Il Made in Italy si conferma protagonista assoluto sui mercati esteri della pasta secca, con i principali brand italiani che detengono circa un quarto del mercato globale al di fuori dei confini nazionali e una quota che sfiora il 42% in un’area strategica come gli Stati Uniti.
È quanto emerso a Roma, a Palazzo Brancaccio, nel corso della terza edizione del World Durum and Pasta Forum, che ha riunito i vertici della filiera italiana e internazionale per analizzare prezzi, consumi e prospettive del settore.
L’evento ha messo al centro i dati di un mercato globale della pasta secca dal valore complessivo di 14,6 miliardi di euro.
Secondo le rilevazioni NielsenIQ effettuate in 60 Paesi, nell’anno terminante a giugno 2026 le vendite globali hanno registrato un incremento del +0,8% a valore e del +0,4% a volume, superando i 6,9 milioni di tonnellate prodotte. L’Europa si attesta come il primo bacino di consumo (circa la metà del totale mondiale) con volumi in crescita del +0,9%, mentre l’area Asia Pacifico evidenzia un’espansione del +2,3%, raggiungendo quota 1,1 miliardi di euro.
In questo scenario di ripresa generale delle esportazioni e dei consumi, i marchi italiani continuano a consolidare la propria posizione e a generare valore sui mercati internazionali, sostenuti da un posizionamento di prezzo premium rispetto alla media di categoria.
Sul fronte della materia prima, le stime per il 2026 indicano una produzione italiana di grano duro di circa 3,8 milioni di tonnellate, a fronte di una capacità di macinazione industriale compresa tra 6,5 e 6,8 milioni di tonnellate. I numeri confermano la leadership dell’Italia non solo come gigante industriale e voce chiave dell’export agroalimentare, ma anche come punto di riferimento mondiale per la promozione della dieta mediterranea e della tradizione culinaria. (aise)
