La strategia di politica industriale deve avere un approccio unitario se vuole realmente incidere sulla produttività e la competitività delle imprese. Ma deve anche valorizzare la dimensione delle partnership e della sussidiarietà dei corpi intermedi, come le Camere di commercio nel dare gambe agli interventi sul territorio.
Lo ha detto Gaetano Fausto Esposito – direttore generale del Centro Studi G. Tagliacarne – durante il suo intervento al CNEL, in occasione della presentazione del “Libro verde sulle politiche industriali” del Ministero delle Imprese e del Made in Italy in corso ora.
La strategia di politica industriale – ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito – deve essere sempre più focalizzata sulle attività intangibili, in particolare sul capitale organizzativo manageriale, visto che le imprese che investono in questo fattore hanno una produttività del 15% superiore a quelle che non lo fanno. C’è un tema centrale che riguarda il capitale umano, alla luce anche delle difficoltà lamentate dal 60% delle imprese di trovare risorse adeguate sul digitale.
Una particolare sottolineatura – ha aggiunto il direttore generale del Centro Studi G. Tagliacarne – riguarda la necessità di organizzare una politica per filiere con forte enfasi sull’integrazione industriale e i servizi con specifico riferimento alla subfornitura, che oggi riguarda il 50% delle nostre imprese manifatturiere. Infine, il tema della semplificazione che fa parte a pieno titolo di questa strategia, visto che per il 52% delle nostre imprese l’eccesso di regolamentazione è una barriera agli investimenti.
Mimit, presentato Libro Verde per la politica industriale “Made in Italy 2030”

