Secondo il Centro studi Unimpresa, l’avanzo commerciale sale a 34,7 miliardi di euro. Le piccole e medie imprese possono esprimere un ulteriore potenziale di esportazioni di quasi 42 miliardi.
Il Made in Italy conferma la propria capacità di competere sui mercati internazionali. Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni italiane di merci sono aumentate del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni sono cresciute del 4,8%. L’avanzo commerciale è salito a 34,7 miliardi di euro, contro i 32,5 miliardi dell’anno precedente.
È quanto emerge dall’analisi del Centro studi Unimpresa, diffusa il 7 novembre ed elaborata sulla base delle statistiche Istat, che evidenzia il ruolo strategico delle piccole e medie imprese nell’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano.
Ad agosto le esportazioni hanno registrato una crescita del 9% in valore e dell’1,9% in volume, con un incremento del 16,7% delle vendite verso i Paesi extra UE.
Particolarmente significativo il contributo delle PMI. Secondo i dati strutturali ICE richiamati nello studio, in un campione di oltre 84mila esportatori continuativi le micro, piccole e medie imprese rappresentano il 97,7% degli operatori e generano quasi la metà del valore esportato.
Unimpresa stima inoltre un potenziale di crescita delle vendite estere delle PMI fino a 41,6 miliardi di euro, evidenziando l’importanza di rafforzare strumenti finanziari, formazione, digitalizzazione e accesso ai mercati.
Per il Made in Italy si tratta di un’opportunità strategica: valorizzare le filiere produttive, accompagnare le imprese di minori dimensioni e trasformare qualità, creatività e innovazione in nuove occasioni di sviluppo internazionale.

