Il Ventaglio e la Repubblica: memoria, simbolo, impegno istituzionale

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Una riflessione di Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato Consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la Comunicazione Istituzionale, rievoca le origini della Cerimonia del Ventaglio e il ruolo che i Presidenti della Repubblica hanno avuto nel valorizzarne il significato.
Nell’ambito delle attività di approfondimento e divulgazione della memoria istituzionale, la Fondazione Insigniti OMRI propone una riflessione a cura di Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato Consultivo per la Comunicazione Istituzionale.
Attraverso il racconto dell’evoluzione della Cerimonia del Ventaglio, si ripercorrono le origini di una tradizione tanto simbolica quanto significativa, che segna il rapporto tra il mondo dell’informazione parlamentare e le più alte cariche dello Stato.
Un’occasione per ricordare il contributo dei Presidenti della Repubblica nel mantenere viva una consuetudine che unisce storia, cultura e democrazia.
La cerimonia del Ventaglio: il Quirinale incontra la stampa
Si è svolta oggi al Quirinale la tradizionale cerimonia di consegna del ventaglio al Presidente della Repubblica da parte dell’Associazione Stampa Parlamentare.
Il rito della consegna dei ventagli da parte dei giornalisti parlamentari ai Presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera segna tradizionalmente la fine dei lavori parlamentari prima della pausa estiva.
Questo gesto simbolico affonda le sue radici nella storia del Parlamento italiano, in particolare della Camera dei Deputati, dove la pratica ebbe origine.
Successivamente fu imitata anche dal Senato, in nome del bicameralismo perfetto, e infine estesa al Capo dello Stato, in seguito a una curiosa circostanza verificatasi nel 1992.
La storia dei ventagli nei palazzi istituzionali è ricca di curiosità.
Quando la Camera si trasferì da Firenze a Roma, si pose il problema della scelta della nuova sede. Dopo lunghe discussioni, si decise di utilizzare Palazzo Montecitorio, che in passato aveva ospitato la Curia Pontificia, massimo organismo dell’amministrazione della giustizia.
Tuttavia, la struttura originaria dell’edificio, capolavoro ideato dal Bernini, non era adatta a ospitare un’assemblea parlamentare. Il palazzo si concludeva con un cortile, del tutto inadatto alle riunioni della Camera.
Fu così che si incaricò l’ingegner Comotto di progettare e realizzare un’aula provvisoria in ferro e legno, proprio in quel cortile.
La soluzione temporanea, se da un lato risolse il problema della mancanza di spazio, dall’altro presentò diverse criticità legate alle condizioni climatiche.
Durante l’inverno, i deputati furono autorizzati a sedere in aula muniti di guanti, cappotto e cappello.
L’estate, però, non era meno difficile, a causa dell’afa opprimente.
Nell’estate del 1883, il Presidente della Camera, Giuseppe Zanardelli, rivolgendosi a un giornalista della tribuna stampa, scherzando disse:
“Voi almeno avete un ventaglio, che vedo costantemente agitare.”
Così, i rappresentanti della stampa decisero di regalare a Zanardelli un ventaglio di carta, firmato da tutti loro.
L’aula Comotto fu successivamente demolita, e la funzione decorativa originaria del cortile berniniano fu ripristinata.
Alle sue spalle, il celebre architetto liberty Ernesto Basile realizzò il famoso Transatlantico, conosciuto anche come il corridoio dei passi perduti, e l’emiciclo che tuttora ospita l’aula dei lavori parlamentari.
Nei primi anni del Novecento, non esistendo ancora i climatizzatori, per affrontare il caldo si adottava un ingegnoso sistema:
si collocavano colonne di ghiaccio sui lucernari della cupola e nei sotterranei del palazzo, mentre dei ventilatori producevano correnti d’aria fresca per deputati, funzionari e giornalisti.
Questo sistema, seppur rudimentale rispetto alle tecnologie attuali, garantiva condizioni di lavoro migliori durante le sedute.
Durante il periodo della dittatura fascista, l’Associazione dei giornalisti parlamentari fu sciolta, e la tradizione della consegna del ventaglio interrotta.
Con il ritorno alla democrazia, questa pratica fu ripresa e ha continuato a essere un segno di rispetto e collaborazione tra stampa e istituzioni.
La tradizione di consegnare il ventaglio al Presidente della Repubblica nasce con Oscar Luigi Scalfaro.
Ecco come andò: Scalfaro fu eletto nella primavera del 1992 Presidente della Camera, succedendo a Nilde Iotti.
Poco dopo, salì al Quirinale come Presidente della Repubblica, nel contesto drammatico dell’emergenza democratica seguita alla strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonino Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
Anche se Scalfaro fu Presidente della Camera per appena un mese, non gli venne sottratto il gesto simbolico della consegna del ventaglio.
Da allora, tutti i successori hanno proseguito questa consuetudine, ricevendo il ventaglio in occasione della cerimonia di chiusura dei lavori parlamentari.
Giorgio Napolitano ha ricevuto ventagli sia come Presidente della Camera, sia come Presidente della Repubblica.
Oggi, non vengono più apposte le firme dei cronisti sui ventagli, anche perché il numero dei giornalisti parlamentari è cresciuto notevolmente, rendendo la raccolta delle firme impraticabile.
Inoltre, i ventagli non sono più semplici “ventaglietti di carta”, ma sono diventati esemplari artistici e preziosi.
Quando il loro acquisto è diventato troppo oneroso, si è fatto ricorso alle Accademie e agli Istituti d’Arte, che realizzano nuovi ventagli ogni anno.
Gli studenti propongono bozzetti, e i giornalisti scelgono quello da realizzare, mantenendo viva la tradizione del ventaglio come oggetto simbolico e significativo.
Nonostante le trasformazioni nel processo di realizzazione e nella forma, i ventagli restano comunque parte integrante della tradizione parlamentare e delle “care memorie” dei Presidenti della Repubblica.

Costantino Del Riccio

Costantino Del Riccio

Si è occupato di Stampa e Comunicazione con esperienza trentennale presso la Presidenza della Repubblica italiana