mercoledì, Settembre 9, 2026
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L’Italia cresce poco, ma gli ultimi dati Istat non vanno in questa direzione, di Giuseppe Tripoli

Nel giro di tre anni il mondo è cambiato più che negli ultimi quindici. Voglio qui evidenziare alcuni aspetti meno intuitivi del nostro scenario produttivo per quanto riguarda le piccole e medie imprese emersi in occasione dell’AltFinanceDay, la giornata della Finanza Alternativa, organizzata da Innexta, analizzando alcuni aspetti strutturali che riguardano il segmento che costituisce l’architrave del sistema produttivo nazionale, le PMI.

Partiamo dal punto più dibattuto e incisivo, quella della produttività. L’Italia, si ripete spesso, è cresciuta poco negli ultimi anni, una rilevazione reale ma che sotto certi aspetti non coglie alcuni punti che danno una luce diversa alla questione. Prima di tutto perché l’Italia, sotto il profilo delle esportazioni, è ampiamente cresciuta negli ultimi dieci anni arrivando a toccare, quest’anno, il tetto dei 600 milioni di euro di beni esportati. Ma soprattutto va sottolineato il progressivo affermarsi del ruolo delle Pmi come quota nell’export: oggi le piccole imprese pesano per il 48% sulle esportazioni, superando la Spagna (33%) e Francia e Germania che non superano il 20%. Non solo, una ricerca di Bankitalia stima al 6,5% la crescita, nell’ultimo decennio, della produttività delle Pmi mentre quella delle grandi imprese si è ridotta del 5%. Le Pmi italiane inoltre sono il segmento che ha investito di più in innovazione ampliando negli ultimi 5 anni la spesa in R&S del 20%, più di Germania (16%) e Francia (11%).

Ultimo, ma non per importanza, è un altro aspetto decisivo per l’aumento della produttività, quello degli asset intangibili. Tutti quei beni immateriali capaci di trasformarsi, nel futuro, in benefici economici come la proprietà intellettuale, la sua tutela attraverso i brevetti e lo sviluppo del capitale umano, elementi che hanno ricevuto più investimenti negli ultimi 20 anni rispetto a quelli materiali e che, pur restando ancora difficili da valutare dagli istituti di credito per l’erogazione di liquidità, rappresentano una grande leva per la crescita della produttività, equiparabile a quella della doppia transizione (green e digitale) che dimostra percentuali di crescita che arrivano fino al 17% se combinate con l’investimento nel capitale umano.

Dicevamo all’inizio che l’Italia cresce poco, lo dicevano gli osservatori internazionali, ma gli ultimi dati Istat non vanno in questa direzione, trainato dal turismo, dalle circa 3000 nicchie leader del manifatturiero, il PIL del terzo trimestre è cresciuto. Una prova sorprendete della forza della diversificazione, della rotondità e della resilienza dell’economia del nostro Paese che, gli operatori della finanza complementare, dovrebbero tenere a mente per mettere a fuoco i segmenti d’impresa dove la crescita sarà potenzialmente più intesa e quindi per orientare le loro decisioni d’investimento.

Giuseppe Tripoli, Segretario generale di Unioncamere
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