Il presidente di Confcom all’evento di Bari: “Lavoriamo insieme a un Piano d’azione territoriale per la prossimità”. Il presidente di Confcom Bari, Vito D’Ingeo: “Commercio componente essenziale delle strategie di sviluppo urbano”.
L’economia delle città italiane ha fatto tappa al Sud. Dopo il debutto di Bologna dello scorso autunno, è tornata “in Città: Spazi che cambiano, economie urbane che crescono” l’iniziativa promossa da Confcommercio all’interno del progetto Cities. Diventato ormai un appuntamento stabile nel calendario confederale, l’evento adotta una formula itinerante: cambiano i luoghi e i relatori, ma l’obiettivo resta quello di analizzare le criticità dei centri urbani per proporre soluzioni concrete.
Il 29 e 30 ottobre i lavori si sono tenuti a Bari, all’interno dello Spazio Murat in Piazza del Ferrarese. Una sede scelta con uno scopo preciso, per riconoscere il percorso di una città del Mezzogiorno che negli ultimi anni ha investito sulla propria identità, riqualificando i quartieri e rilanciando le attività commerciali su strada.
Sangalli: “Le chiavi dei negozi ai sindaci per riaprire le città”
«Un anno fa eravamo a Bologna, oggi la tappa di “inCittà” arriva a Bari, e non è un caso», ha esordito il presidente di Confcom, Carlo Sangalli, aprendo i lavori nel capoluogo pugliese. «Bari è una città di mare e di commercio, che ha fatto dello scambio la propria vocazione e che in questi anni ha saputo ripensare profondamente i suoi quartieri e i suoi spazi pubblici».
Richiamando Italo Calvino, secondo cui le città sono costruite «di desideri e di paure», Sangalli ha subito affrontato i recenti fatti di cronaca: «Le paure sono emerse con drammatica violenza nelle ultime settimane», ha ricordato il numero uno di Confcommercio. «I protagonisti di queste tensioni sono giovanissimi, spesso intrappolati tra la condizione di neet, il vuoto delle chat social e periferie complesse». Di fronte a questo scenario, «le imprese del commercio, del turismo e dei servizi non sono soltanto le vittime delle devastazioni, ma rappresentano l’antidoto alla rabbia e all’incapacità sociale. Mettersi in proprio combatte la rassegnazione, stimola l’integrazione e insegna a dare valore alle cose. I negozi di vicinato sono la cura dei quartieri svuotati».
L’allarme si basa su cifre allarmanti elaborate dall’Ufficio Studi dell’associazione. «Tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparse 156 mila imprese commerciali», ha puntualizzato Sangalli. «A questo si aggiunge un dato inedito: nel nostro Paese si contano oltre 460mila locali commerciali sfitti, circa uno su sei, con picchi critici nel Mezzogiorno e nei piccoli comuni rurali. Quando un locale si svuota, resta chiuso in media più di sette anni». Un fenomeno che pesa anche sui conti pubblici: «I locali sfitti costano al Paese circa 4,4 miliardi di euro l’anno di canoni non percepiti, pari allo 0,2% del Pil. La desertificazione commerciale non è una questione corporativa: è un tema di cittadinanza».
Per invertire la rotta, Confcommercio rilancia il modello del progetto Cities. «Cosa fa riaprire un negozio? Il contesto, la città», ha argomentato il leader confederale. «Un’attività commerciale vive se le persone frequentano la via, la trovano sicura e accogliente. Nessuno può farcela da solo». Da qui la proposta operativa rivolta direttamente ai sindaci: «Lavoriamo insieme a un Piano d’azione territoriale per la prossimità. Al Comune spetta la guida e la pianificazione, noi mettiamo a disposizione la conoscenza capillare delle strade e dei bisogni reali».
L’iniziativa culminerà a breve in una mobilitazione nazionale. «Il 16 novembre consegneremo simbolicamente ai sindaci di tutta Italia le nostre chiavi», ha annunciato Sangalli. «Le chiavi dei negozi chiusi che vogliamo riaprire, di quelli aperti che devono resistere sul mercato e delle nuove attività chiamate a rigenerare i centri urbani». Da Bari parte inoltre una richiesta formale all’esecutivo, discussa al tavolo con il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi: «Chiediamo di destinare un Fondo nazionale per i Comuni che scelgono di attuare questi piani con le imprese. La prossima legge di bilancio può essere il banco di prova ideale».
Un passaggio cruciale riguarda anche i fondi europei di coesione gestiti dalle Regioni, con un ringraziamento al vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto: «Le opere infrastrutturali e il Pnrr sono necessari, ma non bastano a rendere vivo un luogo senza le attività di prossimità», ha rimarcato. «Non esiste una rigenerazione urbana che non sia, prima di tutto, rigenerazione umana: o costruiamo una Babele che disumanizza, o ricostruiamo insieme, dove ciascuno si prende cura della propria parte di mura».

