Mondiali 2026, l’Italia assente ma la Coppa parla italiano

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Prendono oggi il via i Campionati Mondiali di Calcio 2026, ospitati per la prima volta da tre Paesi contemporaneamente: Stati Uniti, Canada e Messico. Un evento destinato a entrare nella storia del calcio mondiale per dimensioni e partecipazione, ma che per i tifosi italiani si apre con un sentimento di amarezza.
L’Italia, infatti, manca ancora una volta all’appuntamento con la massima competizione calcistica internazionale. Si tratta del terzo Mondiale consecutivo senza gli Azzurri, una lunga assenza che pesa soprattutto se si considera la gloriosa tradizione calcistica del nostro Paese. L’ultima partecipazione italiana risale al 2014, quando il torneo si disputò in Brasile.
Se sul campo l’Italia non sarà protagonista, una consolazione arriva però dal simbolo più prestigioso del calcio mondiale: la Coppa del Mondo FIFA è infatti un autentico capolavoro del Made in Italy. 
Il celebre trofeo fu disegnato 55 anni fa a Milano dal maestro orafo e scultore Silvio Gazzaniga, autore di una delle opere sportive più riconoscibili al mondo. La coppa, realizzata in oro, continua ancora oggi a essere prodotta e periodicamente restaurata dalla GDE Bertoni, storica azienda lombarda specializzata nella realizzazione di trofei internazionali.
La tradizione italiana nell’arte dei trofei sportivi non si ferma alla Coppa del Mondo. Dal 1972 la stessa azienda realizza anche il prestigioso trofeo della UEFA Europa League, anch’esso disegnato da Silvio Gazzaniga. Il maestro volle che la coppa fosse particolarmente pesante — circa 15 chilogrammi — per rappresentare simbolicamente la fatica, il sacrificio e la resilienza necessari per conquistare la vittoria.
Così, mentre il calcio italiano guarda il Mondiale da spettatore, il genio creativo e manifatturiero del nostro Paese continua a occupare il posto più alto del podio.
Perché se l’Italia non sarà in campo, la Coppa che tutti sognano di sollevare resta, ancora oggi, profondamente italiana.

Antonino Armenio