Trattati Roma, 60 anni dopo i 27 rinnovano l’impegno

09Roma 25 Marzo 2017, nello stesso palazzo rinascimentale in cui il 25 marzo di sessant’anni fa fu firmato il trattato istitutivo dell’Unione, i leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea hanno siglato un testo per rilanciare nei prossimi 10 anni l’integrazione europea: l’unità dell’Europa, la sua indivisibilità e la possibilità per gruppi di Paesi di procedere più speditamente di altri in determinati settori.

HANNO DETTO

“L’inizio di una nuova fase costituente. Una strada impegnativa da seguire per ridare slancio all’Unione. Altrimenti rischiamo una paralisi fatale. I prossimi dieci anni saranno cruciali per il progetto comune. Il nostro impegno sarà dare risposte ferme. Occorre una mobilitazione incisiva. L’Unione europea deve adottare un comune impegno per la pace e per riaffermare il valore della vita”.
Presidente Sergio Mattarella

“Non sfuggo al confronto tra la mia generazione e quella dei firmatari. Noi abbiamo vissuto 60 anni in pace e libertà e lo dobbiamo al loro coraggio. Poi purtroppo ci siamo fermati e nel Regno Unito c’è stata una crisi di rigetto. Il vero messaggio che dobbiamo dare è che abbiamo imparato la lezione e che l’Unione sceglie di ripartire perché sappiamo imparare dai nostri sbagli”.
Premier Paolo Gentiloni

“Per la crescente disaffezione nei confronti dell’idea europeista, servono cambiamenti profondi per dare risposte a chi non trova lavoro o a chi si sente minacciato dal terrorismo. Serve un’Europa concreta, dei fatti.”
Antonio Tajani – Presidente del Parlamento europeo

“Un’Unione Europea che se non sarà unita non esisterà come entità politica”.
Donald Tusk – Presidente del Consiglio Europeo

“Solo uniti potremo all’altezza delle sfide.”
Claude Juncker – Presidente della Commissione europea

“I Trattati sono stati il più grande progetto politico realizzato nel ventesimo secolo. Dopo due guerre mondiali, abbiamo avuto sessant’anni di pace e prosperità. Siamo passati dalla generazione Auschwitz alla generazione Erasmus. L’obiettivo è stato raggiunto, ma l’Europa poteva e doveva essere qualcosa di più. C’è ancora molto da fare.”
Sandro Gozi – Sottosegretario