“La bellezza salverà il mondo” è una delle affermazioni che meglio descrivono ciò che si dovrebbe preservare e difendere, poiché solo difendendo il nostro patrimonio potremo continuare a sostenere la beltà.
Anche per questo è fondamentale munire l’Italia di una sempre maggiore consapevolezza appunto della propria identità, approfittando proprio di questo momento di “smarrimento” delle direzioni per un ritorno ad un’autentica rivalutazione dei luoghi e delle professionalità che operano in uno dei settori più trainanti del Paese, il turismo che vale il 13 per cento del Pil, un comparto che proprio dalla drammaticità del momento può trarre nuova linfa vitale e approfittare per un processo di “rieducazione territoriale al bello”.
La bellezza, astrazione che di per sé contiene una gran mole di significati ma che si sostanzia in ciò che garantisce l’identità del nostro Paese, e di tutte le culture del mondo attraverso le espressioni diversificate delle esperienze che può offrire.
Per questo appare centrale la creazione di itinerari alternativi che permettano di valorizzare la grande diversità che caratterizza l’Italia, prima al mondo per numero di siti dichiarati Patrimonio dell’Unesco, ben 58. A differenza di quello che si potrebbe credere, la bellezza può essere utile, e non futile come si potrebbe pensare.
La bellezza infatti non ha solo un ruolo nell’arte o nella natura, ma anche nell’economia e un impatto nella vita quotidiana.
Dagli studi Enit emerge che gli italiani sono convinti di vivere nel Paese “più bello del mondo” e questo li rende un popolo cosciente della propria identità e quindi forte, capace di sconfiggere la crisi. Il patrimonio valoriale è la forza dell’Italia e il punto di partenza per rilanciare il Paese.
