Digitale e green sono le frontiere dei cambiamenti radicali in corso nelle economie più sviluppate in questa fase della storia. Ma cosa caratterizza queste trasformazioni? Prima di tutto la velocità dei cambiamenti. Ad esempio: la spesa mondiale in tecnologie digitali quasi raddoppierà tra il 2022 e il 2026.
Secondo aspetto: gli investimenti: si stima che per raggiungere un’economia a zeroemissioni nel 2050 saranno necessari investimenti nel mondo per quasi 300 trilioni di dollari (ogni anno il 7,5% del Pil mondiale).
Terzo aspetto: le competenze. Per quanto essenziali, non sono le tecnologie il vero motore di queste grandi trasformazioni, ma gli uomini che le creano e le sanno gestire. L’Italia, come tutti i Paesi del mondo, ha difficoltà a reperire competenze professionali adeguate tanto è vero che nell’Ocse quasi il 20% dei lavoratori ha competenze inferiori a quelle richieste mentre per il World Economic Forum, entro il 2025, saranno necessarie attività di re-skilling e up-skilling per almeno il 50% dei lavoratori.
Il contesto geo-economico è esso stesso in rapida evoluzione, con il rallentamento della globalizzazione lineare e nuove l’emergere di nuove coordinate regionali: tra il 2021 e il 2022 sono stati adottati dai governi 5.400 interventi di protezionismo e solo 1.400 di liberalizzazione. Che cosa hanno intenzione di fare i dirigenti dei vari Paesi coinvolti in queste trasformazioni? Ne ho parlato al Festival del Cambiamento in corso a Trieste.
Giuseppe Tripoli – Segretario generale di Unioncamere
