Aiutare le imprese? Cinque tabù da superare per liberare il potenziale italiano, di Giuseppe Tripoli

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Che cosa significa “aiutare le imprese”? Nella mia riflessione pubblicata oggi su Il Foglio spiego che ci sono cinque tabù che continuano a frenare il potenziale del sistema produttivo italiano.
Il primo è sintetizzato dall’ultimo rapporto Unioncamere-Symbola e riguarda la coesione: il 44% delle imprese manifatturiere ha scelto di competere investendo in reti di fiducia con dipendenti, fornitori, clienti, scuole, terzo settore e istituzioni locali. I risultati si vedono: rispetto alla media, queste imprese segnano +11% di fatturato, +10% di occupazione, +20% sulle performance ambientali, +24% nella ricerca e +15% nel digitale. Tradotto per la politica: la competitività oggi è un fatto relazionale, non soltanto tecnologico o fiscale.

Il secondo tabù riguarda il superamento dell’idea che il mercato del credito si autoregoli: una convinzione che non regge nelle economie a forte presenza di piccole imprese. Le imprese coesive prosperano dove gli sportelli bancari sono diffusi (+25,5%) e il volume dei prestiti supera la media (+45,7%). Serve una nuova architettura del credito: garanzie pubbliche selettive, rating orientati alla sostenibilità di lungo periodo e una valorizzazione delle banche territoriali.

Il terzo nodo riguarda le competenze. Dove la domanda di laureati è più alta (+8,6%), aumentano le imprese coesive. Ma il mismatch è ancora forte: il 49% dei profili specializzati e STEM resta introvabile. È urgente investire in Its, dottorati industriali, percorsi di aggiornamento mirati all’IA e alla transizione ecologica.

Il quarto fronte è l’inclusione. Nei territori dove c’è spazio per donne manager, giovani startupper e lavoratori stranieri, la quota di imprese coesive cresce. Parità di genere e immigrazione qualificata non sono “agende sociali” da gestire a latere, bensì motori di valore.

Il quinto tema è la legalità. Dove il lavoro regolare prevale, si rafforzano anche le reti produttive. Snellire la burocrazia, ridurre l’evasione non è solo buona amministrazione: è politica industriale orientata alla coesione.
“Aiutare le imprese” significa incentivare: fiducia territoriale, credito paziente, competenze evolute, inclusione diffusa e legalità forte. Alla politica compete uno sguardo integrato, capace di trasformare questi fattori in sistema.

Giuseppe Tripoli, Segretario generale di Unioncamere