L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro. È una realtà che sta già trasformando il lavoro, l’economia, la pubblica amministrazione e persino il modo in cui le persone apprendono e prendono decisioni.
Per questo le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al XIX Simposio Cotec Europa di Venezia assumono un significato che va ben oltre il tradizionale richiamo istituzionale.
Il suo è un invito all’azione rivolto all’Europa, chiamata a passare dalle dichiarazioni di principio alle scelte concrete.
Il capo dello Stato individua con lucidità uno dei nodi centrali della rivoluzione tecnologica in corso: il crescente squilibrio tra chi sviluppa e controlla l’intelligenza artificiale e chi, invece, la utilizza passivamente.
Quando afferma che il 99% della popolazione mondiale è soltanto un utilizzatore delle nuove tecnologie, Mattarella evidenzia una fragilità democratica prima ancora che economica.
La conoscenza e la capacità di programmare i sistemi che governano la nostra vita quotidiana sono concentrate nelle mani di una ristretta élite di imprese e specialisti.
È qui che emerge la questione della sovranità.
L’intelligenza artificiale non riguarda soltanto produttività e innovazione, ma anche il controllo delle informazioni, la sicurezza, i diritti dei cittadini e la qualità delle istituzioni democratiche.
La concentrazione di un potere così vasto nelle mani di pochi soggetti privati rischia di ridimensionare il ruolo degli Stati e delle organizzazioni internazionali, alterando gli equilibri su cui si fonda l’ordine globale.
L’Europa, secondo Mattarella, non può limitarsi a produrre regolamenti.
Negli ultimi anni l’Unione ha svolto un ruolo importante nella definizione di principi e norme per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma oggi serve un salto di qualità.
Occorrono investimenti, infrastrutture, ricerca, formazione e una strategia industriale comune capace di ridurre la dipendenza tecnologica da altri attori globali.
In altre parole, servono strumenti che consentano all’Europa di essere protagonista e non semplice spettatrice della trasformazione digitale.
Il richiamo alle disuguaglianze è altrettanto significativo. L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità di crescita, ma può anche amplificare le distanze tra chi possiede capitale, dati e competenze avanzate e chi ne è privo.
Il rischio è la nascita di una nuova frattura sociale e geografica, sia all’interno dei singoli Paesi sia tra le diverse aree del mondo.
Non a caso Mattarella richiama anche le parole di Papa Leone XIV, che nella sua enciclica sottolinea come il lavoro resti una dimensione fondamentale dell’esperienza umana.
La tecnologia deve essere al servizio della persona e non viceversa. Il progresso non può essere misurato soltanto in termini di efficienza e profitto, ma anche in base alla sua capacità di valorizzare la dignità umana e rafforzare la coesione sociale.
L’intervento del Presidente della Repubblica rappresenta dunque un monito e insieme una proposta. La sfida dell’intelligenza artificiale non si vince con la paura né con l’immobilismo. Si affronta con visione politica, investimenti e responsabilità collettiva.
Se l’Europa vuole davvero essere protagonista del XXI secolo, deve dimostrare di saper governare l’innovazione prima che sia l’innovazione, controllata da pochi, a governare le nostre società.
Costantino Del Riccio

