Russia, le sanzioni non frenano il desiderio di Made in Italy

    Pier Paolo Celeste - Direttore dell’Agenzia ICE di Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg
    Pier Paolo Celeste – Direttore dell’Agenzia ICE di Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg

    Il crollo nell’interscambio commerciale fra Russia ed Italia è ormai un triste dato di fatto dovuto al verificarsi di una serie di condizioni sfavorevoli a livello internazionale. Questa situazione però non sembra placare la voglia di Italia dei consumatori russi che continuano a visitare il nostro Paese e, compatibilmente con le loro capacità di spesa, a comprare italiano. Ne abbiamo parlato con Pier Paolo Celeste – Direttore dell’ICE-Agenzia di Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg – che ha evidenziato come una delle più grandi sfide da vincere sia quella di affiancare alla tradizionale strategia incentrata sul Made in Italy il concetto di Made with Italy, vale a dire cominciare a guardare alla Russia come ad un partner non solo commerciale ma anche produttivo-industriale.

    Come sono cambiate nel tempo le relazioni economiche bilaterali fra Italia e Russia e in che misura le sanzioni economiche hanno inciso sul rallentamento dell’interscambio commerciale fra i due Paesi?

    Sull’andamento dell’interscambio ha fortemente influito, in particolar modo negli ultimi due anni e mezzo, sia un effetto di economia “reale” sia un effetto “valutario”. La sfavorevole congiuntura economica internazionale ha finito col determinare una contrazione dell’interscambio della Russia sia con l’Italia che con il resto del Mondo. Questa flessione è stata generata anche da una marcata volatilità del rublo – che oggi sembra essersi stabilizzato – dal suo forte deprezzamento (di circa il 40% dal 2014) e dalla persistente diminuzione del prezzo del petrolio. Senza dubbio anche le sanzioni e le misure restrittive hanno influito sull’interscambio toccando, in particolar modo, il settore agro-alimentare e l’Oil&gas.

    Qual è la percezione dell’Italia e del Made in Italy nelle principali realtà urbane russe ed in generale in tutto il Paese?

    Il Made in Italy e l’Italia continuano ad essere motivo di attenzione e di attrazione per il consumatore russo. Il legame storico, economico e culturale tra Russia e Italia è indissolubile ed è testimoniato dal flusso di turisti russi verso il nostro Paese.

    Quali sono le categorie merceologiche dei prodotti Made in Italy più apprezzate dalla popolazione locale?

    Abbigliamento, cosmesi, gioielleria, agroalimentare ma anche meccanica e arredamento. Il Made in Italy continua ad essere sinonimo di stile, eleganza, bellezza ed unicità e nel comparto della meccanica le produzioni italiane sono sinonimo di qualità, affidabilità e durata. Sono queste le carte con cui il nostro Paese continua ad operare in Russia.

    Oltre all’embargo vigente sussistono anche altre difficoltà di rilievo per chi vuole fare affari in Russia?

    Embargo e sanzioni a parte, non esistono particolari difficoltà per chi ha intenzione di svolgere attività commerciali in Russia. Senza dubbio un Paese così grande, dove non sempre l’inglese viene utilizzato come lingua veicolare, obbliga ogni azienda ad essere “attrezzata”, soprattutto se – in modo lungimirante – non guarda solo a città come Mosca e San Pietroburgo ma si rivolge anche ad aree più lontane, che offrono molte opportunità ancora inesplorate.

    L’economia sovietica versa in una recessione profonda: quale sarà il trend economico del Paese nel prossimo triennio?

    Come dicevo all’inizio, la sfavorevole congiuntura economica internazionale ha finito col determinare una contrazione dell’interscambio della Russia con il resto del Mondo non attenuata dalla stabilizzazione del rublo dopo un periodo di forte volatilità. Senza dubbio, l’economia ha fortemente rallentato anche se le previsioni per il 2016 parlano di una crescita del PIL dell’1%. Altrettanto dicasi per il biennio 2017-2018 nel quale si prevede una crescita del PIL superiore, rispettivamente, all’1% e al 2%. Certamente, molto dipenderà dall’andamento del rublo e del prezzo del petrolio due componenti essenziali per la ripresa dell’economia russa.

    Ci sono delle valide ragioni che, in un momento storico così delicato, possono ancora spingere un imprenditore italiano a scegliere la Russia per fare affari? Esistono delle prospettive nel prossimo futuro per gli scambi e la cooperazione fra industrie italiane e russe?

    Certamente sì. Per ragioni economiche e non solo. Sarebbe importante che ad una strategia incentrata sul Made in Italy si affianchi sempre di più il concetto di Made with Italy. Ovverosia, pur continuando a sostenere il nostro export verso la Federazione Russa in tutti i settori, con l’obiettivo di conservare e possibilmente accrescere le nostre quote di mercato, occorrerà – per quelle aziende italiane “strutturate” – guardare alla Russia come ad un partner non solo commerciale ma anche produttivo-industriale. Nuove ipotesi di collaborazione industriale si stanno manifestando in numerose regioni russe, particolarmente attive nella attrazione di investitori stranieri attraverso la concessione di agevolazioni fiscali, amministrative, finanziarie. Credo fermamente che questo sia il momento giusto per approfittarne senza temporeggiare. Seguendo questa logica ICE, Ambasciata e tutte le componenti del Sistema Italia in Russia hanno elaborato la Guida sugli Investimenti in Russia, gratuitamente scaricabile dal sito dell’Agenzia ICE di Mosca.

    Secondo la Sua esperienza, quali sono le differenze più evidenti fra consumatori russi e consumatori italiani?

    Il consumatore russo sta crescendo molto in fretta. Spesso, quello particolarmente abbiente non ha nulla da invidiare a quello europeo ed occidentale. Anzi. La sua capacità di spesa è molto elevata e riflette il suo status. Occorrerà continuare ad operare e lavorare su quella parte della popolazione che “vorrebbe ma che ancora non può”, con l’obiettivo di allargare la base di potenziali utilizzatori/consumatori di prodotti Made in Italy anche in ragione del loro ottimo rapporto qualità/prezzo.

    Fonte: Exportiamo.it