Rappresentano un elemento fondamentale, la conditio sine qua non per la creazione di valore in tutti gli ambiti. Oggi questa materia prima incomincia a scarseggiare, a diventare sempre più rara. Perché mentre progrediscono le tecnologie e l’universo digitale si espande diminuiscono contemporaneamente le persone che, quelle tecnologie, sanno usarle. Che sanno maneggiarle, dominarle, che sanno migliorarle. Potremmo dire che tra tecnologia e competenze esiste un rapporto inversamente proporzionale. Questo vuol dire che nel 2026, in Italia ma anche in Europa, senza un intervento alla radice che porti alla creazione delle figure di cui ha bisogno il sistema paese, ci saranno non pochi problemi a coprire l’esigenza del mercato di nuove figure capaci di muoversi nel mondo tecnologico.
Oggi già 1 azienda su 2 fa fatica a trovare le competenze giuste. Nei prossimi quattro anni il fabbisogno di nuove risorse, la gran parte in sostituzione di coloro che nel frattempo lasceranno il lavoro, sfiorerà i 4,1 milioni, 4,1 milioni di contratti, di nuove persone da immettere nel mercato del lavoro di cui il 50% dovrà essere fornito di competenzedigitali. E questo non riguarda solo le imprese ma anche la PA, un settore dove gli under 35 sono una percentuale molto piccola. Bisogna quindi investire a monte, nella scuola, nella formazione, nell’orientamento, nell’università, nell’innovazioneaperta per programmare oggi il capitale umano che servirà domani e bisogna farlo in modo contro intuitivo, aggiungendo, lungo la direttrice dell’acronimo STEM, la lettera A.
Quella di “arts”. Perché solo impedendo la disaggregazione dell’istruzione scientifica, solo affiancando alla materie “dure” (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) quelle “umane” (scienze umane, design, consapevolezza ecologica, sostenibilità) possiamo formare nuove risorse capace di abitare, con la piena cittadinanza, il nuovo mondo tecnologico e non solo dei meri esecutori di tecnicismi. È questa in estrema sintesi la differenza, fondamentale, tra un mindset STEM e uno STEAM, e in quella A si cela un moltiplicatore necessario a influire in maniera determinante sulla produttività nel momento in cui il ciclo tecnologico, nel futuro dietro al prossimo angolo, cambierà.

Giuseppe Tripoli, Segretario generale di Unioncamere
