Impresa e volontariato: 75mila aziende trainano il valore sociale, cresce il modello del “volontariato di competenza” di Giuseppe Tripoli

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Sono oltre 75mila le imprese del nostro Paese che offrono ai propri dipendenti la possibilità di impegnarsi in attività di volontariato in orario lavorativo.

È un dato che racconta una sensibilità crescente. Ma c’è un aspetto che merita un’attenzione particolare: circa 3mila di queste realtà hanno scelto di sostenere il Terzo Settore attraverso il volontariato di competenza, una forma di cittadinanza attiva attraverso la quale l’impresa non si limita a donare tempo, ma mette a disposizione il patrimonio professionale delle proprie persone.

Sono le aziende stesse a promuovere questo percorso, incoraggiando i dipendenti a mettere le loro competenze tecniche e specialistiche, dal digitale al marketing, fino alla consulenza legale, al servizio del bene comune.

Ne ho discusso durante l’iniziativa “Volontari@work”, promossa da Terzjus, l’Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, sottolineando come questo impegno rappresenti un motore essenziale di coesione e solidarietà. In particolare, la condivisione delle professionalità costituisce una risorsa concreta per accompagnare la comunità nelle grandi trasformazioni in atto, a partire da quella digitale.

È un percorso che il legislatore ha opportunamente valorizzato, prevedendo per le imprese la deducibilità, fino al 5 per mille, delle spese relative all’impiego di lavoratori in prestazioni di servizi a favore delle Onlus.

Rafforzare il legame tra impresa, territorio e responsabilità sociale non è solo una scelta etica: è la base per costruire un modello di sviluppo più equilibrato, inclusivo e, soprattutto, duraturo.

Giuseppe Tripoli, Segretario Generale Unioncamere

 

 

 

 

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Premio Volontari@work, alla Camera dei Deputati la cerimonia conclusiva