Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, è intervenuto in occasione della tredicesima edizione della Giornata nazionale “Legalità, ci piace”, sottolineando il valore della collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile nella difesa della legalità e della sicurezza. Sangalli ha definito la manifestazione “un appuntamento stabile di confronto, sensibilizzazione e collaborazione tra istituzioni, rappresentanze economiche e società civile”, evidenziando come legalità e sicurezza siano “essenziali alla crescita economica diffusa, alla qualità della vita e alla libertà d’impresa”. Richiamando le parole del ministro Matteo Piantedosi, il presidente di Confcommercio ha ricordato che “la sicurezza è la precondizione necessaria di ogni libertà”, spiegando che legalità e sicurezza permettono “di fare impresa, lavorare, vivere le città, competere correttamente e generare fiducia”.
Nel suo intervento Sangalli ha posto l’attenzione anche sul tema dell’etica d’impresa. “Sono imprese che creano valore sui valori”, ha osservato, spiegando che l’etica “precede e rafforza la legalità”. Ha quindi ribadito l’impegno di Confcommercio nel rappresentare imprese che “scelgono ogni giorno il mercato regolare, la concorrenza leale e la collaborazione con le istituzioni e con le Forze dell’Ordine”, rifiutando “abusivismo, illegalità e scorciatoie”. Sangalli ha poi sottolineato il ruolo dei contratti collettivi applicati dalle imprese associate, definendoli “un ecosistema di tutele, diritti, sicurezza e responsabilità sociale”. “Dentro ai nostri contratti ci sono lavoro regolare, formazione, welfare, protezione delle persone, qualità delle relazioni di lavoro e coesione sociale. Anche questo significa legalità. Anche questo significa sicurezza”, ha detto. Il presidente di Confcommercio ha quindi illustrato i dati dell’indagine presentata durante la giornata, definendo il quadro “molto preoccupante”. Secondo Sangalli, dietro questi numeri ci sono “abusivismo nel commercio e nella ristorazione, contraffazione, taccheggio, criminalità diffusa e cybercriminalità”, fenomeni che penalizzano le imprese, frenano gli investimenti e rendono le città meno vivibili.
“L’illegalità lavora come un tarlo silenzioso”, ha affermato, “consuma dall’interno la fiducia, la concorrenza leale e la qualità della vita economica”, colpendo soprattutto i territori più fragili. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della sicurezza urbana. Sangalli ha osservato che “una città percepita come insicura scoraggia i consumi, riduce gli investimenti, allontana le persone e accelera la desertificazione commerciale”. Ha inoltre evidenziato come “oggi conta certamente il numero dei reati effettivi, ma conta anche la percezione di insicurezza, perché modifica i comportamenti delle persone”. Tra i dati più allarmanti emersi dalla ricerca, Sangalli ha citato il fenomeno del taccheggio: “Oltre sei imprese del commercio su dieci ne sono vittime e quasi una su cinque subisce episodi più volte alla settimana o addirittura quotidianamente”.
Il presidente di Confcommercio ha però rimarcato anche gli sforzi compiuti dagli imprenditori per difendersi: “Quasi nove imprese su dieci hanno adottato sistemi di allarme e videosorveglianza, misure antitaccheggio e protezione”. “Gli imprenditori stanno facendo la loro parte”, ha aggiunto, “ma non possiamo accettare che il presidio della legalità diventi per loro un costo ordinario d’impresa”. Sangalli ha quindi ribadito che “la sicurezza rimane una responsabilità pubblica” e deve essere costruita attraverso “una collaborazione forte tra istituzioni, enti locali, Forze dell’Ordine e rappresentanze economiche”. Nel finale del suo intervento, il presidente di Confcommercio ha evidenziato il valore sociale delle attività commerciali di prossimità. “Un negozio aperto non è soltanto un luogo di vendita”, ha detto. “È luce accesa, presenza, relazione, controllo spontaneo del territorio, sicurezza percepita e reale”. “Ogni saracinesca che si abbassa non è soltanto un’impresa che chiude”, ha concluso Sangalli. “È un punto di vita della città che si spegne ed è un pezzo di comunità che si indebolisce”.

