Le considerazioni finali 2019 del Governatore della Banca d’Italia: governance UE deficitaria, ma i ritardi italiani dipendono da fattori interni: digitalizzazione lenta, partecipazione al lavoro bassa. Le sfide per le imprese.
Più Europa, più innovazione, più lavoro, più impresa: con una estrema semplificazione, si potrebbe riassumere con questo slogan la ricetta proposta dal Governatore dell Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione delle Considerazioni finali 2019.
Un discorso, quello del banchiere centrale italiano, che in realtà insiste particolarmente su uno dei punti sopra esposti, l’Europa, partendo dall’analisi storica dei primi 20 anni di euro per arrivare alla valutazione dell’attuale congiuntura e delle prospettive di crescita.
Crescita: analisi storica
Il punto fondamentale è il seguente: «La debolezza della crescita dell’Italia negli ultimi vent’anni non è dipesa né dall’Unione europea né dall’euro; quasi tutti gli altri Stati membri hanno fatto meglio di noi. Quelli che oggi sono talvolta percepiti come costi dell’appartenenza all’area dell’euro sono, in realtà, il frutto del ritardo con cui il Paese ha reagito al cambiamento tecnologico e all’apertura dei mercati a livello globale».
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