Le 157 città intermedie italiane sono dei contesti a maggior grado di vivibilità.
E’ quanto evidenzia Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, nel corso della presentazione del secondo rapporto “L’Italia Policentrica. Il fermento delle città intermedie” che si è svolta oggi a Bruxelles presso la sala Spinelli del Parlamento Europeo.
Secondo l’indice di vivibilità stimato dal Centro Studi Tagliacarne “le città intermedie sono a quota 95,1 punti, le province metropolitane a 88,6 e le altre realtà italiane a 75,1”, rivela Esposito.
Dal confronto diretto tra città intermedie e città metropolitane emerge che le prime sono avanti di 18 punti relativamente ad aspetti come “demografico-sociale” e delle “dotazioni culturali per il tempo libero”.
Province metropolitane con un indice di 10 punti superiore per quel che riguarda “ricchezza e consumi” e “affari e lavoro”.
La vivibilità delle città intermedie si riverbera anche sull’aspetto demografico. “Si stima, al 2050, un calo di residenti del 4% per queste realtà contro l’8% previsto per le città metropolitane e il resto del Paese”, sottolinea il direttore generale.
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