Le startup innovative continuano a crescere in Italia

La policy sulle startup innovative, entrata nel suo quarto anno di operatività il 18 dicembre 2016, coinvolgeva al 31 dicembre ben 6.745 società iscritte nella sezione dedicata del Registro delle imprese: un incremento di 382 unità rispetto al trimestre precedente. Si tratta di un dato significativo, dal momento che negli ultimi giorni di dicembre la ricorrenza citata ha portato alla scadenza un vasto numero d’imprese per raggiunti limiti di età. Il Decreto Crescita 2.0, infatti, aveva previsto un regime transitorio della durata massima di quattro anni per le imprese costituite prima della sua entrata in vigore.

A fine 2016 il numero complessivo di soci delle startup innovative era pari a 27.003, 1.381 in più rispetto a fine settembre; a questi si aggiungono 9.169 addetti (+127) impiegati nelle 2.698 startup innovative con almeno un dipendente, il 42,4% del totale. Dal momento che i dati sugli addetti, di fonte INPS, vengono forniti con un gap temporale di tre mesi sulla rilevazione reale, l’ultima data per cui è possibile calcolare il numero complessivo di soci – verosimilmente coinvolti in attività di impresa – e dipendenti è il 30 settembre 2016: a quella data le startup innovative impiegavano in tutto 34.791 persone, un incremento del 44,8% sull’anno precedente. È intuibile dunque che la soglia totale di 35mila unità è stata abbondantemente superata a fine anno.

La Lombardia si conferma essere la regione in cui è localizzato il maggior numero di startup innovative: 1.516, pari al 22,5% del totale nazionale; Milano, in particolare, diventa la prima provincia italiana a superare il tetto delle 1.000 startup (1.040). Segue l’Emilia-Romagna con 770 (11,4%), il Lazio con 662 (9,8%), il Veneto con 539 (8%) e la Campania, prima regione del Mezzogiorno, con 431 startup innovative (6,4%). La regione con la più elevata incidenza di startup innovative in rapporto alle società di capitali presenti è però il Trentino-Alto Adige (1,07%). Continua a crescere il dato delle Marche (0,81%); anche Emilia-Romagna (0,69%) e il Friuli Venezia-Giulia (0,67%) presentano un’incidenza nettamente superiore al dato nazionale, pari allo 0,42%.

Sui trend economici, disponibili per le 4.049 startup innovative iscritte alla sezione speciale al 31 dicembre 2016 che hanno presentato almeno un bilancio, influisce in maniera lieve ma visibile la fuoriuscita dalla sezione speciale delle imprese soggette alla scadenza citata in apertura: si tratta infatti di imprese costituite da più anni rispetto alla media delle startup, quindi con una performance economica mediamente più elevata. Rispetto a fine settembre diminuisce infatti, anche se lievemente, il valore complessivo della produzione, ora pari a 583.892.295 euro (-0,23%) e più marcatamente il valore medio, ora pari a poco più di 144 mila euro a impresa (-5,06%). D’altro canto, rimangono pressoché invariati il grado di immobilizzazioni sull’attivo patrimoniale – 29,4%, quasi 9 volte maggiore rispetto al rapporto medio delle altre società di capitali (3,3%) –, la quota di startup innovative che registra una perdita (57,2%) e gli indicatori di redditività, che per le startup innovative in utile risultano sensibilmente migliori rispetto a quelli delle altre società di capitali in utile (ROI: 0,10 contro 0,03; ROE: 0,25 contro 0,04). Nondimeno, le startup innovative in utile generano più elevato valore aggiunto (33 centesimi ogni euro di produzione contro 22).

Queste e altre evidenze sono contenute nell’ultima edizione del rapporto, relativa al quarto trimestre del 2016 e pubblicata online sul sito startup.registroimprese.it. Realizzato dalla DG per la Politica Industriale del Ministero dello Sviluppo Economico e da InfoCamere, la società informatica del sistema camerale, in collaborazione con UnionCamere, l’Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, il rapporto presenta un’ampia gamma di informazioni relative alla distribuzione geografica e settoriale delle startup innovative, al valore complessivo e medio della produzione e del capitale sociale, alla redditività e alle presenze giovanili, femminili ed estere nelle compagini sociali.

Fonte: Mise