La sfida di crescere in un mondo che cambia
Settembre è da sempre il mese della ripartenza. Dopo la pausa estiva, l’Italia torna pienamente al lavoro, riaprono le scuole, riprendono le attività produttive, si riaccendono il confronto politico e quello economico e si comincia a costruire concretamente l’ultimo tratto dell’anno.
Ma il settembre del 2026 non può essere considerato una ripartenza come le altre.
L’Italia torna al lavoro dentro un mondo profondamente cambiato, attraversato da tensioni geopolitiche, conflitti, nuove competizioni economiche, trasformazioni tecnologiche e da un problema energetico che continua a incidere sui costi delle famiglie e delle imprese. Fenomeni apparentemente lontani entrano ormai direttamente nelle nostre vite e condizionano inevitabilmente le decisioni dei governi, le strategie delle aziende e le aspettative delle persone.
È questa, probabilmente, la nuova normalità con la quale dobbiamo imparare a confrontarci.
In questo scenario l’Italia deve avere la capacità di ripartire senza rinunciare alle proprie ambizioni, ma con una maggiore consapevolezza della complessità internazionale. Significa difendere la competitività delle imprese, sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, investire nell’innovazione e nel capitale umano e, contemporaneamente, consolidare quella presenza internazionale che rappresenta una componente essenziale della nostra crescita.
A metà agosto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sintetizzato così la situazione: «La stabilità che questo Governo ha assicurato ha permesso all’Italia di affrontare con maggiore sicurezza quella che è la più difficile congiuntura degli ultimi decenni».
Un’affermazione che, al di là delle appartenenze politiche, individua uno dei temi centrali dell’autunno che abbiamo davanti: come trasformare la stabilità in crescita e la capacità di resistere alle crisi in una nuova capacità di sviluppo. I dati indicati dalla stessa Presidente del Consiglio mostrano segnali incoraggianti. L’economia italiana sta dimostrando capacità di tenuta e i primi due trimestri del 2026 hanno registrato una crescita dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita acquisita per l’anno dello 0,8%.
Ma la tenuta non basta.
La vera sfida è utilizzare questa fase per affrontare alcuni dei nodi strutturali che da troppo tempo frenano il Paese: produttività, innovazione, ricerca, formazione, dimensione delle imprese, salari e capacità di offrire ai giovani prospettive professionali adeguate. La stessa Meloni ha riconosciuto come la bassa produttività del lavoro, la prevalenza di micro e piccole imprese e gli insufficienti investimenti in innovazione, ricerca e capitale umano rappresentino questioni sulle quali occorre intervenire nel lungo periodo.
Ed è proprio qui che settembre assume un significato diverso.
Ripartire significa scegliere dove vogliamo portare l’Italia.
Significa innanzitutto credere nel nostro sistema produttivo e in quella straordinaria combinazione di industria, piccola impresa, artigianato, cultura, turismo, agroalimentare, moda, design e tecnologia che continua a rendere riconoscibile il nostro Paese nel mondo.
Un’attenzione costante al posizionamento internazionale che richiama direttamente l’impegno del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
È il patrimonio economico e immateriale del Made in Italy che, proprio in una fase di crescente competizione internazionale, può rappresentare uno degli strumenti più efficaci della nostra presenza globale: una risorsa viva su cui continuare a investire con visione e determinatezza.
La politica avrà naturalmente una responsabilità determinante. Le scelte che saranno compiute nei prossimi mesi sulla politica economica, sull’energia, sul lavoro, sulle imprese, sull’Europa e sulle relazioni internazionali avranno conseguenze dirette sulla vita quotidiana degli italiani.
Ma la ripartenza non può appartenere soltanto al Governo.
Appartiene alle imprese che continuano a investire, agli artigiani che custodiscono e innovano antichi saperi, ai giovani che scelgono di costruire il proprio futuro in Italia, ai territori che trasformano identità e patrimonio in opportunità di sviluppo, alle università e ai centri di ricerca, alle istituzioni e a tutti coloro che ogni giorno contribuiscono alla crescita del Paese.
Settembre ci restituisce dunque un’Italia chiamata ancora una volta a misurarsi con le proprie capacità.
Con una certezza: non possiamo controllare tutto ciò che accade nel mondo, ma possiamo decidere con quale forza, credibilità e visione affrontarlo.
Perché ripartire oggi non significa semplicemente ricominciare. Significa essere pronti a cambiare senza perdere ciò che rende l’Italia unica.
In questo scenario, ItalPlanet continuerà a raccontare l’Italia che produce, innova e guarda al mondo, valorizzando imprese, territori ed eccellenze del Made in Italy e contribuendo a trasformare l’identità italiana in nuove opportunità di crescita.
