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ll 27 marzo la Commissione italiana, riunitasi al Ministero della cultura, ha votato all’unanimità la candidatura

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Il dossier sarà valutato nei prossimi mesi dall’organismo dell’Onu. L’iniziativa è stata seguita dal viceministro cuneese, Andrea Olivero, che sottolinea come ci siano buone probabilità che il riconoscimento venga ottenuto. “Con la candidatura della cultura del tartufo come patrimonio immateriale dell’umanità si è riconosciuto nel tartufo – commenta il Viceministro Andrea Olivero – non solo un prodotto della terra, ma un simbolo di una civiltà agricola e di una cultura capace di sviluppare uno straordinario rapporto tra l’uomo e l’ambiente naturale. L’Italia, – prosegue Olivero – con questa autorevole candidatura, dimostra l’attenzione alle aree interne, spesso ingiustamente considerate ‘minori’, ma nella realtà capaci di manifestare eccellenza culturale e produttiva. Alba, Acqualagna, Norcia e molte altre terre, al Nord come al Centro e al Sud, hanno sviluppato nei secoli un patrimonio culturale che oggi è doveroso custodire e tramandare”.

Soddisfatto è pure Alberto Valmaggia: Assessore Regionale all’Ambiente, alla Programmazione Territoriale e Paesaggistica e, proprio, alla Tartuficoltura. “Da piemontese e da cuneese – dice – sono orgoglioso della candidatura, che si inserisce nel lavoro che, a livello di Regione, stiamo portando avanti per la valorizzazione del territorio. Il tartufo di Alba è l’ambasciatore nel mondo delle nostre terre e la sua promozione vuol dire anche promozione del territorio dal punto di vista paesaggistico. Una grande opportunità”.

Per il Presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello, “Dopo i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, che nel 2014 l’Unesco ha riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità, e la volta di questo ulteriore candidatura, come legame inscindibile con la natura, perché solo tramite la simbiosi con le sue radici il tartufo può svilupparsi e prosperare, dando un contributo concreto alla diffusione dei veri sapori della nostra enogastronomia e alla promozione, oltre che delle eccellenze dei nostri straordinari territori anche dei valori intangibili che li caratterizzano”.


 

UNESCO: candidato il paesaggio del prosecco di Conegliano

uve-proseccoIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la Commissione Nazionale italiana per l’Unesco ha deliberato all’unanimità, la candidatura italiana per il 2017-2018 nella Lista dell’Unesco dei patrimoni mondiali dell’umanità del paesaggio vitivinicolo del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.
L’area candidata, tra Valdobbiadene e Conegliano, racchiude la zona di produzione del Prosecco DOCG.
Le Colline del territorio candidato sono un esempio di paesaggio culturale evolutivo, caratterizzato cioè da un processo continuo, evolutosi nella storia, attraverso il quale la comunità locale, la sua cultura artistica e le tecniche produttive si sono organizzate in risposta a caratteristiche dell’ambiente fisico del tutto particolari.
“Con questa candidatura – ha commentato il Ministro Maurizio Martina – vogliamo affermare il grande valore culturale e ambientale che la nostra agricoltura riveste in special modo in territori eccezionali come le colline di Conegliano e Valdobbiadene. Allo stesso tempo rafforziamo il posizionamento a livello di mondiale di una delle produzioni vitivinicole più pregiate e apprezzate del nostro Paese”.

SCHEDA
Nella zona si estendono circa 5.000 ettari di vigneto su cui operano oltre 3.000 agricoltori. 20 poli museali, numerosi itinerari di interesse a carattere storico ed enogastronomico, tra cui la prima strada del vino inaugurata nel 1966.
Sono 79,2 milioni le bottiglie di vino certificato come DOCG, corrispondente a 593.798 ettolitri, prodotte nel 2014 in centinaia di unità produttive caratterizzate prevalentemente da piccole aziende agricole.