Sorpresa: nei primi 5 mesi dell’anno l’export italiano verso Washington è cresciuto di 2 miliardi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ovvero del 7,3%. La paura ha spinto le nostre vendite e gli acquisti statunitensi
L’Italia è il secondo paese europeo per numero di imprese che esportano verso gli Stati Uniti (22,3%) dopo la Francia (22,6%). La lettera di Donald Trump ha portato scompiglio tra imprese e istituzioni, ma a guardare gli ultimi risultati delle nostre esportazioni verso gli USA sembra proprio che la continua dilazione delle nuove tariffe abbia finito per agevolare le nostre esportazioni: nei primi 5 mesi dell’anno l’export italiano verso Washington è cresciuto di 2 miliardi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ossia del 7,3%. Per avere una idea l’aumento nello stesso periodo verso il nostro principale paese di export (la Germania) è stato del 3,3%, mentre l’aumento dell’export verso il mondo è stato dell’1,6%.
L’Italia è il secondo paese europeo per numero di imprese che esportano verso gli Stati Uniti (22,3%) dopo la Francia (22,6%). La lettera di Donald Trump ha portato scompiglio tra imprese e istituzioni, ma a guardare gli ultimi risultati delle nostre esportazioni verso gli USA sembra proprio che la continua dilazione delle nuove tariffe abbia finito per agevolare le nostre esportazioni: nei primi 5 mesi dell’anno l’export italiano verso Washington è cresciuto di 2 miliardi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ossia del 7,3%. Per avere una idea l’aumento nello stesso periodo verso il nostro principale paese di export (la Germania) è stato del 3,3%, mentre l’aumento dell’export verso il mondo è stato dell’1,6%.
A guardare nelle cifre però non tutti i settori sono aumentati, largamente questo risultato è dovuto alla farmaceutica, seguita dai prodotti in legno, dalla elettronica e dei prodotti agroalimentari, mentre nello stesso periodo invece, il campione del nostro made di Italy, la meccanica, ha perso il 9%.
La questione dei dazi statunitensi è una dimostrazione della forza dei comportamenti psicologici in economia: quanto temi un fenomeno negativo cerca di anticiparlo nei comportamenti. Sembra proprio che essere “tra color che son sospesi” (almeno per alcuni) abbia spinto le nostre vendite negli Usa, in altri termini diversi operatori (anche se non tutti) hanno anticipando i propri acquisti proprio nella eventualità di contraccolpi sui prezzi di acquisto. E più si minacciano dazi elevati più il fenomeno potrebbe crescere: certo si tratta di un effetto di breve termine, dopo il quale avrà il sopravvento una reazione più ponderata.
Del resto una ricerca dell’Istituto Tagliacarne rileva che il principale effetto delle nostre imprese sarà un incremento dei prezzi di vendita (dichiarato da un terzo degli esportatori) mentre al secondo posto verrà la diversificazione dei mercati.
Nella lettera Trump esorta le imprese ad investire negli USA, già oggi gli Stati Uniti sono la principale destinazione dei nostri investimenti diretti (con il 27%) e il primo paese di destinazione delle multinazionali italiane, però solo un piccolo 3% dichiara di prendere in considerazione un ulteriore aumento/spostamento della produzione per effetto dei dazi.
Gaetano Fausto Esposito, economista si occupa di analisi economica e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. È autore di numerosi saggi sui temi che riguardano i regimi capitalistici, l’economia finanziaria e dello sviluppo, l’economia industriale, l’analisi economico-territoriale e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. Già direttore dell’Area Studi e ricerche dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne, componente dell’Unità di valutazione degli investimenti pubblici e docente di Economia applicata in diversi Atenei, Segretario Generale di Assocamerestero (l’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero) dal 2000 a gennaio 2021, attualmente è Direttore generale del Centro Studi delle camere di commercio “Guglielmo Tagliacarne” e insegna Economia Politica presso l’Università telematica Universitas Mercatorum.

