Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, lo schema di decreto legislativo che riforma la legge-quadro sull’artigianato vigente, che risale al 1985, adeguandola all’evoluzione del settore. Il decreto dà attuazione alla delega prevista dalla legge annuale sulle PMI del 2026, intervenendo su uno dei pilastri del sistema produttivo italiano per superare alcuni vincoli societari, introdurre maggiore flessibilità nell’organizzazione delle imprese e favorire la trasmissione dei mestieri e delle competenze alle nuove generazioni.
“La riforma della legge quadro sull’artigianato, risalente ad oltre quarant’anni, è un passo necessario per accompagnare l’evoluzione di uno dei pilastri della nostra economia e del Made in Italy”, ha dichiarato il ministro Urso. “Offriamo così alle imprese artigiane regole più moderne e nuove opportunità di crescita, rimuovendo gli ostacoli che ne hanno frenato lo sviluppo e creando le condizioni per un contesto più dinamico e competitivo. Al contempo, sosteniamo la trasmissione dei mestieri e delle competenze alle nuove generazioni, affinché questo straordinario patrimonio di saper fare continui a generare valore nel nostro Paese”, ha concluso.
Tra le principali novità dello schema approvato oggi in Cdm c’è la revisione dei vincoli societari: un’impresa potrà mantenere la qualifica artigiana anche se i soci che vi lavorano non sono numericamente la maggioranza, purché detengano oltre la metà del capitale e ferme restando le regole specifiche per cooperative e società in accomandita semplice.
Le imprese potranno inoltre operare attraverso un massimo di tre unità locali artigiane, anche fuori dal territorio della Camera di commercio in cui hanno sede, purché restino sotto la direzione dell’imprenditore e mantengano il carattere artigianale della produzione.
Maggiore flessibilità anche per le attività che richiedono specifiche qualifiche professionali, che potranno essere possedute da un collaboratore nominato responsabile tecnico, anziché necessariamente dall’imprenditore.
La riforma punta inoltre a tramandare il sapere e i mestieri artigiani alle nuove generazioni, valorizzando le figure del maestro artigiano e della bottega-scuola per favorire la formazione dei giovani direttamente nelle imprese. Regioni e Province autonome, sentite le associazioni di categoria, potranno definirne le modalità di riconoscimento.
Presso il Mimit viene inoltre istituita la Commissione consultiva per l’artigianato, composta da rappresentanti delle associazioni di categoria, del Ministero, delle Regioni e dell’INPS, con l’obiettivo di favorire un’applicazione omogenea della disciplina su tutto il territorio nazionale.
La riforma prevede anche un intervento per favorire la crescita dimensionale e occupazionale delle imprese artigiane, proposto nell’ambito della legge di bilancio per i suoi effetti sulla finanza pubblica. La misura consentirà alle imprese con una comprovata iscrizione continuativa all’albo di crescere attraverso nuove assunzioni, senza perdere la qualifica artigiana, entro limiti dimensionali più elevati e differenziati per attività.
Lo schema di riforma approvato oggi in via preliminare dal Consiglio dei ministri sarà ora sottoposto all’intesa della Conferenza Stato-Regioni e ai pareri delle Commissioni parlamentari competenti, prima dell’approvazione definitiva.

