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Intervista su We the Italians con Lou del Bianco, autore del libro “Out of Rushmore’s Shadow: The Luigi Del Bianco Story”

Non sono un critico d’arte, non sono nemmeno un esperto, ma credo che l’apprezzamento e il giudizio sull’arte sia soggettivo e personale: il mio è che la più incredibile opera d’arte mai realizzata sia Mount Rushmore. Per difficoltà, pericolo, realizzazione, talento, inventiva, precisione, visione. Riuscite a immaginare cosa voglia dire scolpire una montagna appesi per aria a 150 metri da terra, esposti alle intemperie, senza poter controllare in tempo reale il risultato del proprio lavoro, con uno strumento pesantissimo e per niente di precisione, facendola diventare un volto? E non uno qualsiasi, uno conosciuto da tutti!

E che origini poteva avere il capo degli scultori di quest’opera d’arte, che ne ha materialmente realizzato una parte ed ha insegnato agli altri come fare? Ma certo che era italiano, il suo nome era Luigi Del Bianco. Il suo contributo ad un’icona degli Stati Uniti è il simbolo di quanto abbiano fatto gli italiani, nati qui o già nati in America, alla bellezza che c’è negli Stati Uniti, alla loro grandezza, ai loro simboli.

Oggi ospitiamo Lou Del Bianco, nipote di quel visionario artista friulano e autore del libro “Out of Rushmore’s Shadow: The Luigi Del Bianco Story”. E’ un ottimo modo per cominciare questo 2021 pieno di speranza.
Lou, raccontaci la storia di Luigi Del Bianco prima del Mount Rushmore
Mio nonno nacque nel 1892 in quello che si chiamava Borgo Del Bianco, nel comune di Meduna, in provincia di Pordenone, nella Regione Friuli Venezia Giulia.
Quando aveva circa 12 o 13 anni, scolpì un cagnolino nel legno. Il mio bisnonno, Vincenzo Del Bianco, lo mandò in Austria perché lì c’era la più vicina scuola di intaglio. Così mio nonno studiò 3 anni presso un maestro italiano in Austria, e poi tornò in Italia e studiò a Venezia per 2 anni.
Nel 1910 scrisse una cartolina ai suoi parenti negli Stati Uniti per lavorare come intagliatore di lapidi a Barre, in Vermont. Suo cugino, Pietro Del Bianco, gli fece da sponsor e così mio nonno venne in America e lavorò in una cava di pietra per cinque anni. Quando l’Italia entrò nella prima guerra mondiale contro la Prussia, mio nonno tornò in Italia e combatté nell’esercito italiano.    
Nel 1920 tornò a Barre dove incontrò un collega scalpellino di nome Alfonso Scafa che portò mio nonno a Stamford, in Connecticut, per incontrare Gutzon Borglum, il progettista di Mount Rushmore. Borglum lo assunse come esperto di granito e poi come capo scalpellino. Mio nonno si stabilì a Port Chester, nello Stato di New York, a soli quindici minuti dal Connecticut, dove Scafa gli presentò mia nonna Nicoletta Cardarelli.
Nel 1933 Gutzon Borglum era già a capo delle operazioni di lavorazione del Mount Rushmore, quando si rese conto che gli uomini che intagliavano sotto di lui potevano fare il lavoro grezzo e approssimativo, ma aveva bisogno di uno scalpellino di granito che potesse rifinire i volti. Per questo chiamò mio nonno, che divenne il capo intagliatore del Mount Rushmore. 
Leggi l’intervista completa su
https://wetheitalians.com/interviews/mount-rushmore-impossible-undertaking-everyone-except-italian-america

Umberto Mucci
Founder and CEO

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