Chiunque intenda ricostruire la storia d’Italia non potrebbe prescindere dal riconoscere l’enorme patrimonio di opere, associazioni, fondazioni, iniziative dal basso che hanno caratterizzato lo sviluppo economico e sociale del Paese.
Il Terzo Settore ha plasmato la nostra crescita in ambito scolastico, economico, sanitario e omettere di considerare le migliaia, direi, le centinaia di migliaia di iniziative sociali nate dal puro volontariato significa dare una visione parziale della nostra economia e della nostra cultura.
Nel 2017 c’è stato, finalmente, il riconoscimento anche giuridico di questo enorme patrimonio e grazie ad una specifica legge, il Terzo Settore ha, oggi, una fisionomia giuridica, normativa ed ordinamentale. Da allora, anche dal punto di vista istituzionale, il Terzo Settore non è più un settore economico “residuale”, accessorio, ma gli è stato riconosciuto un ruolo centrale all’interno di un sistema economico di un Paese sviluppato come il nostro.
E’ chiaro a tutti che l’economia di un Paese non può reggersi solo sulle regole del mercato e del profitto, ma ha bisogno di imprese ed imprenditori che agiscano senza avere come unico obiettivo il profitto, che riconoscano che c’è un benessere della società che è prioritario rispetto ad altre logiche.
E questo non è un fenomeno solo italiano; vediamo esperienze di imprese del Terzo Settore che sono realmente straordinarie in tutti i Paesi occidentali, dagli Stati Uniti alla Germania. Il volontariato delle competenze, la possibilità cioè che le aziende profit consentano ai propri collaboratori di mettere a disposizione gratuitamente le propri competenze professionali a favore di enti del terzo settore, a fronte di decontribuzioni fiscali, è una leva molto importante. In Italia sono ancora poche le imprese che l’hanno usata (2/3% delle aziende), ma sono numerose quelle interessate.
Giuseppe Tripoli – Segretario generale di Unioncamere

