giovedì, Settembre 10, 2026
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Mattarella, da Dante una lezione di coerenza per tutti

Il presidente della Repubblica, intervistato dal Corriere della Sera, riflette sul messaggio del Sommo Poeta e sottolinea come la sua grandezza sia nella capacità di trascendere il suo tempo e “fornire indicazioni, messaggi e insegnamenti validi per sempre”
Nell’ intervista, il Presidente Mattarella riflette sul messaggio del Sommo Poeta e sottolinea come la sua grandezza sia nella capacità di trascendere il suo tempo e “fornire indicazioni, messaggi e insegnamenti validi per sempre”. La sua universalità e bellezza, dice ancora il capo dello Stato, vanno ricercate “nella particolare attitudine di penetrare nel profondo nell’animo umano, descrivendone in modo coinvolgente moti, sentimenti, emozioni”.
I vizi che Dante descrive, spiega infatti Mattarella, sono gli stessi dall’inizio della storia dell’uomo: avidità, smania di potere, violenza, cupidigia. E “la Commedia ci attrae, ci affascina, ci interroga ancora oggi perché ci parla di noi”. Dell’essenza più profonda dell’uomo, “fatta di debolezze, cadute, nobiltà e generosità”. I contrasti civili “che segnarono il travagliato cammino di Dante propongono il valore della persona, il valore della donna, centrale in tutta la sua poetica, richiamano lo struggimento e il senso della Patria, allargandone però via via i confini, affermando il suo essere anche matrigna con riferimento alla condanna all’esilio”
“Non so quanto possiamo paragonare la pandemia all’Inferno dantesco – commenta il Presidente – Certo, alcune scene drammatiche che abbiamo visto e vissuto, come la fila di camion con le bare in partenza da Bergamo, avrebbero bisogno della sua immensa capacità descrittiva”. Ed esulando per un momento da Dante, Mattarella ribadisce “che in questa emergenza abbiamo tutti riscoperto, al di là di tanti e ingiusti luoghi comuni, il grande patrimonio di virtù civiche – solidarietà, altruismo, abnegazione – che appartiene da sempre alla nostra gente”.
La lezione di Dante vale per chi è impegnato in politica, ma vale per tutti: “L’interesse personale, la fine del doloroso esilio, non viene barattato con il cedimento delle proprie convinzioni etiche. Non si tratta di moralismo o di superbia e neppure di legittimo orgoglio. Dante è mosso dalla convinzione, altamente morale, che andare contro la propria coscienza renderebbe effimero il risultato eventualmente ottenuto”.
Il 25 marzo si celebra il primo Dantedì
Il primo Dantedì, che si celebra il 25 marzo (data che coincide con l’inizio del viaggio ultraterreno dell’Alighieri nell’aldilà, nel 1300) nasce da un’idea del giornalista Paolo di Stefano sulle pagine del «Corriere» nel 2017. Il nome è stato coniato con Francesco Sabatini, presidente onorario della Crusca; Una ricorrenza voluta per la prima volta nel 2020 dal governo italiano.

 

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