Alla Fiera del Levante “Made in Puglia. Fatto da donne”. Le imprese guidate da donne rappresentano il 23,2% del sistema produttivo regionale. Crescono le società di capitali
Sono 86.644 le imprese femminili registrate in Puglia, il 23,2% del totale, una quota superiore alla media nazionale del 22,3%. Un tessuto imprenditoriale che negli ultimi anni mostra anche una progressiva evoluzione verso forme societarie più strutturate: rispetto al 2019 le società di capitali femminili pugliesi sono cresciute del 18,7%, contro il +15,8% registrato a livello nazionale.
Sono alcuni dei dati illustrati da Tiziana Pompei, vice segretaria generale di Unioncamere, nel corso di “Made in Puglia. Fatto da donne. Donne alla guida delle filiere del Made in Italy pugliese”, l’incontro svoltosi questa mattina alla Fiera del Levante, promosso dalla Casa del Made in Italy di Bari del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in collaborazione con la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto. L’evento ha riunito protagoniste d’eccezione del mondo imprenditoriale e rappresentanti delle istituzioni per confrontarsi sulle sfide e sui successi del Made in Italy pugliese.
«Le oltre 86mila imprese femminili pugliesi non rappresentano una componente marginale della nostra economia, ma una parte strutturale del sistema produttivo regionale – ha dichiarato Vincenzo Cesareo, presidente di Unioncamere Puglia e della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto –. Ma questi numeri vanno letti soprattutto dentro le filiere. È nelle relazioni tra produzione, trasformazione, servizi, distribuzione e mercati che si crea valore. Entrare in una rete significa avere maggiore accesso a competenze, tecnologie, credito, promozione ed export e, soprattutto, non lasciare sole le imprese più piccole».
Cesareo ha richiamato, in particolare, l’esperienza delle Società Benefit, modello d’impresa sul quale la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, insieme a InfoCamere, cura dal 2017 uno specifico Osservatorio. «Al 30 giugno 2026 in Italia le Società Benefit sono quasi 6.000 e circa 1.000 sono imprese femminili. In Puglia ne contiamo 281, in crescita di quasi il 20 per cento in un anno, e 56 sono a guida femminile: circa una su cinque. C’è poi un dato significativo sul piano della governance: il 47 per cento delle Società Benefit ha almeno una donna nel board, contro il 36 per cento delle imprese tradizionali comparabili, e in una Benefit su quattro le donne rappresentano più della metà del consiglio».
Un’esperienza alla quale si affianca l’accordo di cooperazione tra Regione Puglia e Unioncamere Puglia, che ha messo in rete il sistema camerale regionale per promuovere il modello delle Società Benefit e ha accompagnato anche la nascita dell’Albo regionale delle Società Benefit.
La fotografia presentata da Tiziana Pompei mostra un’imprenditoria ancora fortemente caratterizzata dalla micro dimensione: il 96,3% delle imprese femminili pugliesi ha meno di dieci addetti. Le ditte individuali costituiscono il 67,9% del totale, mentre le società di capitali rappresentano il 24,7%.
La presenza femminile assume un peso differente nelle principali filiere produttive regionali. In Puglia sono femminili 4.045 imprese del sistema moda, pari al 28,5% delle imprese della filiera; 4.753 nella blue economy, il 24,2%; 3.302 nel turismo e nei beni culturali, il 20,5%; 737 nel media e audiovisivo, il 17,5%; e 3.997 nell’agrobusiness, pari al 15,3%.
Un altro elemento riguarda la capacità di tenuta delle imprese. A cinque anni dalla nascita, la probabilità di sopravvivenza di un’impresa femminile pugliese è dell’80,4%, inferiore all’83,6% delle imprese non femminili ma superiore al 78% registrato per le imprese femminili a livello nazionale. Al termine della fase di start-up le imprese femminili della regione presentano un tasso di sopravvivenza del 76,4%, superiore al 74,4% nazionale.
Restano alcuni divari nei processi di innovazione. Tra le imprese pugliesi con almeno tre addetti, il 23,6% di quelle femminili ha investito in almeno una tecnologia 4.0, contro il 28,1% delle imprese non femminili. Più contenuta la distanza sul fronte green: ha avviato azioni nel campo della sostenibilità ambientale il 40,4% delle imprese femminili, rispetto al 41,9% delle altre imprese.
Cesareo ha sottolineato anche il ruolo svolto dai Comitati per l’imprenditoria femminile delle Camere di commercio, «che rappresentano essi stessi un esempio di filiera istituzionale», e ha ricordato l’esperienza di “Un’Impresa alla Pari”, l’iniziativa avviata nel 2023 da Unioncamere Puglia insieme alla Sezione per l’attuazione delle politiche di genere della Regione Puglia per sostenere la certificazione della parità di genere nelle imprese e nelle organizzazioni.
«Quando gli strumenti sono concreti e ben costruiti, le imprese rispondono. La parità deve entrare sempre di più nelle politiche economiche e nelle politiche di filiera. Come Unioncamere Puglia continueremo a lavorare perché le donne non siano soltanto presenti nelle filiere, ma possano guidarle, innovarle e rappresentarle nel mondo. Rendere più forti le imprese femminili significa rendere più solide le filiere del Made in Italy e più competitiva l’intera Puglia», ha concluso Cesareo.
La Camera di Commercio di Brindisi-Taranto ha altresì presentato l’iniziativa come “Sei province, sei filiere, sei imprenditrici”, con testimonianze dai comparti dell’artigianato, nautica, manifatturiero, vitivinicolo e turismo.
L’incontro è stato moderato da Beatrice Lucarella, presidente del Comitato per l’Imprendotoria Femminile della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto e da Claudia Sanesi, segretaria generale dell’ente, che ha guidato il talk fra le imprenditrici: Luciana Di Bisceglie, Marina Lalli, Maria Concetta Malorzo, Angelica Attanasio, Sabrina Paola Seclì, Marzia Varvaglione. All’incontro sono intervenute: Simona Secondi, Anna Rita Delzotto, Fabiola Gallo, Roberta Marchese.

