Meloni all’Assemblea di Confartigianato: “Senza l’artigianato il Made in Italy non esisterebbe”

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All’Assemblea di Confartigianato la Presidente del Consiglio annuncia la riforma della legge quadro del 1985. Al centro la crescita delle imprese, l’identità produttiva italiana e il futuro del saper fare.

“Senza l’artigianato, senza le piccole e medie imprese, il Made in Italy banalmente non esisterebbe”. Le parole pronunciate dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo scorso 1° ottobre in occasione dell’80° anniversario della CNA, sintetizzano il valore strategico dell’artigianato per l’economia e l’identità italiana.

Un riconoscimento che trova oggi una concreta prospettiva nell’Assemblea nazionale di Confartigianato, svoltasi all’Auditorium della Conciliazione di Roma, dove la Premier ha annunciato che il Governo porterà in Consiglio dei ministri la riforma della legge quadro sull’artigianato del 1985, attesa da oltre quarant’anni.
Tra le principali novità, una misura prevista nella legge di Bilancio consentirà alle imprese che abbiano mantenuto la qualifica artigiana per almeno sette anni di conservarla anche aumentando il numero dei collaboratori, con particolare attenzione alle maestranze e agli apprendisti.

«Crescere non significherà più doversi snaturare», ha sottolineato Meloni, raccogliendo l’applauso dell’Assemblea.

Il Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha evidenziato la necessità di superare regole ormai obsolete, favorendo investimenti, occupazione, innovazione e competitività delle piccole imprese.
L’artigianato rappresenta infatti un patrimonio di competenze, creatività e cultura produttiva che rende il Made in Italy riconoscibile e apprezzato nel mondo. Dalle botteghe ai distretti manifatturieri, il sapere delle mani continua a essere un elemento distintivo della qualità italiana.

Una tradizione che oggi può trovare nuove opportunità anche nell’Intelligenza Artificiale, attraverso strumenti capaci di migliorare progettazione, produzione, organizzazione e accesso ai mercati internazionali, mantenendo centrale il ruolo della persona.
La riforma annunciata apre così una prospettiva di crescita per un settore chiamato a coniugare identità e innovazione, valorizzando giovani, mestieri e nuove competenze.

Perché il futuro del Made in Italy nasce dall’intelligenza del saper fare: un patrimonio che appartiene alle imprese, ai territori e all’Italia nel mondo