterizza i principali distretti calzaturieri italiani. Il Comitato promotore, presieduto da Giovanna Ceolini, coinvolge Museimpresa, CERCAL e Politecnico Calzaturiero e lavora, in collaborazione con la Cattedra UNESCO dell’Università UnitelmaSapienza, alla predisposizione del dossier e al coinvolgimento delle comunità produttive.
Un progetto che acquista ancora maggiore significato proprio al MICAM, vetrina internazionale di un settore che continua a rappresentare una delle espressioni più riconoscibili del Made in Italy. L’edizione di settembre riunisce 758 marchi, 378 italiani e 380 internazionali, provenienti da 29 Paesi, mentre i buyer coinvolti arrivano da circa 130 Paesi, confermando Milano come piattaforma globale per il business della calzatura.
Il legame tra saper fare e made in Italy è stato sottolineato anche nel messaggio istituzionale del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha ribadito la centralità della moda e delle sue filiere come uno dei pilastri dell’industria nazionale e della presenza italiana sui mercati internazionali. Un richiamo che rafforza il valore della candidatura UNESCO: tutelare il saper fare significa anche consolidare la competitività di un sistema produttivo che fonda il proprio successo sulla qualità, sulla creatività e sulla riconoscibilità del Made in Italy.
Il riconoscimento UNESCO potrebbe quindi diventare anche uno strumento di valorizzazione economica e internazionale: rafforzare la percezione della qualità italiana, sostenere i territori produttivi e soprattutto favorire la trasmissione delle competenze alle nuove generazioni.
Una prospettiva particolarmente importante in una fase complessa per il settore: dopo un 2025 chiuso con 12,8 miliardi di euro di fatturato e 11,5 miliardi di export, nei primi tre mesi del 2026 il giro d’affari ha registrato una nuova flessione del 2,7%.
La sfida, dunque, va oltre il mercato. Portare l’arte della calzatura italiana verso l’UNESCO significa riconoscere che dietro una scarpa Made in Italy esiste un patrimonio fatto di persone, botteghe, imprese, distretti e cultura produttiva. Un autentico Sense of Italy, nel quale il prodotto diventa espressione dell’identità di un Paese e del suo straordinario saper fare.
