mercoledì, Settembre 9, 2026
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Sua Eccellenza la Cucina Italiana candidata come patrimonio dell’Unesco

La cucina italiana è la candidata ufficiale del governo italiano come patrimonio dell’umanità Unesco su proposta dei ministri dell’Agricoltura e sovranità alimentare Francesco Lollobrigida e della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Nel dossier di candidatura ufficiale alla lista Unesco dei patrimoni culturali immateriali, la cucina italiana viene definita, “come un insieme di pratiche sociali, riti e gestualità basate sui tanti saperi locali che, senza gerarchie, la identificano e la connotano. Questo mosaico di tradizioni riflette la diversità bioculturale del paese e si basa sul comune denominatore di concepire il momento della preparazione e del consumo del pasto come occasione di condivisione e di confronto”.

Il dossier da trasmettere all’Unesco è stato redatto da Pier Luigi Petrillo, professore della Luiss, una delle migliori università d’Italia e del mondo per materie del 2023. Petrillo, in passato, aveva già curato altre candidature italiane all’Unesco, come l’arte del “pizzaiuolo” napoletano e la Dieta Mediterranea. Dopo l’ufficializzazione della candidatura, il dossier verrà trasmesso dal Ministero degli Esteri direttamente all’Unesco: a questo punto inizierà l’iter di valutazione che dovrebbe concludersi non oltre il mese di dicembre del 2025.

La cucina italiana non è solo cibo o un semplice ricettario ma anche un insieme di pratiche sociali, abitudini e gestualità che portano a considerare la preparazione e il consumo del pasto come momento di condivisione e incontro. È il rito collettivo di un popolo che concepisce il cibo come elemento culturale identitario.
In Italia cucinare è un modo di prendersi cura della famiglia e degli amici (quando lo si fa in casa) o degli avventori (quando lo si fa al ristorante). È un mosaico di tanti saperi locali, un’espressione di creatività e conoscenza che si fa tradizione e si trasmette tra generazioni. È anche una forma di tutela della biodiversità, basata sul non sprecare nulla, sul riutilizzo del cibo avanzato e sui prodotti stagionali dei vari territori.
La cucina italiana fa parte della nostra storia ed è un patrimonio per 60 milioni di italiani che vivono nel Paese, per 80 milioni di italiani e loro discendenti che vivono al di fuori del Paese e per tanti stranieri che amano e si ispirano allo stile di vita italiano.

A commentare la proposta del governo italiano anche la Coldiretti: «La candidatura della cucina italiana a patrimonio dell’umanità è la risposta a chi vuole imporre una dieta globale fondata su insetti e cibi sintetici senza alcun legame con il territorio, l’agricoltura locale, le tradizioni e la cultura», ha detto il Presidente Ettore Prandini. «Un annuncio che arriva con il record storico realizzato dalle esportazioni agroalimentari made in Italy nel mondo dove hanno raggiunto il valore di 60,7 miliardi anche sotto la spinta della domanda di italianità in cucina». Secondo la Confederazione nazionale dei coltivatori diretti l’iniziativa sarà utile «per valorizzare l’identità dell’agroalimentare nazionale» e fare «finalmente chiarezza sulle troppe mistificazioni che all’estero tolgono spazio di mercato ai prodotti originali». Secondo i dati riferiti da Coldiretti, quasi tre italiani su quattro – il 73% – in viaggio all’estero per lavoro o in vacanza si sono imbattuti almeno una volta in un piatto o una specialità made in Italy «taroccati»: il riferimento è per esempio «all’abitudine belga di usare la panna al posto del pecorino nella carbonara».

 

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